10 Agosto 2026
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118 e personale sanitario, la Fp Cgil Calabria accusa: “Azienda Zero sta bloccando il sistema”

Reclutamento fermo, graduatorie inutilizzate, trasferimenti contestati e nuove assunzioni utilizzate per coprire le emergenze. La Fp Cgil Calabria denuncia pesanti criticità nel passaggio gestionale verso Azienda Zero e lancia l’allarme soprattutto sul 118, con particolare riferimento al Vibonese

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La promessa era quella di rendere più semplice e uniforme la macchina amministrativa della sanità calabrese. La denuncia della Funzione pubblica Cgil Calabria, invece, racconta un sistema che avrebbe finito per incepparsi proprio nei meccanismi considerati strategici: assunzioni, mobilità, organizzazione del personale e gestione dell’emergenza.

Il documento è sottoscritto dal segretario generale della Fp Cgil Calabria Ferdinando Bruno Schipano, dal segretario generale della Fp Cgil Cosenza Alessandro Iuliano, dal segretario generale della Fp Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia Luciano Contartese e dal segretario generale della Fp Cgil Reggio Calabria Francesco Callea.

Il giudizio del sindacato è molto severo. Nella ricostruzione della Fp Cgil, il processo di centralizzazione verso Azienda Zero avrebbe trasformato quella che doveva essere una riforma organizzativa in una struttura incapace di rispondere con sufficiente rapidità alle necessità delle singole aziende sanitarie. La definizione utilizzata dal sindacato è quella di una «pseudo-riforma», descritta come una struttura priva di un organico autonomo adeguato e alimentata dalle risorse sottratte alle realtà territoriali.

Si tratta, va precisato, di una valutazione della Fp Cgil, non di un accertamento indipendente sul funzionamento di Azienda Zero o sulle responsabilità degli episodi richiamati dal sindacato.

Il nodo delle assunzioni: “Una paralisi del reclutamento”

È sul personale che la Fp Cgil concentra una parte consistente delle proprie contestazioni.

L’istituzione di Azienda Zero, ricorda il sindacato, era stata concepita anche per centralizzare e velocizzare procedure amministrative e concorsuali. Secondo la ricostruzione della Fp Cgil, però, il modello centralizzato avrebbe finito per rendere più complicata la copertura dei posti vacanti nelle Aziende sanitarie provinciali.

Il problema, sostiene il sindacato, sarebbe legato soprattutto ai tempi di pubblicazione dei bandi e alla gestione delle graduatorie. In questa prospettiva, le esigenze immediate dei singoli ospedali e dei servizi territoriali finirebbero per essere subordinate a procedure regionali più lente.

La conseguenza indicata dalla Fp Cgil è un aumento della pressione sugli operatori già in servizio. Medici, infermieri e altro personale sanitario rimarrebbero insufficienti rispetto ai fabbisogni, con un effetto diretto sull’organizzazione dei turni e sulla capacità dei servizi di garantire le prestazioni.

Il sindacato sostiene così che l’obiettivo di razionalizzare la spesa e uniformare il reclutamento rischierebbe di produrre l’effetto contrario: una macchina amministrativa troppo rigida per rispondere alle necessità contingenti delle strutture.

Il caso del 118: la comunicazione arrivata dopo gli atti

Tra gli episodi citati dalla Fp Cgil c’è il passaggio operativo degli operatori del 118.

Secondo quanto riferito dal sindacato, la comunicazione relativa al trasferimento operativo sarebbe stata recapitata agli operatori dell’Asp di Cosenza e di Azienda Zero con un ritardo giudicato grave. La raccomandata, afferma la Fp Cgil, sarebbe arrivata il 3 agosto 2026, mentre gli atti risultavano già sottoscritti il 20 luglio 2026.

Per il sindacato, il ritardo nella comunicazione avrebbe rappresentato un comportamento lesivo nei confronti del personale. La stessa criticità, sostiene ancora la Fp Cgil, si sarebbe verificata anche nelle altre Aziende sanitarie provinciali calabresi.

Anche in questo caso si tratta della ricostruzione fornita dall’organizzazione sindacale. Per attribuire eventuali responsabilità amministrative sarebbero necessari gli atti e le eventuali controdeduzioni delle amministrazioni interessate.

La prova per la mobilità degli infermieri finisce sotto accusa

Un altro capitolo della denuncia riguarda la procedura di mobilità degli infermieri, svolta da remoto il 5 agosto 2026.

La Fp Cgil contesta le modalità con cui si sarebbe svolta la prova e riferisce di un malfunzionamento delle piattaforme informatiche che avrebbe compromesso lo svolgimento della procedura.

Il sindacato definisce la gestione dell’esame «mortificante» e sostiene che i problemi tecnici abbiano trasformato la selezione in una situazione caotica. La contestazione riguarda dunque non soltanto il funzionamento dello strumento informatico, ma più in generale le garanzie offerte ai partecipanti durante una procedura destinata a incidere sulla mobilità del personale.

Graduatorie ferme e nuovi avvisi

La Fp Cgil pone poi un’altra questione: l’utilizzo delle graduatorie già disponibili.

Secondo il sindacato, alcune graduatorie ritenute ancora valide e prorogate fino al 2026 non sarebbero state utilizzate per coprire le carenze di organico. Tra gli esempi viene indicata la graduatoria numero 136/2024 dell’Azienda ospedaliera di Cosenza, che, secondo la denuncia, sarebbe rimasta inutilizzata.

Al suo posto, sostiene la Fp Cgil, sarebbero stati pubblicati nuovi avvisi con carattere di urgenza. Una scelta che, secondo l’organizzazione, rischierebbe di duplicare le procedure e di generare contenziosi, anche in relazione alla valutazione dell’esperienza maturata dal personale nelle strutture accreditate.

La contestazione, dunque, riguarda un punto preciso: se esistono graduatorie utilizzabili, il sindacato chiede perché non si proceda allo scorrimento degli idonei prima di avviare nuove selezioni.

Trasferimenti e personale esperto: un altro fronte di tensione

La Fp Cgil denuncia inoltre criticità nella gestione dei trasferimenti degli infermieri impegnati nella Rete dell’emergenza-urgenza.

Secondo quanto riferito dal sindacato, alcuni professionisti che avevano maturato esperienza nel settore e risultavano collocati nelle procedure di mobilità verso le Case di Comunità non avrebbero ottenuto il trasferimento. La contestazione riguarda anche la forma delle comunicazioni: secondo la Fp Cgil, in alcuni casi sarebbero state fornite verbalmente, senza un provvedimento scritto.

La spiegazione indicata dal sindacato sarebbe legata alla necessità di mantenere personale esperto all’interno della rete dell’emergenza per coprire le carenze esistenti.

Parallelamente, sostiene la Fp Cgil, personale assunto più recentemente con contratti a tempo determinato sarebbe stato destinato agli ambulatori o direttamente alle ambulanze. Il sindacato considera questo meccanismo un rovesciamento delle priorità e lamenta il mancato utilizzo dell’esperienza maturata dal personale già operativo.

Nuovi posti letto senza nuove risorse

La denuncia non si ferma all’emergenza territoriale e riguarda anche l’organizzazione ospedaliera.

La Fp Cgil porta come esempio l’attivazione di nuovi spazi e posti letto nell’area Cardiologia/Utic dell’ospedale di Cosenza. Secondo il sindacato, l’apertura sarebbe avvenuta senza un corrispondente incremento delle risorse umane.

Il rischio indicato è quello di una redistribuzione interna degli stessi lavoratori per coprire nuovi servizi. Per la Fp Cgil, un modello di questo tipo finirebbe inevitabilmente per aumentare la pressione sugli organici esistenti e potrebbe incidere sulla sicurezza delle cure.

Anche questa valutazione costituisce una posizione dell’organizzazione sindacale e non equivale, di per sé, all’accertamento di un effettivo danno clinico o di una violazione delle norme sulla sicurezza.

Il fronte più delicato resta quello del 118

È però sulla rete dell’emergenza-urgenza che il tono della denuncia diventa più allarmato.

La Fp Cgil sostiene che il modello organizzativo collegato ad Azienda Zero avrebbe mostrato, proprio nel 118, le maggiori difficoltà operative. Il riferimento è soprattutto alla situazione del Vibonese, dove secondo il sindacato le carenze organizzative e di personale avrebbero assunto particolare gravità.

Nella propria denuncia, la Fp Cgil richiama anche due recenti episodi di cronaca: il caso della giovane investita a Vibo Valentia e quello della giovane madre colpita da un malore sulla spiaggia di Capo Vaticano.

Su questi fatti il sindacato formula una contestazione particolarmente pesante, sostenendo che i problemi nella risposta dell’emergenza non possano essere ricondotti semplicemente alla casualità e collegandoli alle scelte organizzative adottate.

Si tratta però di un nesso causale affermato dalla Fp Cgil, che non può essere considerato un fatto accertato in assenza di verifiche autonome sugli specifici interventi di soccorso, sui tempi di risposta, sulle risorse disponibili e sulle eventuali responsabilità amministrative o sanitarie.

La richiesta del sindacato: fermare il modello centralizzato

Il quadro tracciato dalla Fp Cgil Calabria è quindi quello di una sanità regionale alle prese, secondo l’organizzazione, con un cortocircuito tra centralizzazione amministrativa e bisogni immediati dei territori.

Il sindacato contesta in particolare la lentezza delle procedure di reclutamento, la mancata utilizzazione di graduatorie esistenti, le modalità di gestione della mobilità, i problemi nelle procedure concorsuali e la difficoltà di garantire personale sufficiente nei servizi dell’emergenza.

La denuncia coinvolge direttamente il modello organizzativo costruito intorno ad Azienda Zero, ma le contestazioni formulate dalla Fp Cgil dovranno essere confrontate con gli atti amministrativi, con i dati sugli organici e sulle procedure di reclutamento e, soprattutto, con le eventuali repliche delle Aziende sanitarie interessate e degli organismi regionali.

Il punto centrale resta dunque quello indicato dal sindacato: capire se la centralizzazione delle funzioni stia effettivamente velocizzando la gestione della sanità calabrese oppure se, almeno in alcune aree, stia introducendo nuovi passaggi burocratici proprio dove servirebbero risposte rapide.

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