Una regione italiana sfida le pressioni degli Usa per chiudere il programma dei medici cubani. I medici cubani lavorano negli ospedali della Calabria nell’ambito di un programma di lunga data nonostante gli sforzi degli Stati Uniti per porvi fine. La Calabria, nel sud Italia, è uno dei rari posti in Europa dove Cuba invia professionisti sanitari con un programma di lunga data che gli Stati Uniti vogliono eliminare. I medici cubani da decenni lavorano in Paesi in via di sviluppo come Gambia e Venezuela, esperti nel fornire assistenza con risorse scarse. Oltre 200 di loro prestano servizio negli ospedali periferici della Calabria, la regione più povera d’Italia, nella punta dello stivale. La carenza di personale sanitario italiano aveva costretto alla chiusura alcuni reparti ospedalieri.
“Era un disastro”
“Era un disastro. Tenevo il pronto soccorso aperto da solo” ha raccontato all’Associated Press il primario dell’ospedale di Polistena, Francesco Moschella, ricordando i giorni precedenti all’arrivo dei cubani nel gennaio 2023. La loro presenza ha spinto quest’anno alla visita di funzionari statunitensi. Gli Usa criticano da tempo il programma cubano e lo definiscono una fonte di guadagno per il governo socialista che l’amministrazione Trump ha isolato, sanzionato e vuole far cambiare. Di fronte alle pressioni Usa, alcuni Paesi dei Caraibi e del Centro America hanno cancellato le missioni cubane. Ma il governatore della Calabria ha rifiutato. Anche se il socialismo cubano non si concilia con le sue idee politiche, dice che la regione dipende da loro. Nonostante il turismo in crescita e una solida economia agricola, la Calabria rappresenta il ritardo di sviluppo del Sud Italia rispetto al Nord più ricco e industrializzato. Gli stipendi sono circa il 30% più bassi e il tasso di disoccupazione è il doppio della media nazionale. Secondo il Ministero della Salute la Calabria è ultima tra le 20 regioni italiane per accesso alle cure pubbliche. Fino ad aprile la Calabria è stata per 17 anni in amministrazione straordinaria a causa di deficit di bilancio persistenti, che insieme a scandali di corruzione e infiltrazioni mafiose hanno inciso sugli investimenti in sanità. Molti neolaureati in medicina hanno costruito la carriera al Nord. Durante la pandemia di Covid-19 Cuba ha inviato medici in diverse zone d’Italia. La Calabria ha continuato a impiegare cubani anche dopo la fine della pandemia.
Il figlio lasciato a Cuba
La specialista in medicina d’emergenza Zoila Yakelin Arevalo Cruz ha lasciato il figlio piccolo a Cuba a metà 2023. Il pronto soccorso dove lavora a Polistena riceve 30.000 pazienti l’anno e sei medici cubani costituiscono metà del personale. “Di un Paese del primo mondo, l’Europa, avevamo un’idea completamente diversa. Non pensavamo che la carenza di medici fosse così grave” dice Arevalo Cruz, 38 anni. “In questo ospedale c’erano code di 8 o 12 ore. Ora, grazie al nostro lavoro, in meno di un’ora un medico ti visita”. Durante una visita dell’AP il mese scorso, parlava un italiano ormai fluente. Dice di aver imparato anche qualche parola del dialetto locale chiacchierando con ex pazienti riconoscenti che passano a salutarla. Il Segretario di Stato Usa Marco Rubio ha accusato le missioni mediche cubane di essere una “forma di tratta di esseri umani” — un riferimento al fatto che il governo cubano trattiene la maggior parte degli stipendi dei medici e confisca alcuni passaporti. “Le brigate mediche cubane sono una fonte fondamentale di denaro contante per il regime in difficoltà” ha dichiarato il Dipartimento di Stato all’AP in una risposta via email, aggiungendo di stare condividendo informazioni con i Paesi partner sulle “dure realtà delle brigate mediche cubane di cui potrebbero non essere a conoscenza”. A marzo la Giamaica ha chiuso il suo accordo di cooperazione medica cinquantennale con Cuba, coinvolgendo quasi 300 operatori sanitari. L’Honduras ne ha espulsi oltre 150. La presidente del Messico Claudia Sheinbaum a marzo ha invece difeso il programma e ha detto che fornisce cure vitali alle persone più svantaggiate.
“Sono finito su Granma”
Funzionari cubani hanno dichiarato di avere 22.000 operatori sanitari dislocati in 55 Paesi in quella che hanno definito una “missione di solidarietà”. Né loro né il Dipartimento di Stato hanno specificato quali. Il presidente della Calabria Roberto Occhiuto è un sostenitore improbabile del programma cubano, essendo un esponente di spicco di un partito con forti radici anticomuniste. L’accordo della Calabria per portare i medici cubani è stato elogiato sul giornale del Partito Comunista cubano. “Vi rendete conto, sono finito su Granma?” ha detto Occhiuto sorridendo. Ha attirato anche l’attenzione degli Usa. Il chargé d’affaires per Cuba Mike Hammer è volato in Calabria a febbraio insieme al console generale Usa a Napoli. I colloqui con Occhiuto sono stati cordiali, ma Hammer ha chiarito che fonti alternative di personale internazionale sarebbero state molto apprezzate. “Ho avuto pressioni anche durante l’amministrazione Biden. Ma sono aumentate con Trump” ha detto Occhiuto. Ha spiegato a Hammer che il suo governo sta lavorando a incentivi per riportare a casa i medici calabresi. “Ma allo stesso tempo ho ribadito all’ambasciatore Usa Hammer che avevo bisogno di tenere aperti gli ospedali e che intendo mantenere in servizio i medici cubani attualmente in Italia” ha detto Occhiuto. Ha detto all’AP che vorrebbe triplicare il personale medico cubano portandolo a circa 1.000, ma si è trattenuto per non entrare in rotta di collisione con Washington. Il Dipartimento di Stato non ha risposto alle domande sull’incontro. L’ufficio di Occhiuto ha fornito all’AP una foto del suo incontro con Hammer. Invece di pagare l’agenzia governativa cubana che gestisce le missioni mediche, la Calabria ha firmato contratti individuali con i medici ed effettua bonifici sui loro conti correnti italiani.
Metà dello stipendio al Governo
I medici cubani hanno detto all’AP di inviare comunque fino alla metà del loro stipendio al governo cubano.
“Siamo tutti consapevoli della situazione economica che Cuba sta attraversando. È un contributo che diamo volontariamente perché Cuba ci ha formato, ci ha istruito e ci ha fatto diventare medici” dice Arevalo Cruz. Anche la cardiologa cubana Daisy Luperon Loforte ribadisce il concetto: “Non ci consideriamo affatto schiavi dei tempi moderni, come qualcuno ci ha definito. Amiamo il nostro Paese, diamo un contributo economico e siamo felici di farlo”. Il governatore della Calabria ha confermato che 63 medici cubani, alcuni dei quali già coinvolti in missioni mediche internazionali di Cuba, hanno presentato domanda per lavorare nel sistema sanitario regionale in modo autonomo. Il governo cubano non ha commentato se i medici abbiano fatto domanda per posizioni al di fuori del programma. I pazienti sono in gran parte all’oscuro delle tensioni diplomatiche. “Sono intelligenti, hanno empatia e sono anche umili — cosa che non si vede spesso con i medici italiani” dice la residente Maria Morano. “Siamo fortunati che siano venuti, altrimenti il nostro ospedale sarebbe stato chiuso”.










