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3 Aprile 2026
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Tumore al seno, una nuova speranza arriva anche dall’Università della Calabria

Uno studio pubblicato su “Nature” rivela che l’ulipristal acetato può ridurre il rischio di carcinoma mammario. Tra i protagonisti della scoperta, il gruppo di ricerca dell’Ateneo

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Un nuovo spiraglio nella lotta contro il tumore al seno arriva da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature, firmato da un team internazionale di ricercatori. L’indagine, intitolata “Antiprogestin therapy targets hallmarks of breast cancer risk”, suggerisce che l’Ulipristal acetato, un principio attivo già impiegato per altri trattamenti, potrebbe essere utilizzato per ridurre il rischio di sviluppare il carcinoma mammario nelle donne in premenopausa con predisposizione genetica o familiare.

La ricerca è stata coordinata dal Manchester Breast Center dell’Università di Manchester con il sostegno delle organizzazioni britanniche Breast Cancer Now e Prevent Breast Cancer. Tra i partecipanti figura anche un gruppo di studiosi dell’Università della Calabria, protagonista di un contributo chiave nelle analisi biologiche e computazionali che hanno permesso di chiarire il ruolo dell’ormone progesterone nei processi che favoriscono l’insorgenza del tumore.

Il ruolo strategico dell’Università della Calabria

Il team dell’Unical, guidato dal professore emerito Sebastiano Andò e composto dalle ricercatrici Amanda Caruso e Martina Forestiero – quest’ultima specializzanda nella Scuola di Patologia e Biochimica Clinica diretta dalla professoressa Stefania Catalano – ha messo in campo tecniche avanzate di biologia computazionale e modellistica cellulare.

Gli studiosi calabresi hanno analizzato i mutamenti cellulari e strutturali del tessuto mammario provocati dal farmaco, concentrandosi in particolare sulla distribuzione delle proteine del collagene, elemento cruciale nel rendere il tessuto meno vulnerabile ai processi neoplastici. Attraverso modelli matematici e analisi di risonanza magnetica, è stato possibile quantificare con precisione la diminuzione della densità mammaria e dei livelli di collagene, parametri strettamente legati al rischio di tumore.

Questo approccio ha consentito di unire i dati clinici con le evidenze di laboratorio, dimostrando che bloccare l’azione del progesterone può modificare in profondità l’ambiente cellulare del seno, riducendo sensibilmente la possibilità di sviluppare un carcinoma.

Eccellenza scientifica e collaborazione internazionale

La pubblicazione su Nature segna un traguardo importante per la ricerca biomedica italiana. L’Università della Calabria conferma la propria presenza nel panorama scientifico mondiale, partecipando a un progetto che riunisce alcune delle migliori competenze accademiche del settore. Il risultato rappresenta un passo concreto nella prevenzione del tumore al seno, una delle patologie oncologiche più diffuse tra le donne a livello globale.

Ulipristal acetato, nuove prospettive per un vecchio farmaco

Attualmente, l’Ulipristal acetato è impiegato come contraccettivo d’emergenza e nel trattamento dei fibromi uterini. Secondo lo studio, la somministrazione del farmaco per 12 settimane a donne con alta predisposizione genetica ha comportato una marcata riduzione della densità del tessuto mammario e dei livelli di collagene, entrambi indicatori di rischio oncologico.

Questi dati aprono la strada a una nuova strategia di prevenzione farmacologica, un’opzione alternativa per le donne che finora potevano contare solo su interventi chirurgici preventivi o terapie ormonali prolungate dagli effetti collaterali importanti.

Gli autori auspicano ora l’avvio di nuovi trial clinici su larga scala, per confermare in modo definitivo la sicurezza e l’efficacia preventiva dell’Ulipristal acetato, un farmaco che potrebbe cambiare radicalmente l’approccio alla prevenzione del tumore al seno.

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