7 Agosto 2026
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Undici posti di lavoro e il rivale “sgradito” a Fiorita: il caso idraulici diventa una mina politica a Catanzaro

Talerico, nel doppio ruolo di consigliere comunale e nazionale forense, punta il dito sul tavolo saltato con il legale Pitaro e chiama in causa il sindaco-presidente di Arrical. Il nodo delle clausole sociali e la domanda: “Negli atti del subentro c’erano?”

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La domanda, adesso, non riguarda più soltanto il futuro di undici operai idraulici. A Catanzaro la vertenza occupazionale legata al passaggio del servizio idrico rischia di trasformarsi in un vero caso politico, con al centro il sindaco Nicola Fiorita, il ruolo istituzionale che ricopre anche alla guida di Arrical e un incontro saltato dopo che i lavoratori avevano scelto come proprio difensore l’avvocato Francesco Pitaro, politicamente contrapposto al primo cittadino e possibile candidato a sindaco nell’area progressista alle Comunali del prossimo anno a Catanzaro. Potenzialmente un avversario di Fiorita sempre che Fiorita, ormai ai minimi storici quanto a consenso, riesca a strappare una ricandidatura. Ad alzare ulteriormente il livello dello scontro è Antonello Talerico, che interviene nel suo doppio ruolo di consigliere comunale di Catanzaro e consigliere nazionale forense. E lo fa con parole pesantissime, sostenendo che dietro la mancata prosecuzione del tavolo possa esserci stata una valutazione politica.

Ventisette anni di lavoro e un futuro diventato improvvisamente incerto

Al centro della vicenda ci sono undici lavoratori che da quasi trent’anni operano sulla rete idrica di Catanzaro e che temono di non essere assorbiti nel nuovo assetto del servizio. Il 5 agosto, ricostruisce Talerico, viene notificato un atto a Comune di Catanzaro, Regione Calabria, Sorical, Arrical e Prefettura, con i lavoratori assistiti dall’avvocato Pitaro. Il giorno successivo era previsto il confronto con Fiorita. Ma quel tavolo salta. Proprio sulle ragioni della rottura si concentra l’offensiva politica. “A Catanzaro un tavolo salta per il nome del difensore. Il conto lo pagano undici famiglie”, afferma Talerico. Secondo la sua ricostruzione, Pitaro sarebbe stato considerato “non gradito al sindaco della città” non soltanto per il ruolo di legale, ma perché “concorrente politico di Fiorita”. Da qui l’interpretazione, apertamente politica, fornita dal consigliere: “Fiorita avrà calcolato che chiudere quella vertenza a quel tavolo, con quell’interlocutore seduto di fronte, avrebbe significato consegnargli un risultato davanti alla città. E ha preferito non chiuderla”. È un’accusa politica di Talerico, sulla quale resta naturalmente da registrare l’eventuale versione del sindaco.

“O non conosce i suoi poteri oppure ha anteposto il calcolo elettorale”

Talerico costruisce il suo attacco attorno a un aut aut. “Delle due l’una”, sostiene. “O il sindaco ignora che la scelta del difensore non gli appartiene, e allora è un problema di competenza istituzionale. Oppure lo sa, e ha anteposto il proprio calcolo elettorale al posto di lavoro di undici persone. La prima ipotesi è imbarazzante. La seconda è gravissima, e non ha attenuanti”. Il punto politico, al netto della durezza delle parole, è evidente: la vicenda occupazionale rischia di essere oscurata dallo scontro tra maggioranza e opposizione. Perché, come sottolinea Talerico, dietro la battaglia tra avvocati, amministratori e possibili avversari elettorali restano “undici uomini con ventisette anni di servizio alle spalle e una lettera di fine rapporto all’orizzonte”. “Sono usciti senza una risposta. Con le famiglie che aspettano a casa”.

Fiorita non è soltanto il sindaco: presiede anche Arrical

Ed è qui che la vicenda assume un peso istituzionale maggiore. Nicola Fiorita è anche presidente di Arrical, l’Autorità Rifiuti e Risorse Idriche della Calabria, circostanza confermata dagli stessi atti e dal sito istituzionale dell’ente. Arrical, peraltro, sta affrontando proprio in queste settimane le procedure relative al subentro del gestore del servizio idrico integrato alle gestioni esistenti. Per Talerico questo particolare rende ancora più difficile liquidare quanto accaduto come una semplice incomprensione personale. “Non è uno spettatore della vicenda: è fra i soggetti che hanno il potere di deciderla”, osserva riferendosi a Fiorita. E poi affonda: “Un sindaco che teme un avvocato in una sala riunioni non è un sindaco arrogante: l’arroganza presuppone la forza. È un sindaco impaurito”.

“Quelle clausole sociali ci sono oppure no?

Ma dietro la polemica politica c’è una questione concreta che potrebbe diventare il vero cuore della vertenza: le clausole poste a tutela dell’occupazione. Talerico chiama in causa l’articolo 57 del decreto legislativo 36/2023, il Codice dei contratti pubblici, e chiede di verificare gli atti che disciplinano il passaggio del servizio. Il richiamo non è marginale: l’ANAC ha ribadito anche in recenti pronunciamenti il rilievo delle clausole sociali finalizzate alla stabilità occupazionale, fermo restando che ciò non equivale necessariamente a un obbligo automatico e indiscriminato di assorbire tutto il personale del precedente gestore. È dunque sugli atti che adesso dovrebbe spostarsi il confronto. “Negli atti del subentro quelle clausole c’erano? In quale formulazione? E chi le ha scritte?”, domanda Talerico.

Tre interrogativi che portano la vicenda fuori dalla polemica personale. Perché se esiste una possibilità giuridica e amministrativa di salvaguardare gli undici posti di lavoro, il tema diventa capire quali strumenti siano stati previsti, quali possano ancora essere utilizzati e da chi dipenda la decisione.

La richiesta: riconvocare subito il tavolo

Talerico indica anche quella che ritiene essere la via d’uscita: riconvocare il confronto, consentendo agli operai di essere assistiti dai professionisti liberamente scelti e acquisendo preventivamente tutta la documentazione relativa al subentro e ai rapporti con Sorical. “La vertenza non può restare ostaggio delle antipatie di un’amministrazione e la tutela della funzione difensiva non può essere mortificata da interessi personali”, sostiene. Poi l’affondo finale diventa interamente politico e investe la narrazione dell’amministrazione Fiorita sui temi dell’inclusione e dei diritti. Talerico arriva a utilizzare provocatoriamente anche il Pride: “I diritti sono facili da sventolare quando diventano uno slogan. La prova vera è rispettarli quando a esercitarli è qualcuno che politicamente non ti piace o non la pensa come te. Altrimenti più che il Pride dei diritti, rischia di diventare il Pride dell’ipocrisia”.

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