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3 Febbraio 2026
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“Tribunalino” di Rossano, Baldino scrive a Travaglio: “Riaprire significa restituire un’ingiustizia”

Le parole del direttore de Il Fatto Quotidiano a Nove hanno scatenano reazioni locali. La deputata del M5S: “Chiudere un tribunale perché mancano magistrati è come chiudere un ospedale perché mancano medici”

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Le parole di Marco Travaglio hanno squarciato – nei giorni scorsi – la confort zone in cui è piombata Corigliano Rossano dopo la soppressione del tribunale nel 2012, accorpato a quello di Castrovillari, per logiche che ancora oggi restano oscure. Una ingiustizia che grida vendetta a distanza di quattordici anni. Tant’è che la definizione “tribunalino” appioppato al foro rossanese, già sede di Corte d’Assise, dal direttore de Il Fatto Quotidiano nel corso di una puntata del talk Accordi e disaccordi, andata in onda alcuni giorni fa, ha suscitato veementi reazioni.

Il caso

Durante una puntata del programma di Nove, Marco Travaglio ha criticato l’idea di riaprire i cosiddetti “tribunalini” — cioè piccoli presidi giudiziari chiusi con la riforma Severino del 2012 — affermando che la linea sarebbe “folle” perché rischia di disperdere risorse, energie e personale in strutture meno efficienti rispetto a una giustizia organizzata in sedi più grandi e strutturate.

La “spiegazioni” di Vittoria Baldino

Le dichiarazioni di Travaglio hanno richiamato anche le “precisazioni” di Vittoria Baldino, deputata calabrese del Movimento Cinque Stelle, che ha voluto sottolineare alcuni passaggi, affidando il suo pensiero ad una lettera a cui è stato dato ampio spazio e pubblicata oggi sul Fatto.
“Le sue parole – Baldino si riferisce a Travaglio – sulla possibile riapertura dell’ex Tribunale di Rossano meritano a mio avviso una precisazione. La richiesta di riapertura non nasce da campanilismo né da logiche corporative, ma dal ripristino del diritto alla giustizia per un’area vasta e complessa: la fascia jonica compresa tra Crotone e Taranto. Parliamo di decine di Comuni, zone interne e montane, segnati da collegamenti ferroviari quasi inesistenti, viabilità fragile e distanze che rendono spesso proibitivo l’accesso al tribunale di Castrovillari, cui è stato accorpato”.
“La chiusura del Tribunale di Rossano – prosegue la parlamentare eletta nel collegio camerale di Corigliano Rossanoha prodotto isolamento istituzionale, costi sociali, rallentamenti nei procedimenti e un indebolimento della presenza dello Stato in un territorio fragile segnato dalla criminalità organizzata. Vi è poi un dato ineludibile: nel 2012 il presidio fu soppresso sulla base di informazioni false e mai chiarite – rifeisce ancora nella missiva – nonostante le pressanti richieste. Pensi che l’edificio del Tribunale di Castrovillari, prima definito “sovrabbondante” per 240.000 abitanti, pochi anni dopo diventa “inadeguato”, per giustificare una richiesta di ampliamento da 15 milioni di euro. Due versioni opposte che legittimano il dubbio, diffusissimo, che la scelta di chiudere Rossano sia stata più politica che tecnica: salvare Paola, ad esempio, davvero vicinissima a Cosenza, a differenza di Rossano. Già all’epoca, la presenza nel sottogoverno di politici del posto, probabilmente, ebbe un peso determinante, esattamente come ora rispetto ai tribunali dei sottosegretari di Nordio. La carenza di magistrati poi è un problema nazionale che si risolve con politiche di ampliamento degli organici, non con la chiusura soprattutto in contesti fragili. Chiudere un tribunale perché mancano magistrati è come chiudere un ospedale perché mancano medici.
Dove lo Stato è più necessario – conclude Vittoria Baldino – non può essere più assente. Riaprire il Tribunale di Rossano significherebbe restituire al territorio un diritto sottratto ingiustamente, tanto più ora che Corigliano e Rossano sono diventate un’unica città, la terza città della Calabria, senza un presidio di giustizia.

La replica di Travaglio

Nella sua replica, Travaglio ha sostenuto che il suo commento riguardava la criticità di riaprire tutti i piccoli tribunali accorpati in modo indistinto, e non un attacco specifico a Rossano, aggiungendo però che eventuali riorganizzazioni possono essere valutate purché non si torni a un modello clientelare inefficiente.

Il contesto storico

La questione dell’ex Tribunale di Rossano — soppresso nel 2012 — è già al centro di un dibattito politico più ampio. Potrebbe “rischiare” la riapertura sulla scia del tribunale “di Nordio”, ovvero quello della Pedemontana veneta per cui è stato emanato un decreto di riapertura nei mesi scorsi.
Sfiducia nelle istituzioni e nella politica, a Corigliano Rossano, contornano però di pessimismo una re-istituzione del foro locale che sarebbe, invece, sacrosanto, perché incastonato in un territorio difficile e nella terza città calabrese per popolazione, che al foro castrovillarese ha “esportato” un carico di penale cinque, sei volte maggiore rispetto a quello del comprensorio del Pollino.
Come accennato, la faccenda potrebbe essere annoverata tra le più buie e inspiegabili – e molto, molto diversa rispetto a tutte le altre chiusure di tribunali in Italia – dalla nascita della Repubblica.

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