L’eccellenza assistenziale della sanità calabrese sale in cattedra a livello nazionale, imponendosi come modello virtuoso nella gestione delle acuzie e della complessità clinica. L’attenzione del recente meeting nazionale dedicato alla terapia semintensiva in medicina interna, svoltosi nei giorni scorsi a Bologna all’Ospedale Maggiore Universitario, si è concentrata in modo particolare sull’esperienza strutturale e gestionale sviluppata all’interno del Presidio Ospedaliero di Lamezia Terme. Il dottor Gerardo Mancuso, riconosciuto a livello nazionale come uno dei maggiori esperti nella gestione della complessità clinica, è stato invitato a tenere una lettura magistrale sul tema “La Terapia Semintensiva medica tra DM70, status di accreditamento e real world”. Nel corso del suo intervento, il primario ha illustrato in modo approfondito il modello organizzativo e assistenziale del Centro di Terapia Subintensiva del Reparto di Medicina Interna del Presidio “Giovanni Paolo II” di Lamezia Terme, riscuotendo unanime consenso tra gli specialisti del settore.
Un’architettura clinica d’avanguardia per i pazienti complessi
La struttura lametina è stata presentata alla platea scientifica come una delle realtà più avanzate del Paese per impostazione clinica, dotazioni tecnologiche di ultima generazione e capacità di presa in carico dei pazienti ad alta instabilità. L’esperienza pilota sul territorio calabrese è stata valutata dagli esperti come un vero e proprio modello di riferimento nazionale, pienamente replicabile in altri contesti sanitari della penisola per efficacia, appropriatezza dei protocolli e prontezza di risposta ai bisogni emergenti della medicina interna moderna. Questo prestigioso riconoscimento accademico e gestionale conferma il ruolo dell’Ospedale di Lamezia Terme come realtà dotata di competenze mediche e manageriali di primo piano nel panorama sanitario italiano, capace di invertire la narrazione tradizionale sulle performance assistenziali del Mezzogiorno.
L’evoluzione dei reparti internistici e la sfida della multimorbilità
Il congresso emiliano, che ha riunito le principali Società Scientifiche italiane di Medicina Interna e di Medicina d’Emergenza, oltre a qualificati rappresentanti del mondo universitario, aveva l’obiettivo cardine di approfondire le nuove strategie di gestione dei pazienti complessi nei reparti di Medicina Interna. Il dibattito si è focalizzato sulla necessaria evoluzione dei modelli assistenziali, resa urgente e non più differibile dal progressivo aumento di degenti caratterizzati da quadri di multimorbilità e politerapia, condizioni croniche che richiedono un livello di monitoraggio multiparametrico e di intervento medico superiore rispetto a quello tradizionalmente garantito nei vecchi reparti internistici.
La subintensiva come risposta alla carenza di posti letto nelle rianimazioni
I dati emersi nel corso dei lavori congressuali delineano una vera e propria emergenza strutturale: circa un quarto dei pazienti attualmente ricoverati nei reparti di Medicina Interna italiani presenta infatti quadri clinici acuti tali da richiedere cure intensive o semintensive. La limitata disponibilità di posti letto nelle Terapie Intensive tradizionali rende indispensabile una riorganizzazione dei flussi che preveda la creazione e il potenziamento delle aree di Subintensiva in Medicina Interna, capaci di assicurare un’assistenza avanzata, tempestiva e continuativa. In questo scenario macroeconomico e sanitario, il modello calabrese presentato da Mancuso assume un valore strategico particolare, poiché dimostra nei fatti come una struttura internistica possa garantire livelli elevati di sicurezza, appropriatezza e qualità delle cure, contribuendo in modo significativo alla riduzione delle complicanze e al miglioramento degli esiti clinici complessivi. L’esperienza del presidio lametino, riconosciuta come una delle più evolute in Italia, rappresenta dunque un esempio concreto di come l’innovazione organizzativa e la competenza professionale possano tradursi in un miglioramento reale dell’assistenza ai pazienti più fragili e complessi.








