Per la prima volta un vaccino personalizzato a mRNA contro il melanoma supera con successo uno studio clinico di fase 3, aprendo una nuova frontiera nella lotta contro il cancro. Non si tratta di un vaccino preventivo, ma di una terapia costruita su misura per ogni paziente dopo l’intervento chirurgico, con l’obiettivo di impedire che il tumore torni sotto forma di recidive o metastasi.
A spiegare la portata della scoperta è Giuseppe Curigliano, oncologo, vicedirettore scientifico dello Ieo e presidente eletto della European Society for Medical Oncology (ESMO), secondo cui ci troviamo davanti a una “svolta trasformativa” destinata a cambiare l’approccio terapeutico in oncologia.
Lo studio: vaccino personalizzato e immunoterapia riducono il rischio di recidiva
Lo studio INTerpath-001 ha coinvolto 1.137 pazienti con melanoma ad alto rischio, tutti sottoposti a intervento chirurgico radicale. Dopo l’asportazione del tumore, i ricercatori hanno sequenziato il materiale tumorale per individuare fino a 34 neoantigeni, cioè proteine caratteristiche del tumore, utilizzate per creare un vaccino a mRNA personalizzato per ogni singolo paziente.
I partecipanti sono stati poi divisi in due gruppi: uno ha ricevuto la sola immunoterapia con pembrolizumab, mentre l’altro è stato trattato con vaccino personalizzato più pembrolizumab.
Secondo Curigliano, l’analisi ad interim ha dimostrato in maniera chiara che la combinazione terapeutica riduce significativamente il rischio di recidive locali e metastasi a distanza, segnando un risultato senza precedenti nella ricerca oncologica. I dati completi saranno presentati al congresso ESMO 2026 di Madrid.
Curigliano: “Non è un vaccino che previene il cancro”
L’oncologo invita però a evitare interpretazioni fuorvianti.
Il vaccino contro il melanoma non impedisce a una persona sana di sviluppare un tumore, ma viene realizzato esclusivamente per pazienti che hanno già affrontato la malattia.
L’obiettivo è educare il sistema immunitario a riconoscere eventuali cellule tumorali residue e distruggerle prima che possano provocare una recidiva.
“È la prima volta che si dimostra che una strategia di vaccinazione personalizzata a mRNA, costruita sul tumore del singolo paziente, è capace di ridurre il rischio di metastasi”, sottolinea Curigliano.
Come funziona il vaccino a mRNA
Il trattamento nasce dall’analisi genetica del tumore rimosso chirurgicamente.
Attraverso il sequenziamento del DNA tumorale, viene realizzato un RNA messaggero sintetico che riproduce le caratteristiche molecolari del tumore e insegna al sistema immunitario a riconoscere quelle specifiche cellule come nemiche.
Curigliano chiarisce inoltre che il vaccino non modifica in alcun modo il DNA del paziente, ma agisce esclusivamente come istruzione biologica per attivare la risposta immunitaria.
Perché viene associato all’immunoterapia
Il vaccino viene somministrato insieme al pembrolizumab, uno degli immunoterapici più utilizzati contro il melanoma.
Secondo Curigliano, il farmaco elimina i “freni” che il tumore esercita sul sistema immunitario, mentre il vaccino lo addestra a riconoscere le cellule tumorali: l’azione combinata rende la risposta immunitaria molto più efficace nel prevenire il ritorno della malattia.
La ricerca guarda già ad altri tumori
La strategia non si fermerà al melanoma.
Sono già in corso studi clinici sul tumore del polmone, sul carcinoma del rene e sul tumore della vescica, mentre in futuro potrebbero essere riavviati anche i programmi dedicati al tumore al seno triplo negativo.
L’Italia partecipa attivamente a queste sperimentazioni attraverso centri di eccellenza come l’Istituto Europeo di Oncologia e l’Istituto Pascale di Napoli, confermando un ruolo di primo piano nella ricerca internazionale.
Sicurezza, costi e accesso alle cure
I dati disponibili indicano che il vaccino a mRNA è risultato sicuro in associazione all’immunoterapia, anche se gli effetti collaterali saranno analizzati nel dettaglio durante il congresso ESMO.
Più complesso resta il tema della produzione: ogni vaccino viene realizzato su misura e richiede circa quattro-sei settimane tra sequenziamento genetico e preparazione del trattamento.
Secondo Curigliano, oggi questo processo è possibile soltanto grazie a infrastrutture altamente specializzate e richiede investimenti molto elevati, ma rappresenta una delle strade più promettenti della medicina personalizzata.
La prevenzione resta l’arma più efficace
Pur definendo il vaccino una svolta, Curigliano ricorda che la prima difesa contro il cancro continua a essere la prevenzione.
Screening, diagnosi precoce, stili di vita sani, attività fisica e campagne vaccinali contro HPV ed epatite B rimangono strumenti fondamentali per ridurre l’incidenza dei tumori.
Il vaccino personalizzato contro il melanoma rappresenta dunque una nuova arma terapeutica, ma non sostituisce le strategie di prevenzione già disponibili.











