L’Hantavirus continua a tenere alta l’attenzione sanitaria internazionale, ma dall’Italia arrivano segnali contrastanti. Se da un lato il ministro della Salute Orazio Schillaci invita alla calma, spiegando che “non siamo davanti a un nuovo Covid”, dall’altro il mondo ospedaliero lancia un avvertimento pesantissimo: il Servizio sanitario nazionale, oggi, “non reggerebbe una nuova pandemia”. I test effettuati sulle quattro persone presenti sul volo Johannesburg-Amsterdam del 25 aprile, monitorate in Italia, sono risultati negativi. Ma il dibattito ormai si è spostato sulla reale capacità del sistema sanitario di affrontare un’eventuale emergenza infettiva.
Schillaci rassicura: “L’Hantavirus non è il Covid”
Durante il question time, il ministro della Salute ha cercato di abbassare i toni dell’allarme: “I cittadini devono stare tranquilli perché l’Hantavirus non è il Covid, ma un virus che conosciamo”. Secondo i dati aggiornati dell’Ecdc al 12 maggio, i casi registrati sono 10, di cui 8 confermati o probabili, con tre decessi. In Italia, invece, le quattro persone monitorate risultano asintomatiche e con tamponi negativi. Schillaci ha difeso anche il nuovo Piano pandemico 2025-2029, sostenendo che l’Italia abbia reagito “in modo tempestivo e coordinato a livello internazionale”.
L’allarme dei medici: “Così il sistema non reggerebbe”
A preoccupare maggiormente sono però le parole dei medici ospedalieri. Il sindacato Anaao Assomed parla apertamente di un sistema ancora fragile dopo la lezione del Covid. Il segretario nazionale Pierino Di Silverio, come riporta il sito dell’Ansa, denuncia una situazione critica: “Se dovesse esserci una nuova emergenza pandemica, il sistema sanitario non sarebbe pronto. Mancano ancora medici e la medicina territoriale non è mai realmente decollata”. Nel mirino finiscono soprattutto le Case di comunità, partite “a singhiozzo”, e la persistente carenza di personale sanitario.
Terapie intensive potenziate, ma il Sud resta indietro
Dopo la pandemia da Covid-19, i posti letto in terapia intensiva sono aumentati: oggi in Italia sono circa 8.800 contro i 5mila del periodo pre-pandemico. Ma emerge un altro problema: la distribuzione territoriale. Circa due terzi delle intensive si trovano nel Centro-Nord, con la Lombardia in testa per disponibilità di posti letto. Secondo Alessandro Vergallo, presidente degli anestesisti rianimatori Aaroi-Emac, il numero complessivo può essere sufficiente, ma restano forti squilibri regionali e soprattutto manca personale specializzato: “Gli anestesisti sono ancora insufficienti per affrontare eventuali emergenze”.
Gli ospedali si preparano: test e reparti ad alto isolamento
La rete ospedaliera infettivologica italiana, comunque, negli ultimi anni si è rafforzata. Ospedali come lo Spallanzani di Roma, il Sacco di Milano e il Cotugno di Napoli restano i punti di riferimento nazionali. A questi si aggiungono strutture attrezzate per l’alto isolamento, dal San Martino di Genova al Niguarda, fino ai policlinici di Bari e Palermo. Come spiegato dall’infettivologo Matteo Bassetti, molte strutture stanno iniziando a dotarsi di tamponi e test sierologici specifici per il virus. Tuttavia, le regioni continuano a muoversi in ordine sparso.
Nessun vaccino, ma l’Europa accelera sulle cure
Al momento non esistono vaccini o terapie autorizzate contro il nuovo ceppo di Hantavirus. L’Agenzia europea dei medicinali (Ema) ha però attivato la task force d’emergenza per accelerare lo sviluppo di antivirali e trattamenti specifici. Nel frattempo le autorità sanitarie invitano anche a fare attenzione alla diffusione di fake news. Tra le bufale più diffuse nelle ultime ore c’è quella di un presunto legame tra Hantavirus e vaccini anti-Covid, ipotesi definita senza mezzi termini “priva di qualsiasi evidenza scientifica”.








