7 Agosto 2026
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Laboratori d’analisi, stretta della Regione: 200mila prestazioni per restare autonomi, dal 2027 addio alla rete a contratto

La Giunta cambia le regole per i centri privati della “Rete a contratto”: entro il 31 dicembre dovranno aggregarsi secondo nuovi modelli oppure rispettare autonomamente la soglia minima di efficienza

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Una delibera approvata a fine luglio, pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione Calabria il 5 agosto e destinata a cambiare gli equilibri della diagnostica privata accreditata. Per numerosi piccoli laboratori calabresi quella contenuta nella Dgr numero 446 del 29 luglio 2026 è una vera e propria stretta d’agosto, destinata a imporre in pochi mesi una scelta che potrebbe incidere sulla stessa sopravvivenza delle strutture più piccole. Al centro della vicenda c’è la riorganizzazione della rete dei laboratori privati accreditati e, soprattutto, il parametro delle 200mila prestazioni annue, individuato dalla normativa nazionale come soglia minima di efficienza.

Il provvedimento regionale interviene in maniera specifica sui laboratori che oggi operano attraverso la cosiddetta “Rete a contratto – Tipologia 5”, modello nel quale le strutture aderenti mantengono una propria autonoma capacità di svolgere l’attività analitica. Dal 1° gennaio 2027 quel modello non potrà più essere utilizzato. E per chi non riuscirà ad adeguarsi, la posta in gioco è altissima.

La soglia delle 200mila prestazioni

La delibera richiama una disciplina che parte da lontano. L’Accordo Stato-Regioni del 23 marzo 2011 ha fissato in almeno 200mila prestazioni annue, al netto dei prelievi, la soglia minima di efficienza operativa della diagnostica di laboratorio. La Regione evidenzia inoltre come Ministeri e Comitato Lea abbiano più volte ribadito che quel limite debba essere riferito all’attività analitica svolta da ciascuna struttura sanitaria. È proprio su questo terreno che il modello calabrese della “Rete a contratto” viene considerato non pienamente coerente con l’impostazione nazionale, orientata invece verso l’accentramento della fase analitica. La normativa nazionale, come ricorda la stessa Dgr, prevede che il processo di adeguamento sia progressivamente completato entro il 31 dicembre 2026. Ed è qui che arriva la svolta.

Entro dicembre la scelta: aggregarsi o raggiungere la soglia

La Giunta guidata da Roberto Occhiuto stabilisce che entro il 31 dicembre i laboratori aderenti alla Tipologia 5 dovranno modificare il proprio assetto. Le possibilità sono sostanzialmente due: entrare in una delle altre forme organizzative previste dalla disciplina regionale, con il conseguente processo di aggregazione e riorganizzazione, oppure continuare a operare autonomamente rispettando la soglia minima di efficienza prevista dalla normativa nazionale.

Dopo quella data, chiarisce espressamente la delibera, la “Tipologia 5 – Contratto di rete tra laboratori” cesserà di essere riconosciuta dalla programmazione sanitaria calabrese e non potrà più essere utilizzata ai fini dell’autorizzazione, dell’accreditamento e della stipula o del mantenimento degli accordi contrattuali con il Servizio sanitario regionale. Non si tratta, dunque, di una disposizione che ordina automaticamente la chiusura dei laboratori il 31 dicembre ma per le strutture che non riuscissero a trovare una diversa collocazione organizzativa o a raggiungere autonomamente i requisiti previsti, il rischio di restare fuori dal sistema dell’accreditamento regionale diventa concreto.

La protesta dei piccoli centri: “Tempi troppo stretti”

È proprio su questo punto che monta la contestazione dei piccoli laboratori, che mettono sotto accusa soprattutto il metodo e la tempistica scelta dalla Regione. La prima obiezione riguarda il calendario: una decisione approvata il 29 luglio, resa pubblica sul Burc il 5 agosto, nel pieno della stagione estiva, e con il termine ultimo fissato al 31 dicembre dello stesso anno. Poco meno di cinque mesi per rivedere assetti organizzativi consolidati, valutare aggregazioni, produrre documentazione e adeguarsi a un modello differente. Una tempistica considerata dai centri interessati eccessivamente compressa, soprattutto per le realtà di dimensioni minori.

La seconda contestazione è ancora più radicale. I piccoli laboratori ritengono che una modifica di questa portata, adottata in pieno agosto e destinata a incidere sull’organizzazione e sull’accreditamento delle strutture, possa configurare un abuso nell’esercizio del potere amministrativo, proprio per gli effetti che rischia di produrre in un arco temporale giudicato insufficiente.

Regione e laboratori, il nodo adesso è l’attuazione

Dal canto suo, la Regione motiva la decisione con la necessità di allineare definitivamente la rete calabrese agli standard nazionali e agli indirizzi formulati nel tempo dai Ministeri e dal Comitato Lea. Nel provvedimento si richiama anche la necessità di assicurare qualità delle prestazioni, migliore impiego delle tecnologie ed efficienza del sistema. Al Dipartimento Salute e Servizi sanitari viene affidato ora il compito di seguire l’intero percorso, verificare la documentazione presentata, monitorare l’adeguamento e coordinarsi con le Aziende sanitarie provinciali.

Se l’obiettivo nazionale è noto e la scadenza è fissata al 31 dicembre, perché intervenire soltanto adesso con una modifica capace di incidere così profondamente sull’organizzazione delle strutture? È su questi pochi mesi che rischia di consumarsi lo scontro. Da una parte la Regione, chiamata a chiudere una riorganizzazione sollecitata da tempo a livello nazionale. Dall’altra decine di piccoli presìdi diagnostici che temono che l’accelerazione finale possa trasformarsi, per chi non riuscirà ad adeguarsi, in una progressiva espulsione dal sistema sanitario accreditato.

Dal 2027 addio alla “Rete a contratto”

Trascorso il 31 dicembre, la “Tipologia 5 – Contratto di rete tra laboratori” non sarà più riconosciuta come modello organizzativo idoneo nella programmazione regionale dei laboratori privati accreditati. Soprattutto non potrà più essere utilizzata ai fini dell’autorizzazione, dell’accreditamento e della stipula o del mantenimento degli accordi contrattuali con il Servizio sanitario regionale.

L’atto, dunque, non dispone la chiusura automatica dei laboratori che non raggiungono le 200mila prestazioni: stabilisce invece il superamento della Tipologia 5 e impone alle strutture interessate di adottare uno dei modelli organizzativi ammessi oppure, se intendono proseguire autonomamente, di rispettare la soglia prevista dalla disciplina nazionale.

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