20 Luglio 2026
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Cantieri fermi e oltre 30 milioni di finanziamenti a rischio: Legacoop chiede una svolta sull’edilizia sociale in Calabria

Pasquale Mazzà porta il caso in Consiglio regionale: “Occorre superare gli ostacoli amministrativi e completare gli interventi già finanziati”

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Oltre 30 milioni di euro di finanziamenti e circa mille alloggi rischiano di restare bloccati a causa di una situazione di stallo che coinvolge il settore dell’edilizia sociale in Calabria. È l’allarme lanciato da Legacoop Calabria nel corso dell’audizione davanti alla IV Commissione del Consiglio regionale, convocata per affrontare le criticità che stanno rallentando numerosi interventi sul territorio.

A rappresentare l’associazione è stato il responsabile regionale del settore, Pasquale Mazzà, che ha illustrato ai commissari un quadro definito preoccupante, consegnando una relazione contenente le principali problematiche normative e amministrative che, secondo Legacoop, impediscono il completamento delle opere.

Tredici cantieri fermi e un migliaio di alloggi ancora incompleti

Nel corso dell’audizione è stato ricordato il ruolo svolto dall’edilizia cooperativa in Calabria negli ultimi decenni. Dagli anni Settanta a oggi, grazie alla collaborazione tra Regione, imprese e cooperative, sono stati realizzati oltre 30 mila alloggi, contribuendo alla nascita di interi quartieri nelle principali città calabresi.

Oggi, però, la situazione appare profondamente diversa. Secondo i dati forniti da Legacoop, risultano bloccati circa 13 interventi edilizi, per un valore economico superiore ai 30 milioni di euro, con oltre la metà delle risorse già erogate agli operatori. “Tutti gli interventi sono praticamente fermi – ha affermato Pasquale Mazzà – ed è necessario verificare immediatamente le condizioni per consentire la ripresa e il completamento dei lavori. Non possiamo permetterci di perdere finanziamenti pubblici né lasciare sul territorio cantieri incompiuti destinati a trasformarsi in scheletri edilizi”.

Le norme ci sono, ma l’applicazione resta il problema

Secondo Legacoop, negli ultimi anni non sono mancati gli interventi legislativi per sostenere il comparto. Tra questi vengono ricordati la legge regionale sull’adeguamento dei costi degli alloggi, le misure di semplificazione amministrativa e l’inserimento dell’edilizia sociale nel Fondo di garanzia regionale per facilitare l’accesso ai mutui. Tuttavia, tali strumenti non avrebbero prodotto gli effetti sperati.

L’associazione individua le principali criticità nell’interpretazione restrittiva delle norme da parte degli uffici competenti e nella difficoltà di renderle concretamente applicabili. A questo si aggiungerebbe una carenza di interlocuzione con il sistema bancario e con l’ABI, elemento che avrebbe ulteriormente rallentato l’attuazione dei programmi.

Ferrari: la Commissione pronta ad affrontare l’emergenza

Al termine della relazione, il presidente della IV Commissione, Ferrari, ha espresso rammarico per l’assenza dell’assessore ai Lavori pubblici, del direttore generale e del dirigente del Settore Casa, pur regolarmente convocati. Una mancanza che, secondo il presidente della Commissione, ha impedito di ottenere risposte immediate sulle questioni sollevate durante l’incontro.

Anche il consigliere Laghi è intervenuto nel dibattito, al termine del quale Ferrari ha assicurato l’impegno della Commissione nel promuovere tutte le iniziative necessarie per affrontare la situazione e favorire lo sblocco degli interventi.

Le quattro richieste avanzate da Legacoop

Tra le priorità indicate dall’associazione figura innanzitutto una verifica contabile dei finanziamenti regionali destinati all’edilizia sociale, con particolare riferimento alle risorse ancora non impegnate. Legacoop chiede inoltre l’aggiornamento del Quadro Tecnico Economico, fermo ai modelli del 2007, e del Protocollo Itaca sull’edilizia sostenibile, che non viene rivisto dal 2015-2016.

Infine viene proposta una ricognizione dettagliata dei cantieri ancora aperti per individuare gli interventi che possono essere completati e quelli per i quali valutare soluzioni alternative, anche attraverso un eventuale coinvolgimento dell’Aterp o dei Comuni, così da salvaguardare gli investimenti pubblici già effettuati.

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