Che fare quando un Comune nato da una fusione reclama i contributi che la legge gli promette, ma la Regione non ha alcuna intenzione di pagarli? Semplice: si cancella direttamente la legge.
È questo il singolare cortocircuito istituzionale che sta andando in scena a Palazzo Campanella in queste settimane, in cui il governo regionale sceglie di rispondere alle rivendicazioni del sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi, sfilandogli da sotto i piedi il testo normativo su cui poggiano i suoi crediti.
L’audizione a Palazzo Campanella
Il 24 settembre, alle ore dodici, le porte della Sala Giuditta Levato si apriranno per accogliere il primo cittadino ionico in audizione. L’invito, firmato il 17 settembre dal dirigente Antonio Cortellaro su ordine della presidenza, lo chiama a riferire sul primo punto all’ordine del giorno della Prima Commissione: la proposta di legge 106/13ª, destinata ad abrogare integralmente la legge regionale 24 novembre 2006, n. 15.
Mossa e contromossa: la cronologia
A ben vedere, in questa vicenda, la sequenza dei fatti assume un peso determinante.
È il 9 luglio quando Stasi protocolla un’istanza-diffida verso la Regione per ottenere i contributi straordinari garantiti ai Comuni nati da fusione, sottolineando come a Corigliano Rossano — realtà istituita nel 2018 — non sia mai giunto un solo centesimo.
Alla richiesta fa seguito un primo contatto informale con il segretario generale dell’ente per avviare un tavolo tecnico.
Passano appena diciotto giorni e, il 27 luglio, scatta la manovra difensiva.
I capigruppo di maggioranza Vito Pitaro, Pierluigi Caputo, Angelo Brutto, Giuseppe Mattiani e Domenico Giannetta depositano la proposta di legge che cancella d’un tratto la norma su cui la diffida si fonda.
La difesa della maggioranza: “Scatola vuota”
Nella relazione illustrativa, gli estensori si affidano al rigore contabile. Evidenziano come dal 2014 la risorsa non trovi più copertura nel bilancio regionale, scorgendovi la volontà del legislatore di rendere la legge inapplicabile, giacché l’erogazione resta condizionata agli stanziamenti.
L’ultimo versamento effettivo risale al 2013: 50mila euro, contro i 150mila del 2007.
In assenza di fondi, la Regione non ha mai approvato nemmeno il Programma regionale di riordino territoriale previsto dall’articolo 20, necessario a fissare i criteri di calcolo degli incentivi.
La difesa avanzata dai capigruppo di maggioranza guarda poi a Roma: tra legge Delrio, DL 44/2023 e Milleproroghe 2026, lo Stato assicura contributi straordinari fino a quindici anni dalle fusioni oltre al Fondo di solidarietà comunale, rendendo la norma calabrese a loro dire una scatola vuota, la cui soppressione non genera alcun vuoto normativo, coperto dal Testo unico degli enti locali e dalla Costituzione.
Il punto cieco e il regolamento di conti
In quelle argomentazioni depositate da Caputo, Pitaro, Giannetta, Brutto e Mattiani sembra però esserci un punto cieco in cui si ignorerebbe proprio il comma che impegna la Regione a erogare incentivi per i dieci anni successivi alla fusione, fondamenta su cui poggiano le pretese di Stasi.
Insomma, se l’abrogazione passa, il Comune di Corigliano Rossano perde l’appiglio giuridico mentre il contenzioso per gli arretrati dal 2018 è ancora aperto.
Stasi in quei giorni liquida l’idea che la cancellazione sia la risposta alle sue richieste bollandola come una condotta “da istituzioni canaglie”.
Nel frattempo, a prendere corpo è sempre più quell’interpretazione di Stasi su tutta la vicenda: la tempistica insospettisce e la cancellazione appare a molti come un regolamento di conti politico verso l’unica grande città calabrese sottratta alla ormai “famigerata filiera del centrodestra”. Corigliano Rossano, terza città della regione per popolazione, è amministrata da un primo cittadino di centrosinistra avvertito come potenziale competitor su scala regionale.
Il “metodo” finanziario
In tutto questo, in fondo, bisogna spezzare una lancia a favore della Regione Calabria: in un Paese noto per la lentezza della burocrazia, va riconosciuto il merito di aver trovato un metodo infallibile per azzerare i debiti pubblici: cancellare le leggi che vi costringono a pagarli.













