1 Ottobre 2026
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Farmaci introvabili, in Calabria la cura diventa un percorso a ostacoli. Talerico: “Le soluzioni non arrivano per tutti nello stesso tempo”

Nell’entroterra la mancanza di un medicinale può pesare di più: distanze, medici poco raggiungibili e difficoltà nelle risposte delle aziende sanitarie. L’avvocato chiede alla Regione di presidiare le segnalazioni: “Un farmaco che costa pochissimo e non c’è è un costo scaricato sul malato”

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Sentirsi rispondere “il farmaco non si trova”, in un paese dell’entroterra calabrese, può significare affrontare chilometri, cercare un medico disponibile e attendere una risposta dell’azienda sanitaria. La possibilità di ottenere un equivalente o una terapia alternativa esiste, ma non basta se il percorso per raggiungerla richiede giorni. È sulla disuguaglianza nell’accesso alle cure che si concentra uno dei passaggi centrali dell’intervento dell’avvocato Antonello Talerico, dedicato alla disponibilità dei medicinali e alle fragilità della filiera farmaceutica. Una riflessione che parte dal dossier Aifa pubblicato a fine settembre e arriva a una questione concreta per la Calabria: quanto tempo impiega un paziente a ottenere la propria cura quando il medicinale manca? “La soluzione c’è sempre, il tempo per trovarla non è uguale per tutti”, osserva Talerico. E nei territori dove i servizi sanitari sono più difficili da raggiungere, quella differenza può diventare decisiva.

Nell’entroterra una soluzione può richiedere giorni

Secondo Talerico, ogni rimedio alla mancanza di un farmaco presuppone una rete capace di attivarsi. Il farmacista deve verificare la disponibilità, il medico valutare un’eventuale alternativa e, nei casi necessari, l’azienda sanitaria avviare il percorso per ottenere il medicinale dall’estero. “Il sistema funziona. Ma ogni passaggio presuppone un medico raggiungibile, una farmacia ben rifornita, un’azienda sanitaria che risponda”, scrive. Condizioni che, nella sua analisi, possono risultare più difficili da garantire nei piccoli centri calabresi. “In un paese dell’entroterra calabrese, dove la farmacia più vicina può distare parecchi chilometri e il medico magari riceve due mattine a settimana, quel percorso non dura ore. Dura giorni. La soluzione c’è sempre, il tempo per trovarla non è uguale per tutti”. La questione riguarda quindi la distanza tra una tutela prevista e la possibilità concreta di utilizzarla. Un’alternativa disponibile sulla carta deve diventare una risposta accessibile al paziente, soprattutto quando la terapia richiede continuità.

“Non si trova”: capire dove nasce il problema

Talerico distingue tra carenza del medicinale e indisponibilità nella rete distributiva. Due situazioni che al banco della farmacia possono produrre la stessa risposta, ma che hanno origini diverse. “La carenza nasce a monte, quando il titolare dell’autorizzazione non riesce a produrre o a fornire abbastanza. L’indisponibilità nasce lungo la strada: il farmaco esiste, ma si perde tra grossisti, depositi regionali ed esportazioni”.

Nel suo intervento richiama i numeri del dossier Aifa: circa 2.500 medicinali temporaneamente carenti su oltre ventimila autorizzati e commercializzati in Italia. Precisa però che molti dispongono di equivalenti o di alternative terapeutiche. “Il quadro non giustifica allarmismi. Ma il documento dell’Aifa, letto riga per riga, dice cose ben più serie”, sostiene. Per il paziente calabrese, il problema resta ottenere una risposta precisa: sapere se la mancanza riguarda soltanto quella farmacia, se esiste un equivalente o se occorre coinvolgere il medico e l’azienda sanitaria.

Il Decreto Calabria e il blocco delle esportazioni

C’è anche un riferimento normativo che lega il tema alla regione. Talerico richiama il Decreto Calabria del 2019, indicando il potere attribuito all’Aifa di bloccare temporaneamente le esportazioni dei medicinali a rischio di carenza. “La risposta normativa porta un nome che a noi calabresi dice qualcosa: è il cosiddetto Decreto Calabria del 2019 ad avere attribuito all’Aifa il potere di bloccare temporaneamente le esportazioni dei medicinali a rischio, dopo il primo intervento sul Codice del farmaco del 2014”, scrive.

Il nodo, nella sua lettura, è intervenire prima che il problema raggiunga il cittadino. “Lo strumento dunque c’è. Va usato in via preventiva, non quando la carenza è già entrata in farmacia”. Il richiamo si inserisce nell’analisi del commercio parallelo: confezioni acquistate in Italia, dove i prezzi sono più contenuti, e rivendute sui mercati nei quali valgono di più. “Il farmaco esiste, ma prende la strada dell’estero prima di arrivare sugli scaffali. Il nostro Paese rischia così di trasformarsi in un serbatoio farmaceutico per gli altri mercati”, osserva Talerico.

Prezzi bassi, ma la cura deve essere disponibile

La ricerca del risparmio, secondo l’autore, deve tenere conto della continuità delle forniture. Il rischio riguarda soprattutto medicinali fuori brevetto, utilizzati da molti pazienti e caratterizzati da margini economici ridotti. “Per decenni la regola è stata spuntare il prezzo più basso possibile e sul piano dei conti pubblici ha funzionato. Ma molti medicinali maturi, fuori brevetto e usati da milioni di persone, oggi rendono così poco che produrli non conviene più”, scrive.

Quando diminuisce il numero dei produttori, anche l’uscita di una sola impresa può compromettere la disponibilità. “Quando i fornitori si riducono a uno o due basta un’uscita dal mercato per mettere in crisi l’intera filiera: accade con gli antibiotici, con i farmaci ospedalieri, con molte terapie per le malattie croniche”. È un problema che, nella riflessione di Talerico, finisce per trasferire sul paziente il peso delle fragilità industriali: “Un farmaco che costa pochissimo e non c’è quando serve non è un risparmio. È un costo scaricato sul malato”.

Le crisi internazionali arrivano anche nelle farmacie calabresi

Dietro una confezione mancante possono esserci difficoltà produttive a migliaia di chilometri di distanza. Talerico descrive una filiera nella quale materie prime, lavorazioni e prodotto finito attraversano più Paesi. “Il principio attivo di una banale compressa può essere sintetizzato in Cina, gli intermedi possono arrivare dall’India, il prodotto finito può uscire da uno stabilimento italiano, tedesco o irlandese”. Una dipendenza che rende il sistema vulnerabile alle interruzioni: “Basta che un impianto si fermi per un’ispezione negativa, un incendio o un’alluvione perché il vuoto si avverta a migliaia di chilometri”. Nella sua analisi, rafforzare la capacità produttiva e diversificare i fornitori significa tutelare anche chi cerca un medicinale nella farmacia di un piccolo comune calabrese.

Alla Regione la richiesta di risposte e referenti raggiungibili

Sul piano territoriale, Talerico chiede Regioni capaci di seguire le segnalazioni, con interlocutori accessibili e risposte tempestive. È il passaggio che riguarda più direttamente l’organizzazione dei servizi e la possibilità di accompagnare il paziente quando la normale distribuzione non basta. Servono, scrive, “referenti che rispondano, soprattutto dove la sanità di prossimità è già fragile”.

Tra le proposte indica inoltre gare pubbliche che valorizzino l’affidabilità delle forniture e la presenza di più produttori, controlli sui tempi di consegna e un rilancio delle preparazioni galeniche. “Sul piano interno qualcosa si può fare subito. Gare pubbliche che premino la continuità della fornitura e la pluralità dei produttori anziché il solo ribasso. Un uso tempestivo del blocco delle esportazioni. Controlli veri sul rispetto delle 48 ore. Il rilancio della preparazione galenica, il mestiere antico del farmacista”.

Il criterio con cui misurare il sistema, conclude Talerico, resta la risposta concreta a chi ha bisogno della terapia: “Chi si sente rispondere ‘non si trova’ non ha bisogno di sapere che il suo caso è statisticamente marginale. Ha bisogno di uscire dalla farmacia con la sua cura. È su questo e non sulle percentuali che si misura la tenuta di un sistema sanitario”.

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