La morte della bambina di quattro anni ricoverata a Palermo con un quadro di sospetta difterite riaccende l’attenzione su una malattia infettiva che, grazie alla vaccinazione, è diventata estremamente rara ma non è scomparsa.
A richiamare l’attenzione sul tema è Vincenzo Tipo, presidente della Simeup, Società italiana di medicina di emergenza e urgenza pediatrica, che invita innanzitutto alla prudenza in attesa degli accertamenti definitivi sulle cause del decesso. “La morte della bambina di quattro anni ricoverata a Palermo con un quadro di sospetta difterite è una tragedia che colpisce profondamente tutta la comunità pediatrica”, afferma Tipo. “Gli accertamenti sono ancora in corso ed è doveroso attendere le conclusioni definitive sulle cause del decesso”.
Cos’è la difterite e perché può essere grave
La difterite è un’infezione provocata principalmente dal Corynebacterium diphtheriae. La sua pericolosità è legata soprattutto alla produzione della tossina difterica, una sostanza che può diffondersi nell’organismo provocando complicanze anche molto gravi. “La particolare gravità è legata soprattutto alla tossina difterica, capace di diffondersi nell’organismo e provocare complicanze gravissime, in particolare a carico del cuore e del sistema nervoso, fino all’insufficienza multiorgano e alla morte”, spiega il presidente della Simeup.
Il numero molto ridotto di casi registrati negli ultimi anni può aver contribuito a creare la percezione che la difterite appartenga definitivamente al passato. Secondo Tipo, però, si tratta di una conclusione sbagliata.
“Il batterio non è scomparso”
La diminuzione dei casi non significa infatti che il microrganismo responsabile dell’infezione sia scomparso. Il Corynebacterium diphtheriae continua a circolare anche in Europa e l’Ecdc ha documentato negli ultimi anni sia casi di difterite sia fenomeni di trasmissione locale. Nel 2024, secondo i dati richiamati dalla Simeup, nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo sono stati segnalati 151 casi di difterite, 83 dei quali provocati da C. diphtheriae tossigeno.
Numeri lontanissimi da quelli che caratterizzavano l’epoca precedente alla vaccinazione, ma sufficienti a dimostrare che il rischio non può essere considerato definitivamente superato.
“È stata la vaccinazione a rendere il rischio estremamente basso”
È proprio sulla relazione tra vaccinazione e riduzione del rischio che Tipo concentra il suo appello. “Non è scomparso il rischio, è stata la vaccinazione a renderlo estremamente basso”, sottolinea il presidente della Simeup.
Secondo la società scientifica, un calo delle coperture vaccinali può infatti creare le condizioni per una nuova circolazione di patogeni responsabili di malattie che oggi vengono percepite come lontane. “Quando diminuiscono le coperture vaccinali si ricreano spazi nei quali malattie che avevamo quasi dimenticato possono tornare a colpire”, aggiunge Tipo.
La vaccinazione con anatossina difterica, spiega ancora la Simeup, rappresenta il principale strumento di prevenzione contro la malattia mediata dalla tossina. Per questo il mantenimento di elevate coperture vaccinali viene indicato come fondamentale per ridurre il rischio di forme gravi e decessi.
L’appello dei pediatri contro la disinformazione
Il tema della vaccinazione si intreccia inevitabilmente con quello della disinformazione, soprattutto attraverso i social network. Tipo richiama in questo senso la responsabilità della comunità pediatrica nel fornire informazioni basate sulle evidenze scientifiche. “Come pediatri abbiamo il dovere di contrastare la disinformazione. Anni di studi e di ricerche rigorose non possono essere vanificati da improvvisati opinionisti sui social”, afferma.
Il presidente della Simeup prende inoltre posizione contro una delle principali affermazioni circolate nel dibattito pubblico sui vaccini: la presunta correlazione con l’autismo. “Una volta e per tutte dobbiamo dire basta alla presunta associazione tra vaccini e autismo”, sostiene Tipo.
“I vaccini sono vittime del loro successo”
La riflessione della Simeup riguarda anche un paradosso della prevenzione vaccinale: proprio la drastica riduzione delle malattie può rendere meno evidente alla popolazione il rischio che esse rappresentano. “I vaccini non sono vittime del loro insuccesso, ma, paradossalmente, del loro successo”, spiega Tipo.
Quando una malattia non viene più vista negli ospedali o nella vita quotidiana, infatti, può diventare più difficile percepire il motivo per cui sia stato necessario vaccinarsi per decenni. “Quando una malattia non si vede più, si finisce per dimenticare quanto fosse pericolosa e perché sia scomparsa dalle nostre corsie”, aggiunge il presidente della società scientifica.
L’invito alle famiglie: controllare il calendario vaccinale
La Simeup rivolge infine un invito diretto alle famiglie: verificare insieme al proprio pediatra la regolarità del calendario vaccinale e degli eventuali richiami previsti. La vaccinazione, sottolinea Tipo, non riguarda soltanto la protezione individuale del bambino. “Vaccinare un bambino significa proteggere lui, ma anche contribuire alla protezione dei bambini più fragili e dell’intera comunità”, conclude.
Il messaggio finale del presidente della Simeup è un richiamo alla memoria collettiva: “Le malattie infettive non dimenticano. Non dobbiamo dimenticare neppure noi”.












