19 Agosto 2026
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“Aifa blocca i nuovi farmaci per l’Alzheimer”: a Catanzaro il primato del Dulbecco rischia di rimanere incompiuto

La Commissione dell'AIFA nega la rimborsabilità a locanemeb e donanemab per benefici clinici modesti e costi elevati, bloccando l'accesso del Servizio Sanitario Nazionale alle prime terapie biologiche

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All’indomani delle decisioni dell’Agenzia Italiana del Farmaco sui nuovi trattamenti biologici per l’Alzheimer, Antonello Talerico interviene con toni estremamente critici. L’esponente politico evidenzia la forte palese contraddizione tra l’eccellenza clinica raggiunta a livello locale e i vincoli imposti dagli organi regolatori nazionali.

Il plauso all’ospedale di Catanzaro e l’amarezza per le decisioni

Talerico esalta il modello organizzativo messo in piedi presso il Campus di Germaneto, sottolineando il valore del lavoro d’équipe eseguito nella struttura calabrese: “La Dulbecco è tra i pochissimi ospedali italiani ad aver costruito per intero il percorso che queste terapie esigono: valutazioni cliniche, test cognitivi e genetici, biomarcatori sul liquido cerebrospinale, risonanza magnetica e PET cerebrale, con un’équipe che tiene insieme neurologi, neuroradiologi, specialisti di medicina nucleare, genetisti, neuropsicologi, farmacisti e infermieri […] Per una volta la Calabria non insegue: precede. E questo va detto con orgoglio.”

Tuttavia, l’entusiasmo per il primato clinico si scontra immediatamente con il verdetto della Commissione Scientifica ed Economica dell’AIFA, che ha negato la rimborsabilità a carico del Servizio Sanitario Nazionale: “Il problema è che quella porta, a Roma, era gia stata chiusa prima ancora dell’annuncio […] I farmaci autorizzati in Europa, gia somministrati a Catanzaro, resteranno fuori dalla portata di chi non può pagarseli”.

Le critiche e le richieste alle istituzioni

Nel suo intervento, Talerico contesta duramente le risposte alternative prospettate dalle linee guida e denuncia il rischio di trasformare l’assistenza sanitaria in un privilegio economico: “Poi però, in coda al documento, la CSE informa i pazienti che la linea guida italiana raccomanda con forza la stimolazione cognitiva e il training cognitivo. Ecco il punto che brucia: a chi aspettava il primo farmaco capace di incidere sulla biologia della malattia? Per le famiglie che assistono un malato di Alzheimer suonano come una resa“.

L’esponente politico conclude chiedendo un cambio di rotta nelle trattative e nelle politiche sanitarie nazionali: “L’Italia ha scelto, per ora, la più comoda: non pagare. È una scelta discutibilissima sul piano umano, perché scarica sulle famiglie il costo dell’attesa e trasforma un diritto di cura in un privilegio di censo. Ai malati di Alzheimer, e a chi li assiste giorno per giorno, non si può dire che una nuova era è cominciata e poi lasciarli sulla soglia.”

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