14 Settembre 2026
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Benzina sopra i 2 euro, addio allo sconto sulle accise: il governo pensa a un bonus da 100 euro

Il taglio generalizzato delle accise potrebbe lasciare spazio a un aiuto selettivo per lavoratori dipendenti, partite Iva e altre categorie. La decisione sulle risorse attende i nuovi dati Istat del 22 settembre

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Con la fine dello sconto sul diesel ormai vicina, il governo sembra orientarsi verso un cambio di passo sul fronte dei carburanti. L’ipotesi di un nuovo taglio generalizzato delle accise perde terreno e lascia spazio a una misura più mirata: un bonus una tantum di circa 100 euro destinato, secondo lo schema allo studio, a lavoratori dipendenti e titolari di partita Iva.

La cifra non è casuale. Con la benzina che continua a viaggiare oltre i 2 euro al litro, l’eventuale contributo sarebbe sufficiente a coprire all’incirca il costo di un pieno. Ma il provvedimento non è ancora definito: la scelta dipenderà soprattutto dalle risorse effettivamente disponibili nei conti dello Stato.

Il passaggio decisivo è atteso il 22 settembre, quando l’Istat renderà disponibili i dati aggiornati sulla finanza pubblica. Saranno quei numeri, in particolare la nuova stima del rapporto tra deficit e Pil, a indicare quanto spazio avrà il governo per intervenire.

Dalle accise agli aiuti selettivi

La direzione che emerge dalle ipotesi in discussione è quella di abbandonare un sostegno indistinto a tutti gli automobilisti per concentrare le risorse sulle categorie considerate maggiormente esposte al caro-carburanti.

Tra i destinatari possibili figurano i redditi più bassi, gli autotrasportatori e i lavoratori che utilizzano quotidianamente l’auto per spostarsi. Il bonus da circa 100 euro sarebbe una delle soluzioni considerate, ma non l’unica. Sul tavolo c’è anche la possibilità di trasformarlo in un intervento più continuativo, con un importo mensile inferiore.

Un’altra strada porta alla Carta Dedicata a Te, che potrebbe essere ricaricata per sostenere le famiglie più fragili e, nell’ipotesi di un ampliamento della platea, anche i pensionati. Resta inoltre l’opzione dei fringe benefit fino a 200 euro, sotto forma di voucher riconosciuti dalle aziende ai propri dipendenti.

Il confronto nella maggioranza

Il punto più delicato non riguarda soltanto la somma da stanziare, ma soprattutto chi avrebbe diritto all’aiuto.

La Lega sostiene l’inclusione dei lavoratori autonomi e delle partite Iva e guarda con cautela all’introduzione di soglie Isee troppo rigide, considerate potenzialmente penalizzanti per una parte del ceto medio.

Noi Moderati, invece, propone di guardare anche a chi dell’automobile fa uno strumento essenziale della propria attività professionale. Tra gli esempi citati rientrano i tassisti, per i quali il costo del carburante incide direttamente sulle spese di lavoro.

Il confronto politico, quindi, si intreccia con una questione tecnica: costruire una misura abbastanza selettiva da concentrare le risorse dove servono, ma non così restrittiva da escludere categorie che sostengono costi elevati per l’utilizzo dell’auto.

Il problema resta quello dei soldi

Qualunque soluzione venga scelta dovrà comunque fare i conti con la copertura finanziaria. Il governo non può contare sui margini di flessibilità europei previsti specificamente per gli interventi sull’energia e deve quindi individuare risorse interne.

Tra le possibilità considerate figura l’utilizzo di circa un miliardo di euro proveniente dalle riserve di gas accumulate nel 2022. Un’altra eventualità è quella di reperire nuove risorse attraverso maggiori entrate fiscali.

Il perimetro dell’intervento dipenderà dunque dalla disponibilità effettiva di fondi. Più ampi saranno i margini di bilancio, maggiore potrà essere la platea raggiunta dal sostegno o la sua durata.

Il 22 settembre il dato che può cambiare lo scenario

La variabile decisiva è rappresentata dall’aggiornamento delle stime Istat sul deficit/Pil. L’attenzione è concentrata in particolare sulla soglia del 3 per cento, indicatore centrale nel percorso italiano legato alle regole europee sui conti pubblici.

Se il rapporto dovesse risultare inferiore a quella soglia, il governo potrebbe disporre di uno spazio finanziario più ampio. Questo potrebbe agevolare sia il percorso verso l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo, sia l’eventuale finanziamento delle misure contro il caro-carburanti.

Per ora, tuttavia, si tratta di ipotesi allo studio. La platea dei beneficiari, l’importo effettivo e la formula dell’intervento resteranno legati alle decisioni politiche e, soprattutto, ai dati aggiornati sui conti pubblici.

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