La politica sembra avere sempre più fretta di pubblicare e sempre meno pazienza di ascoltare. Sui social si rincorrono accuse, repliche, richieste di scuse e annunci di iniziative legali, e una vicenda può diventare un processo pubblico prima ancora che ne siano chiarite le circostanze. La polemica di Bisignano invita a riflettere su questo squilibrio.
Le accuse e la replica del sindaco
Stefania De Marco, consigliera ed ex assessore comunale, ha espresso solidarietà alla collega di opposizione Veronique Capalbo, riferendo di un’aggressione verbale da parte del sindaco Francesco Fucile nel piazzale del Municipio, davanti a cittadini e bambini. Fucile ha respinto le accuse e negato comportamenti intimidatori, contestando che De Marco, secondo lui, non avesse assistito ai fatti di cui parlava con certezza. Ha inoltre annunciato che valuterà iniziative a tutela della propria persona e del ruolo ricoperto.
Il racconto di Veronique Capalbo
Capalbo ha ribadito il proprio racconto, riferendo che all’aggressione verbale nei suoi confronti sarebbe seguita un’aggressione fisica al marito, e ha indicato persone che avrebbero assistito all’episodio. Le sue parole meritano ascolto e attenzione, insieme all’impegno a ricostruire con precisione quanto accaduto.
L’eventuale assenza di De Marco conta nella distinzione tra ciò che una persona ha visto e ciò che le è stato riferito; non basta però a rispondere al racconto di Capalbo, che parla di un’esperienza vissuta in prima persona. Ascoltare le persone indicate come presenti può aiutare a chiarire le circostanze e a valutare le diverse ricostruzioni con attenzione, nel rispetto di tutti.
Quando i social prendono il posto della politica
A Bisignano la sensazione è che i post occupino più spazio delle delibere e le polemiche più spazio delle decisioni, alimentando il rischio di una politica più social che sociale. Pubblicare richiede pochi istanti; amministrare significa lavorare, compiere scelte e assumersi responsabilità verso cittadini che hanno bisogno di capire che cosa si fa per loro, oltre a leggere che cosa ci si scrive contro.
Tra giustizia e consenso
Un percorso giudiziario può comportare attese, impegno ed eventuali spese di assistenza, anche se una denuncia o una querela possono essere presentate personalmente e il deposito è gratuito. La rapidità dei social ne spiega il richiamo, ma non rende più attendibile una versione: il rischio è scambiare la visibilità per giustizia e il consenso per una prova.
Raccontare pubblicamente un episodio può rompere un silenzio e sollecitare risposte, con una responsabilità che riguarda tutti: precisione per chi racconta, risposte nel merito per chi replica. Chi legge dovrebbe conservare il dubbio, anziché distribuire assoluzioni e condanne in base alla propria simpatia politica.
Il ruolo di chi amministra
Chi amministra deve avere nervi saldi e saper reggere critiche, contraddizioni e provocazioni senza perdere la misura. Il controllo delle reazioni fa parte del ruolo e la fermezza deve accompagnarsi al rispetto, anche perché un sindaco rappresenta chi non lo ha votato ed è tenuto a riconoscere piena dignità all’opposizione.
Responsabilità e rispetto delle istituzioni
Comportamenti offensivi o aggressivi, se confermati, richiederebbero un’assunzione di responsabilità e scuse adeguate, mentre accuse risultate infondate andrebbero rettificate con altrettanta chiarezza.
Il rispetto delle donne, delle persone e delle istituzioni si dimostra nei comportamenti quotidiani. I cittadini hanno diritto a capire ciò che è accaduto e a vedere chi li rappresenta discutere con fermezza, dignità e nervi saldi, anche prima di premere con facilità il tasto «pubblica».













