5 Novembre 2026
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Occhiuto resterà alla Cittadella: niente elezioni anticipate, il Parlamento può attendere

Le inchieste non apriranno una nuova crisi alla Regione: il presidente ha interesse a rafforzare il governo calabrese. Una candidatura alla Camera rischierebbe di apparire una fuga, in contraddizione con il “coraggio di governare” rivendicato davanti agli elettori

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Non c’è volta in cui un tuono giudiziario squarci la serenità fiabesca del cielo sopra la Cittadella, che la gens regionale, fatta di consiglieri, assessori veri e altri senza voti , dirigenti col santo in paradiso, gran commìs e incaricati vari con contratti che seguono la regola del ‘simul stabunt simul cadent’ non vada in panico, per non dire nel terrore.

Lo choc del 2025 e la paura di fare i bagagli

Un atteggiamento assolutamente comprensibile, dopo la scelta choc compiuta nell’estate del 2025 dal presidente di rimettersi al volere dei calabresi in seguito all’iniziativa giudiziaria che lo toccò.

Un atto traumatico, non ancora digerito da taluni falciati prematuramente nelle ambizioni e nei guadagni.

Da allora, l’indicibile strizza di dover fare i bagagli anzitempo è diventato il primo vero segretario particolare di ogni membro elettivo di Palazzo Campanella e di ogni stellina o stellone che può brillare solo se la propria spina è attaccata alla presa di una legislatura, mica a quella ben piu’ dignitosa del merito.

Una preoccupazione che lega tutti, che talora si ha l’impressione di cogliere pure nell’utilizzo di armi volutamente spuntate da parte di qualche oppositore, sicuro di poter fottere cronista e lettori sol perché urla, bontà sua..

Il voto non cancella le inchieste

Questa volta però la gens summenzionata può stare tranquilla perché colpi di scena non ve ne saranno: la giustizia farà il suo corso, la politica pure.

Roberto Occhiuto non andrà a nuove elezioni regionali, anche perché gli esiti trionfali delle medesime ancora non abrogano le inchieste in corso, come credevano invece i paggetti di corte, anche quelli mediatici.

Il Presidente, per sua fortuna, è molto piu’ fino di vari suoi consigliori e comprende, pur nella drammaticità del momento, che il fortino regionale va adesso piu’ che mai rafforzato, non indebolito.

Il Parlamento e il rischio di una fuga

Una sua eventuale candidatura , e promozione, alla Camera dei Deputati verrebbe letta come una fuga ingloriosa, una imperdonabile debolezza, di quelle che possono consegnarsi alla memoria perenne , oltre che un atto in aperta contraddizione con quel ‘coraggio di governare’ divenuto il fulcro- non solo editoriale- della campagna per la conquista della segreteria azzurra che Occhiuto sta portando avanti in tutta Italia.

Con due scogli da superare, qualsiasi escamotage che lo portasse in parlamento non verrebbe letto dall’opinione pubblica come una legittima aspirazione nazionale, ma come la ricerca di un salvacondotto. Di un’immunità di fatto, di un tetto più alto sotto cui ripararsi mentre fuori piove.

Il boomerang del “coraggio di governare”

Sarebbe un boomerang devastante. Occhiuto ha costruito tutta la sua narrazione, e la sua ultima vittoria, sul concetto opposto: “mi faccio giudicare dai calabresi, non scappo”. Presentarsi alle Camere significherebbe rinnegare quell’atto di forza e trasformarlo, a posteriori, in un calcolo.

Non proprio il massimo per rimanere nella storia del regionalismo nostrano.

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