La consigliera Filomena Greco, componente della Commissione Sanità, ha formalmente contestato la decisione di Palazzo Chigi di differire l’accesso agli atti richiesti e ha intimato alla Presidenza del Consiglio di trasmettere la documentazione entro cinque giorni, avvertendo che, in caso contrario, procederà per vie giudiziarie, fino al ricorso al Tar.
Al centro della vicenda c’è la richiesta di accesso agli atti presentata da Greco il 12 luglio, con la quale la consigliera aveva chiesto di poter esaminare la documentazione relativa alla conclusione del commissariamento della sanità regionale.
La risposta della Presidenza del Consiglio è arrivata il 19 agosto. Secondo quanto riferito dalla consigliera, l’accesso sarebbe stato differito in attesa delle motivazioni della Corte dei conti relative alla pronuncia di non luogo a pronuncia del 31 luglio. Una decisione che Greco considera non giustificata e che, a suo giudizio, finirebbe per comprimere le prerogative di controllo del Consiglio regionale.
“Una doppia morale”
“Dopo aver presentato il 12 luglio la richiesta di accesso agli atti sulla fine del commissariamento – afferma Greco – la Presidenza del Consiglio mi ha comunicato in data 19 agosto di non poter dare seguito alla mia richiesta, differendo l’accesso in attesa delle motivazioni della Corte dei conti sulla pronuncia di non luogo a pronuncia del 31 luglio”.
La consigliera pone quindi una questione politica e istituzionale: secondo la sua ricostruzione, il Governo avrebbe già considerato concluso il commissariamento nel momento in cui ha approvato il nuovo Piano di rientro sanitario della Calabria.
“Quando il Consiglio dei ministri approva il Piano di rientro proposto dalla Giunta regionale – sostiene Greco – considera la fine del commissariamento un fatto certo e definitivo. Quando, invece, una consigliera regionale chiede di vedere gli atti per svolgere il proprio compito di controllo, bisogna improvvisamente aspettare le motivazioni della Corte dei conti”. Da qui l’accusa di una «doppia morale» e la richiesta di chiarire quale sia stato l’iter che ha portato alla cessazione del commissariamento e al ritorno della Regione all’esercizio dei poteri ordinari in materia sanitaria.
Il nodo del Piano di rientro 2026-2028
Uno dei punti evidenziati da Greco riguarda proprio il Piano di rientro 2026-2028. Il documento è stato adottato dalla Giunta regionale il 7 luglio, secondo la consigliera nell’esercizio dei poteri ordinari e non più nella veste di struttura commissariale. Successivamente, il 4 agosto, il Piano è stato approvato dal Consiglio dei ministri.
È su questa sequenza temporale che Greco chiede risposte. “Se il Governo ha approvato quel Piano, deve aver già verificato da quale data e su quali basi la Regione sia tornata a esercitare i poteri ordinari in materia sanitaria. È questo il punto da chiarire”, afferma.
Per la consigliera, quindi, la documentazione richiesta non rappresenta un elemento secondario, ma è necessaria per comprendere il passaggio dalla gestione commissariale all’esercizio ordinario delle competenze regionali.
Gli atti richiesti e il differimento
Con la comunicazione del 19 agosto, firmata dal Vice Segretario Generale della Presidenza del Consiglio Marco Villani, sarebbe stato congelato l’accesso a una serie di documenti. La richiesta di Greco comprende, tra gli altri, la deliberazione del Consiglio dei ministri del 22 aprile, gli atti istruttori collegati, i pareri e la corrispondenza, oltre alla documentazione relativa al procedimento di controllo davanti alla Corte dei conti.
Nel fascicolo rientrano anche le richieste di chiarimenti e integrazioni formulate dalla magistratura contabile e le successive risposte. Secondo Greco, il differimento generalizzato dell’accesso non sarebbe adeguatamente motivato e non indicherebbe una scadenza precisa entro la quale la documentazione potrebbe essere resa disponibile.
“Atti già esistenti”
La consigliera ha quindi inviato il 20 agosto una formale contestazione alla Presidenza del Consiglio, sostenendo l’illegittimità del differimento dell’intero fascicolo. La tesi di Greco è che gli atti richiesti siano documenti già formati ed esistenti, risalenti a un momento precedente all’adunanza della Corte dei conti che ha deciso il non luogo a pronuncia.
Per questo, secondo la consigliera, il successivo deposito delle motivazioni della Corte non potrebbe incidere sull’esistenza o sul contenuto della documentazione già prodotta. La contestazione riguarda inoltre il mancato riferimento, secondo quanto denunciato da Greco, a un termine certo per la conclusione del differimento.
Cinque giorni prima del possibile ricorso
Ora la Presidenza del Consiglio ha cinque giorni per revocare il blocco e trasmettere la documentazione richiesta. Greco chiede che l’ostensione riguardi l’intero fascicolo, comprese le richieste di chiarimenti e integrazioni formulate dalla Corte dei conti e le relative risposte. In caso di mancato riscontro entro il termine indicato, la consigliera annuncia il ricorso agli strumenti previsti dalla legge per ottenere il riconoscimento del diritto di accesso agli atti in sede giudiziaria.
“Negare gli atti a chi ha il compito istituzionale di controllare è ingiustificabile”, sostiene Greco, che concentra così la propria iniziativa non soltanto sulla questione della trasparenza amministrativa, ma anche sulla ricostruzione del percorso istituzionale che ha portato alla fine del commissariamento della sanità calabrese.











