A giugno scorso ci siamo lasciati davanti a un portone chiuso, quello dell’ex palazzo di giustizia di Rossano. Adesso qualcosa potrebbe cambiare grazie agli emendamenti proposti da Vittoria Baldino, che riporta la partita della riapertura del Tribunale di Corigliano Rossano sul campo della politica. Meglio, della volontà politica — o meno — di riaprire un presidio di legalità barbaramente e ingiustamente scippato alla sua terra.
In questi anni, dalla chiusura definitiva del 2013 ad oggi il cammino fin qui è stato irto di insidie, colmo di “spallucce”, ma anche promesse e passerelle inutili, fino all’impegno — seppur fino ad ora inutile — di Ernesto Rapani.
Il senatore rossanese di Fratelli d’Italia, componente della commissione Giustizia arriva fino al punto di presentare una prima proposta di legge proprio davanti al tribunale, il primo agosto 2025. Allora il meloniano spiega che le premesse ci sono tutte e mostra le carte.
Cosa accade però fino a quando — due mesi dopo — viene depositato quel disegno di legge in cui Rossano rimane — per sbaglio — solo negli allegati, non è dato sapere.
Con il ddl, sostanzialmente, il governo non dà più speranze a nessuno e riporta in vita un solo tribunale, Bassano del Grappa, in quel Veneto in cui il sottosegretario leghista Andrea Ostellari è tra i più convinti sostenitori della riapertura.
Corigliano Rossano, così resta a guardare, come le buone intenzioni di Rapani.
Adesso la riforma entra nella fase degli emendamenti ed è la vice presidente del Movimento cinque stelle a tentare un ultimo colpo di coda, nella speranza che il governo si ravveda.
Come Rossano esce dalla riforma
Il testo illustrato il 21 luglio 2025 ha tre verbi. Il Governo può ripristinare i tribunali soppressi nel 2012, istituirne di nuovi e spostare porzioni di territorio fra circondari vicini.
Può anche contare sulle Regioni disposte a pagare l’adeguamento e la manutenzione degli immobili, l’argomento che Rapani considera decisivo per rendere sostenibili le riaperture.
Il 3 ottobre il disegno di legge AC 2646, firmato da Nordio, Zangrillo e Giorgetti, viene depositato alla Camera con un solo verbo: si possono ancora ridisegnare i confini, ma riaprire non si può più. Anche il riferimento alle Regioni scompare.
Il resto del racconto lo si legge nelle carte allegate al ddl. La relazione tecnica finanzia sette magistrati, quanto basta per Bassano. L’analisi tecnico-normativa dello stesso fascicolo parla invece di venti magistrati e cento amministrativi per quattro tribunali, cioè Alba, Bassano del Grappa, Lucera e Corigliano Rossano. È la traccia — la prova provata — di una versione intermedia in cui la città ionica c’era. Nell’Allegato 4, la tabella dei tribunali soppressi, il Governo toglie le sedi abruzzesi e le sezioni insulari che intende riaprire, mentre per il distretto di Catanzaro le due righe restano al loro posto: “Rossano – Tribunale” e “Rossano – Procura della Repubblica”.
Le tre mosse di Baldino
Ed arriviamo ai giorni nostri. Il 30 luglio 2026 la Commissione Giustizia adotta come testo base il ddl del Governo, senza alcuna modifica. Il termine per gli emendamenti slitta due volte e si chiude alle 13 di lunedì 28 settembre. Nel fascicolo la deputata calabrese firma per prima tre proposte. Con lei griffano i colleghi di gruppo D’Orso, Ascari, Giuliano e Federico Cafiero De Raho, ex procuratore nazionale antimafia.
La prima proposta, l’emendamento 1.2, è anche la più breve. Rimette nella delega le parole cancellate un anno fa: il Governo potrebbe intervenire “per il ripristino dei tribunali soppressi”.
La seconda, l’1.4, allarga la delega all’istituzione di nuovi tribunali e al ripristino di tribunali e sezioni distaccate soppressi nel 2012. Nello stesso testo scrive anche il caso concreto: nel distretto di Catanzaro viene ripristinato il tribunale di Rossano, con la sua procura, che prende il nome di Tribunale di Corigliano Rossano. Il circondario comprende diciannove comuni che ricalcano più o meno la vecchia circoscrizione: Corigliano Rossano, Crosia, Calopezzati, Caloveto, Cropalati, Paludi, Longobucco, Bocchigliero, Campana, Cariati, Mandatoriccio, Pietrapaola, Scala Coeli, Terravecchia, San Demetrio Corone, San Cosmo Albanese, Vaccarizzo Albanese, San Giorgio Albanese e Santa Sofia d’Epiro. La spesa prevista è di 1,3 milioni l’anno dal 2027, presi dal fondo speciale del ministero dell’Economia. L’emendamento interviene anche sull’Allegato 4 e cancella le due righe che tengono Rossano tra i soppressi.
La terza, il 3.12, porta allo stesso risultato senza toccare la delega e aggiunge le norme che servono a far funzionare un ufficio giudiziario. Prevede espressamente l’istituzione del nuovo tribunale di Corigliano Rossano tramite decreto per l’organico dei magistrati, la nomina del presidente del tribunale e del procuratore, la pianta organica del personale amministrativo da definire entro sei mesi.
Chi manca
Tra gli emendamenti presentati al ddl, non ce n’è nessuno della maggioranza che nomini Corigliano Rossano. Si annoverano, invece, proposte per Lucera, Tolmezzo, Gallipoli e Termini Imerese. L’unico possibilità resta l’1.20 di Bellomo (Lega), Pittalis (Forza Italia) e Costa (Azione), che consente di riaprire fino a cinque tribunali soppressi. I criteri indicati sono la criminalità organizzata, l’estensione del circondario e gli edifici giudiziari già costruiti, tutti requisiti che Rossano vanta ampiamente. L’emendamento però vincola i decreti a una legge futura che trovi i soldi.
A questo punto è lecito attendersi almeno quello di Rapani, quando il provvedimento passerà a Palazzo Madama. C’è puzza però di ordine di scuderia, anche perché a nessuno dei deputati calabresi di maggioranza – Antoniozzi (Fratelli d’Italia), Arruzzolo (Forza Italia), Mangialavori (Forza Italia), Loizzo (Lega), Gentile (Forza Italia), compreso quel Furgiuele eletto proprio nel collegio camerale di Corigliano Rossano – è sfiorata l’idea di presentare un emendamento al ddl Nordio.
Cosa potrebbe accadere adesso
La palla adesso passa nel tritacarne della Commissione. L’emendamento Baldino non è solo un atto burocratico, ma una vera e propria sfida politica lanciata al Parlamento e, indirettamente, alla maggioranza che aveva chiuso e sigillato i battenti del foro di Rossano. È il tentativo di correggere in extremis quella che un intero territorio vive come un’amputazione ingiustificata dei propri diritti civili.
Non sarà una passeggiata — le coperture finanziarie nel bilancio dello Stato scatenano sempre barricate — ma il documento depositato toglie gli alibi a tutti.
Obbligherà i partiti a votare palesemente per il “sì” o per il “no” alla giustizia nella Sibaritide.
Insomma, il Tribunale di Corigliano Rossano è tornato sul tavolo delle trattative. Ed il sipario, dopotutto, non è ancora calato.













