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27 Febbraio 2026
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Il paradosso dell’obesità in Italia: l’emergenza è al Sud, ma le cure restano al Nord

La mappa delle disuguaglianze sanitarie rivela un Paese spaccato: il Mezzogiorno detiene il primato del sovrappeso ma soffre una carenza cronica di strutture e farmaci inaccessibili.

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In Italia, il codice postale conta più dell’indice di massa corporea. Se nasci in Campania hai una probabilità quasi quintupla di soffrire di obesità infantile rispetto a un coetaneo di Trento, ma molte meno possibilità di accedere a un centro specializzato. È il “paradosso geografico” denunciato dalla Società Italiana dell’Obesità (Sio): la rete assistenziale è concentrata per il 52% al Nord, proprio dove i tassi di prevalenza sono più contenuti, lasciando il Sud e le Isole — dove quasi una persona su due è fuori peso forma — in una preoccupante zona d’ombra.

Geografia di un’emergenza sociale

I dati dell’Italian Barometer Obesity Report 2024/2025 disegnano una nazione a due velocità. Se la media nazionale dell’obesità adulta si attesta all’11,8%, il Molise svetta con il 14,1%, seguito da Campania (12,9%) e Abruzzo (12,7%). Il divario esplode tra i minori: in Campania l’obesità tocca il 18,6%, contro un esiguo 3-4% nelle province di Trento e Bolzano.

Nonostante questa pressione epidemiologica, dei 160 centri operativi sul territorio nazionale, solo il 30% serve il Mezzogiorno (concentrato in Sicilia, Campania e Puglia), mentre regioni come Calabria e Molise appaiono quasi sguarnite. “I numeri parlano chiaro: la rete è concentrata dove i tassi di obesità sono più bassi”, spiega Silvio Buscemi, presidente Sio e docente all’Università di Palermo. “Il Sud, dove l’obesità è un’emergenza alimentata da determinanti socio-economici, soffre di una carenza cronica di presidi”.

Il censo come barriera terapeutica

Oltre alla logistica, esiste una barriera economica insormontabile. I nuovi farmaci anti-obesità, i cosiddetti agonisti del recettore GLP-1, hanno rivoluzionato la terapia, ma il loro costo — circa 300 euro al mese — è interamente a carico del paziente in assenza di diabete. Questo trasforma il diritto alla cura in un privilegio per redditi alti, penalizzando ulteriormente le fasce più deboli del Meridione.

Ad oggi, solo sei Regioni hanno approvato i Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali (Pdta): Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna, Lazio, Campania e Sicilia. Questi strumenti sono vitali per garantire standard qualitativi omogenei. “In Sicilia, se un intervento di chirurgia dell’obesità non viene eseguito in un centro della rete regionale, non viene rimborsato: questo è un passo verso la qualità e l’equità”, sottolinea Buscemi.

La roadmap per il futuro: il Manifesto di Erice

Per scardinare questo sistema di disuguaglianze, la Sio presenterà in Senato il Manifesto di Erice. Il documento traccia una roadmap condivisa per inserire finalmente l’obesità nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), garantendo cure gratuite e uniformi. Standardizzare i percorsi non è solo una questione di salute pubblica, ma di giustizia sociale: laddove le regioni attivano reti accreditate, i dati epidemiologici iniziano finalmente a mostrare i primi segnali di inversione di tendenza.

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