5 Novembre 2026
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La sanità in Calabria rischia di pagare il prezzo più alto: Regioni contro il governo, i fondi non bastano

La Conferenza delle Regioni boccia all'unanimità le risorse della manovra 2027. Il Fondo sanitario sale a 146,3 miliardi, ma i nuovi finanziamenti sono giudicati insufficienti. Per la regione, ancora in piano di rientro e con criticità nei Lea, la questione è particolarmente delicata

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La discussione sulla legge di Bilancio 2027 apre un nuovo fronte tra il governo e le amministrazioni regionali. Al centro dello scontro ci sono le risorse destinate alla sanità pubblica, considerate insufficienti da tutti i presidenti di Regione, indipendentemente dallo schieramento politico. Una posizione condivisa anche dai governatori di centrodestra, che il 4 novembre hanno approvato all’unanimità una richiesta di maggiori finanziamenti per il Servizio sanitario nazionale.

La presa di posizione è arrivata poche ore dopo l’intervento del ministro della Salute, Orazio Schillaci, alla Camera dei deputati. Durante il question time del 4 novembre 2026, il ministro ha rivendicato la crescita degli stanziamenti sanitari, ricordando che il Fondo ha raggiunto livelli mai registrati prima. Ha tuttavia riconosciuto che, per la sanità, le risorse non sono mai sufficienti e che occorre tenere conto della situazione economica generale.

Una spiegazione che non ha convinto le Regioni. La Conferenza, riunita in seduta straordinaria, ha chiesto al governo e al Parlamento di destinare al Fondo sanitario nazionale ogni ulteriore risorsa finanziaria disponibile durante l’esame della manovra.

Per la Calabria, il confronto assume un significato ancora più rilevante. La Regione deve fare i conti con una sanità che presenta tuttora difficoltà strutturali, un piano di rientro ancora operativo e un sistema territoriale che, secondo gli ultimi monitoraggi, non ha raggiunto tutti gli standard richiesti.

Il Fondo sanitario cresce, ma le Regioni chiedono più risorse

I numeri presentati dall’esecutivo raccontano una crescita del finanziamento sanitario. Nel 2027 il Fondo sanitario nazionale dovrebbe raggiungere 146,3 miliardi di euro, con un incremento significativo rispetto agli anni precedenti.

Il problema, secondo i governatori, riguarda la differenza tra l’aumento nominale delle disponibilità e la crescita effettiva dei costi sostenuti dal sistema sanitario. Inflazione, rinnovi contrattuali, spese energetiche e necessità di garantire le prestazioni incidono sui bilanci regionali, riducendo il margine realmente disponibile per migliorare i servizi.

Secondo le ricostruzioni dei provvedimenti finanziari, le nuove risorse aggiuntive previste per il 2027 ammontano a circa 2,365 miliardi di euro. A questa cifra si aggiunge un miliardo già previsto dalla precedente legge di Bilancio.

La distinzione è importante: non tutto l’incremento rivendicato dal governo rappresenta infatti un nuovo stanziamento deciso con l’attuale manovra.

Le richieste delle Regioni erano sensibilmente superiori. Nel confronto sul finanziamento del triennio 2027-2029 era stato indicato un fabbisogno aggiuntivo di circa 18 miliardi di euro. Anche la cifra di 5,5 miliardi per il solo 2027 è entrata nel dibattito parlamentare come riferimento del fabbisogno sanitario.

La posizione dei governatori è stata formalizzata il 4 novembre attraverso un comunicato della Conferenza delle Regioni.

Il presidente Massimiliano Fedriga, esponente della Lega, ha spiegato che il problema non è negare l’aumento delle risorse, ma verificare se siano sufficienti a sostenere la spesa. Nel comunicato ufficiale della Conferenza del 4 novembre ha dichiarato: “La spesa corre più del finanziamento e con questa manovra di bilancio rischiamo di non riuscire più a garantire la copertura dei Lea”.

Un’affermazione che mette al centro i Livelli essenziali di assistenza, cioè le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale deve garantire a tutti i cittadini, indipendentemente dalla regione di residenza.

La richiesta delle amministrazioni regionali è quindi quella di correggere la manovra durante il percorso parlamentare, aumentando le risorse destinate alla sanità pubblica.

Il voucher da 300 euro e il nodo dei servizi pubblici

Tra le misure che hanno alimentato il confronto c’è anche la nuova carta sanitaria da 300 euro per gli over 75.

Il provvedimento dispone uno stanziamento di 1,645 miliardi di euro per il 2027 ed è destinato agli anziani che possiedono i requisiti previsti dalla normativa, tra cui il limite relativo ai trattamenti pensionistici percepiti.

La carta potrà essere utilizzata per acquistare beni e prestazioni sanitarie non garantiti dal Servizio sanitario nazionale, secondo le condizioni stabilite dalla misura.

La questione sollevata dalle Regioni riguarda soprattutto la scelta di finanziare un intervento separato rispetto al Fondo sanitario nazionale, anziché destinare direttamente quelle risorse al rafforzamento dei servizi pubblici.

Il presidente dell’Emilia-Romagna, Michele de Pascale, ha contestato l’impostazione del provvedimento e ha prospettato, in assenza di modifiche alla manovra, un possibile ricorso alla Corte costituzionale. La sua posizione è stata riportata dalle cronache del 4 novembre.

Anche il capitolo delle liste d’attesa resta particolarmente delicato. Per il 2027 sono previsti 300 milioni di euro destinati alle prestazioni aggiuntive, mentre non risulta una corrispondente dotazione specifica per la stessa misura negli anni successivi.

È proprio su questo punto che si misura una parte importante della distanza tra le esigenze dei territori e le risorse programmate dal governo.

Calabria, i numeri che raccontano le difficoltà della sanità regionale

Per la Calabria il problema dei finanziamenti si inserisce in una situazione già complessa.

La fine del commissariamento della sanità regionale, dopo 17 anni, ha rappresentato un passaggio istituzionale importante. Non ha però coinciso con la conclusione di tutte le difficoltà finanziarie e organizzative. La Regione resta infatti sottoposta al piano di rientro sanitario 2026-2028, che impone il rispetto degli obiettivi di equilibrio economico e il miglioramento dell’assistenza.

A fotografare alcune delle criticità è il monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza relativo al 2024, pubblicato dal Ministero della Salute nel luglio 2026 e approfondito nella relazione ufficiale resa disponibile il 28 ottobre.

La Calabria presenta ancora un risultato insufficiente nell’area distrettuale, con 52 punti, al di sotto della soglia minima di 60. Le altre due macroaree, prevenzione e assistenza ospedaliera, superano invece la soglia di sufficienza.

Il dato evidenzia una difficoltà particolarmente significativa nell’assistenza territoriale, che comprende servizi fondamentali come medicina di prossimità, assistenza domiciliare e presa in carico dei pazienti.

A questa situazione si aggiunge il peso della mobilità sanitaria passiva. Secondo l’analisi della Fondazione Gimbe, ripresa dall’ANSA il 12 febbraio 2025, nel 2022 il saldo negativo della Calabria ha raggiunto 304,8 milioni di euro.

Si tratta di risorse legate alle prestazioni sanitarie di cui i cittadini calabresi hanno usufruito fuori regione, con un conseguente impatto sui conti del sistema sanitario regionale.

Il fenomeno rappresenta anche un indicatore delle difficoltà di accesso alle cure sul territorio. Quando un paziente è costretto a spostarsi per ricevere una prestazione, il problema non riguarda soltanto la spesa, ma anche la disponibilità e l’organizzazione dei servizi nella propria regione.

La difficoltà nel reperimento del personale medico, le carenze organizzative e il ricorso a soluzioni straordinarie, compreso l’arrivo di professionisti da Cuba, hanno inoltre caratterizzato negli ultimi anni il dibattito sulla sanità calabrese.

Occhiuto tra la richiesta di fondi e la posizione del governo

In questo scenario si colloca la posizione del presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, che è anche vicesegretario nazionale di Forza Italia.

Il governatore ha affrontato il tema delle risorse durante il Festival delle Regioni, svoltosi a Firenze il 27 ottobre 2026.

In quell’occasione Occhiuto ha riconosciuto la necessità di chiedere al governo un’integrazione dei finanziamenti sanitari, sottolineando contemporaneamente che l’attuale esecutivo avrebbe invertito la tendenza rispetto al passato, aumentando progressivamente il Fondo sanitario.

La dichiarazione, riportata dal Corriere della Calabria il 27 ottobre, contiene un passaggio significativo: “Abbiamo fatto una discussione al nostro interno e abbiamo condiviso la necessità di chiedere al governo una integrazione delle risorse da investire sulla sanità”.

Occhiuto ha inoltre spiegato che il confronto sul riparto del Fondo sanitario nazionale tra le Regioni non aveva ancora prodotto un accordo definitivo.

Nello stesso contesto ha sostenuto la necessità di considerare maggiormente il tasso di deprivazione sociale nella distribuzione delle risorse, affinché i territori con maggiori difficoltà economiche e sociali possano ottenere finanziamenti più adeguati ai bisogni della popolazione.

Sempre il 27 ottobre, intervenendo al Festival delle Regioni, il presidente calabrese ha commentato la dimensione complessiva della manovra economica, definendo evidentemente pochi i 23 miliardi disponibili per affrontare tutte le criticità del Paese.

La posizione di Occhiuto si muove dunque su due piani: da una parte il riconoscimento degli incrementi decisi dal governo, dall’altra la richiesta di maggiori risorse e di criteri di riparto più attenti alle differenze territoriali.

Il criterio di riparto e la questione del Mezzogiorno

La discussione sul finanziamento sanitario non riguarda soltanto la quantità complessiva delle risorse, ma anche il modo in cui vengono distribuite.

Il criterio della spesa storica è da tempo al centro delle critiche delle amministrazioni meridionali. Le Regioni con una maggiore capacità di spesa e con strutture sanitarie più consolidate possono partire da una posizione di vantaggio rispetto ai territori che, invece, presentano carenze infrastrutturali, organizzative e sociali.

La proposta di considerare maggiormente la deprivazione sociale punta proprio a correggere queste differenze, riconoscendo che i bisogni sanitari non sono identici in tutte le aree del Paese.

Per la Calabria il tema è particolarmente importante. Una distribuzione delle risorse maggiormente collegata alle condizioni socioeconomiche della popolazione potrebbe incidere sulla capacità di finanziare servizi territoriali, rafforzare il personale e migliorare l’accessibilità delle prestazioni.

Resta però un’altra questione: anche un sistema di riparto più equo deve poter contare su risorse complessive adeguate.

La revisione dei criteri distributivi, da sola, non risolve infatti il problema di un finanziamento che le Regioni considerano insufficiente rispetto all’andamento della spesa sanitaria.

La manovra entra nel confronto parlamentare

La partita non è ancora conclusa. La legge di Bilancio dovrà affrontare il passaggio parlamentare e proprio in quella fase le Regioni chiedono che vengano individuate ulteriori coperture per rafforzare il Fondo sanitario nazionale.

La posizione unitaria del 4 novembre rappresenta un elemento politicamente rilevante, perché la richiesta non proviene soltanto dalle amministrazioni guidate dal centrosinistra. Anche i presidenti appartenenti alla maggioranza hanno condiviso la valutazione sull’insufficienza delle risorse.

Il governo, dal canto suo, rivendica la crescita degli stanziamenti e la scelta di mantenere il finanziamento sanitario su livelli record.

Per la Calabria il confronto ha una ricaduta concreta: la necessità di garantire servizi essenziali in un territorio che continua a registrare difficoltà nell’assistenza distrettuale, nella disponibilità delle prestazioni e nell’equilibrio del sistema sanitario.

Le prossime modifiche alla legge di Bilancio e l’eventuale incremento delle risorse potranno contribuire a definire i margini finanziari delle Regioni per il prossimo triennio. Resterà centrale anche il confronto sui criteri di ripartizione del Fondo, soprattutto per i territori che presentano maggiori fragilità economiche e assistenziali.

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