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5 Giugno 2026
5 Giugno 2026
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Ballottaggi, silenzi e resa dei conti nel campo largo: in Calabria il centrosinistra gioca l’ultima spiaggia

A Castrovillari e San Giovanni in Fiore il voto diventa il banco di prova dopo la batosta del primo turno. Nel Pd l’analisi è rinviata, mentre Cannizzaro guarda già a Catanzaro, Vibo e Cosenza

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Domenica e lunedì si voterà per il turno di ballottaggio nei comuni di Castrovillari e San Giovanni in Fiore, i quali rappresentano una specie di ultima spiaggia per il centrosinistra calabrese per attenuare in qualche modo la sonora batosta rimediata al primo turno nei principali centri in cui si è votato, tra i quali spiccano i due capoluoghi di provincia Reggio e Crotone, nonché l’importante città di Palmi. Metabolizzati gli esiti delle urne, l’unica cosa che ha fatto veramente rumore è stato l’assordante silenzio del segretario regionale del Partito Democratico Nicola Irto, il quale, nel ruolo di principale corresponsabile della disfatta elettorale dell’intero campo largo, ha rinviato ogni analisi all’esito del ballottaggio, scelta che non sorprende affatto dal punto di vista caratteriale – in quanto la tempra delle persone viene fuori nei momenti di difficoltà – e si rivela inoltre assolutamente inconsistente dal punto di vista politico.

Irto tace, il Pd aspetta: ma i numeri pesano già

Non si comprende infatti in che modo possano incidere I risultati di Castrovillari e San Giovanni in Fiore – unici comuni interessati al ballottaggio in Calabria- sul deludente risultato complessivo, tenendo conto che solamente nel primo centro il Pd è riuscito ad accedere al turno seguente con Ernesto Bello (21,59%), che dovrà confrontarsi con la candidata del centrodestra Anna De Gaio (43,58%), mentre a San Giovanni in Fiore il candidato del centrosinistra non è riuscito neppure ad arrivare al ballottaggio, dove si confronteranno Marco Ambrogio (45,29%) per il centrodestra e Antonio Barile (26,22%) a capo di una coalizione civica.

Il silenzio del campo largo e l’analisi di Pignataro

Comunque sia, in questo mondo di silenzi timorosi ed interessati – al quale appartiene a pieno titolo anche la responsabile regionale del M5S Anna Laura Orrico – va dato atto a Fernando Pignataro, leader di AVS in Calabria, di essere stato l’unico ad analizzare il pessimo risultato elettorale, individuandone le cause nella circostanza che in Calabria i partiti del centrosinistra continuano ad allontanarsi dalla società reale, dai problemi concreti delle persone, a litigare al proprio interno ed a perdere tempo inseguendo nomi invece di dedicarsi alla lotta per i diritti ed ai ai temi concreti della vita quotidiana.

Dal caso Calabria alle tensioni nazionali

A ben guardare, quel che sostiene Pignataro con riferimento alla Calabria può essere trasferito su scala nazionale, dove la situazione all’interno della coalizione progressista non è differente. Continue tensioni tra PD e M5S con Conte e Schlein che si sgambettano a vicenda lungo la strada per l’individuazione del candidato premier da contrapporre alla Meloni, con Fratoianni e Bonelli che inseguono l’effimera notorietà di personaggi senza costrutto da utilizzare come specchietto per le allodole per raccogliere quel consenso necessario per mantenere in vita un partito a conduzione familiare, che garantisce la presenza in parlamento dei due leaders più la moglie del primo, Elisabetta Piccolotti.

Emblematici in tal senso i casi di Aboubakar Soumahoro, Ilaria Salis, Mimmo Lucano, Donatella Di Cesare (quest’ultima neppure eletta) e siamo pronti a scommettere che in occasione delle future consultazioni politiche si scatenerà tra i tre partiti simbolo del Campo Largo la corsa ad arruolare Francesca Albanese ed Enzo Iacchetti, i quali, con le loro iperboliche e sconclusionate prese di posizione, stanno ottenendo una notorietà tale da renderli appetibili.

Zero proposte, narrazioni e il caso Minetti

Per il resto zero proposte, zero programmi, distanze siderali dai problemi reali, ipocrita doppiopesismo e tante aspettative suscitate dalla farlocca narrazione affidata a giornalisti ed organi di informazione della galassia rossa, che appaiono credibili però solamente a chi è disposto a guardare i fatti con paraocchi ideologici.

Proprio in questi giorni è ritornato di scottante attualità il caso della grazia concessa dal Presidente della Repubblica a Nicole Minetti, caso scoppiato, per come è noto, in seguito alla campagna di stampa del giornale diretto da Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano. Il capo della Procura generale di Milano, Francesca Nanni, al termine degli approfondimenti richiesti in relazione alle condizioni di adottabilità del provvedimento concesso all’ex igienista dentale, è stata categorica: “i fatti riportati nelle notizie di stampa non corrispondono al vero”.

Spostandoci dalla cronaca alla politica, la sostanza è che, pur di dare la possibilità alle forze di opposizione – incapaci di un qualsiasi valido contrasto al Governo Meloni – di poter dare fiato alle trombe, “Il Fatto Quotidiano” ha dato una notizia totalmente infondata e basata su dei falsi. Certamente un brutto colpo per chi continua a considerare il giornale diretto da Travaglio una specie di Bibbia e quest’ultimo un oracolo infallibile, nonostante sia uno dei recordman dei giornalisti condannati per diffamazione a mezzo stampa, sia in sede penale che civile.

Cannizzaro e la riconquista del centrodestra

Ritornando alle vicende calabresi, la chiusura va dedicata a Francesco Cannizzaro, nella sua rinnovata veste di coordinatore regionale di Forza Italia, per dargli atto di aver mantenuto l’impegno assunto a Vibo Valentia -in occasione del congresso provinciale che portò all’elezione di Michele Comito a segretario – che da Reggio sarebbe partita la riconquista di tutte le province calabresi.

All’epoca il centrodestra amministrava solo Vibo, successivamente conquistata dall’attuale sindaco progressista Romeo, un 5 a 0 clamoroso in una regione nella quale il centrodestra da tre turni esprime il governatore. La strada tracciata da Cannizzaro partendo da Reggio ha già raggiunto Crotone e non è difficile ipotizzare, alla luce della situazione che sta vivendo l’amministrazione Fiorita a Catanzaro, che la prossima tappa sarà il capoluogo di regione, dove si voterà nel 2027.

Per quanto concerne Vibo, praticamente regalata a Romeo dal centrodestra, i tempi sono ancora lunghi, ma difficilmente potrà fallire la riconquista di palazzo Razza, mentre molto più complessa appare la situazione a Cosenza, città che rappresenta l’unico vero ostacolo al coronamento del progetto di Cannizzaro, dove nella primavera del prossimo anno centrosinistra e centrodestra combatteranno una battaglia campale.

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