24 Giugno 2026
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Case della Comunità, Calabria in ritardo. De Biase: “Siamo tra le regioni più penalizzate”

Secondo il segretario Uil Pensionati l’inadeguato utilizzo dei fondi europei rischia di compromettere l’accesso alle cure e la decongestione dei Pronto Soccorso

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Calabria in ritardo sull’attivazione delle Case della Comunità. A pochi mesi dalla scadenza dei termini per l’utilizzo dei fondi del Pnrr, la regione rischia di non completare la rete di strutture sanitarie territoriali essenziali. A denunciarlo è Francesco De Biase, segretario generale della Uil Pensionati Calabria, che evidenzia le conseguenze sui cittadini più fragili.

Fondi Pnrr e scadenze imminenti

“A giugno 2026 scadono i termini per utilizzare i fondi Pnrr, due miliardi di euro, destinati alla realizzazione di 1.723 nuove Case della Comunità. I ritardi sulla tabella di marcia sono evidenti e risultano pregiudizievoli soprattutto in regioni come la Calabria, dove problematiche sociali, infrastrutturali e nell’erogazione dei servizi incidono negativamente sul benessere delle persone”, afferma De Biase.

Secondo i dati Agenas, delle 1.723 strutture previste in tutta Italia, solo 660 risultano operative con almeno un servizio attivo, mentre appena 172 hanno tutti i servizi obbligatori funzionanti. In Calabria, il quadro è critico: solo 2 strutture risultano completamente operative, con medici e infermieri presenti in appena 46 Case della Comunità.

Carente assistenza domiciliare e servizi per i fragili

“La mancanza di personale qualificato e di servizi domiciliari penalizza i cittadini più vulnerabili. Medici e infermieri di comunità, essenziali per la presa in carico dei fragili e per ridurre gli accessi ai Pronto Soccorso, sono ancora insufficienti”, spiega De Biase.

Secondo il segretario regionale della UilP, l’inutilizzo parziale delle risorse del Pnrr “penalizza particolarmente la Calabria, dove su 404 Comuni, 266 ricadono in territori montani o a bassa densità. Una fetta importante della popolazione resta esclusa da servizi fondamentali per la dignità e la salute”.

Disuguaglianze tra Nord e Sud

De Biase sottolinea inoltre le criticità nella distribuzione dei servizi: “Il 70% dei calabresi vive nelle aree interne, dove i presidi sanitari e la medicina territoriale sono carenti. Le Rsa coprono solo il 7,6% del fabbisogno di assistenza, mentre l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) raggiunge circa il 30,6% degli aventi diritto, con qualità del servizio spesso insufficiente”.

Soluzioni e proposte

Per invertire la rotta, De Biase propone un utilizzo completo dei fondi comunitari e un maggiore coinvolgimento del terzo settore nell’assistenza territoriale. “Le strutture di prossimità sono fondamentali per colmare le disuguaglianze nell’accesso alle cure tra Nord e Sud del Paese. Serve un impegno concreto per garantire servizi essenziali a chi vive nelle aree più fragili della Calabria”, conclude.

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