24 Giugno 2026
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Allarme medici in Italia: reparti chiave a rischio desertificazione e carenza crescente di camici bianchi

Quasi metà dei posti in medicina d’urgenza rimane vacante, oltre 5mila professionisti hanno lasciato l’Italia dal 2020 e i medici di base sono in calo costante

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Secondo un’inchiesta de La Stampa, pubblicata oggi, l’emergenza medici non riguarda solo alcune zone del Nord-Ovest, ma tutto lo Stivale. Nel 2025 su 15.283 posti messi a bando nelle varie regioni, 2.569 sono rimasti vacanti, pari a circa il 17%. La situazione peggiora nei reparti più usuranti: la medicina di emergenza e urgenza registra il 47% di posti non coperti, mentre in anatomia patologica, radioterapia e altre discipline di laboratorio oltre il 60% dei posti rimane scoperto. Non va meglio in microbiologia, patologia clinica, radiologia e medicina nucleare.

Un’emorragia di camici bianchi

A preoccupare è anche l’esodo di medici dall’Italia: dal 2020 oltre 5mila professionisti hanno lasciato il Paese, attratti da condizioni di lavoro e salari più vantaggiosi all’estero. La scarsa attrattività del sistema sanitario nazionale, insieme al progressivo invecchiamento dei medici e al pensionamento di massa previsto entro il 2031, rischia di aggravare ulteriormente la carenza.

Medici di base: il sistema sotto pressione

Il rischio riguarda soprattutto i medici di famiglia, con 383 posti di borse di studio rimasti vacanti su 2.623 nel 2024, circa il 15%. Il numero di medici di base è passato dagli oltre 46mila del 2002 ai 36mila del 2025. Regioni come Marche, Toscana e Veneto registrano punte particolarmente critiche. L’Istat, Fnomceo, Agenas ed Enpam evidenziano come il turnover ridotto e la mancanza di attrattività del lavoro stiano mettendo a rischio l’accesso alle cure.

Uno scenario difficile per il futuro

Secondo l’inchiesta, i reparti nevralgici e le specializzazioni più delicate rischiano una vera e propria desertificazione. Senza interventi strutturali e incentivi, le pensioni di massa e la fuga di medici potrebbero portare a una grave carenza di personale sanitario, compromettendo la qualità e la tempestività delle cure in tutto il Paese.

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