Non si erano mai incontrate e arrivavano da due parti lontanissime del mondo. Andrea Minasi aveva 23 anni ed era una giovane pianista di Vibo Valentia. Regina Tovar Cerna ne ha 19, viene dal Messico e studia Chimica clinica biologica alla Facoltà di Medicina dell’Universidad Autónoma de Nuevo León. Le loro vite si sono incrociate il 7 agosto, in una sala operatoria dell’ospedale Molinette di Torino: il cuore di Andrea ha ricominciato a battere nel petto di Regina. “Ogni giorno prego per Andrea e per la sua famiglia. Sapere che il suo cuore batte dentro di me mi fa vedere la vita come un dono”, ha raccontato la studentessa in un’intervista a El Norte, rilanciata da diverse testate messicane. Parole pronunciate dopo il ritorno a casa e dopo settimane trascorse tra la vita e la morte, durante le quali l’unica speranza era legata all’arrivo di un organo compatibile.
L’incidente di Andrea e la scelta dei genitori
La storia comincia a Vibo Valentia il 28 luglio, su viale Affaccio. Andrea Minasi rimane gravemente ferita in un incidente stradale e viene ricoverata all’ospedale di Catanzaro. Lotta per nove giorni, ma le lesioni sono troppo gravi: la giovane muore il 6 agosto. Nel momento più doloroso, i genitori Giovanni Minasi e Nerina Corso compiono una scelta capace di trasformare una tragedia in speranza: autorizzano la donazione degli organi della figlia. Vengono donati il cuore, i polmoni, i reni, il fegato, l’utero e le cornee. Secondo quanto ricostruito dai media messicani, quel gesto ha offerto una possibilità di vita o di cura a sette persone. Una di loro è Regina.
Il malore in mare durante il viaggio in Italia
Regina era arrivata in Europa per frequentare un corso di francese a Nizza. Nel fine settimana del 18 luglio aveva deciso di visitare la Liguria insieme ad alcune amiche. Mentre nuotava nelle acque di Porto Venere, viene colpita da un grave problema cardiaco. Un’amica riesce a soccorrerla e viene immediatamente attivata la macchina dell’emergenza. La ragazza riprende conoscenza sull’ambulanza, riesce a espellere l’acqua ingerita e conserva per pochi istanti la lucidità necessaria per inviare un messaggio alla madre Nataly: “Vieni con me, sono sola”. All’ospedale della Spezia, e poi durante gli accertamenti successivi, i medici scoprono un’anomalia congenita di un’arteria coronaria. Fino a quel momento Regina non aveva mai manifestato problemi cardiaci e non aveva mai subito un ricovero. All’improvviso, però, il suo cuore non è più in grado di sostenerla.
La corsa da Genova a Torino e l’unica possibilità di sopravvivere
Le condizioni della diciannovenne precipitano. Regina viene trasferita prima all’ospedale San Martino di Genova, in coma farmacologico e collegata all’ECMO, il sistema di circolazione extracorporea utilizzato per sostituire temporaneamente le funzioni cardiache e respiratorie. Da Genova viene poi portata alle Molinette di Torino. La diagnosi non lascia alternative: per sopravvivere ha bisogno di un trapianto di cuore. Già al secondo giorno di ricovero a Torino viene inserita nella lista nazionale d’emergenza, mentre i macchinari continuano a tenerla in vita. Accanto a lei restano la madre Nataly, il padre Luis Tovar, Nicolás Monteverde, marito della madre, e la sorella quindicenne Renata. L’attesa dura quasi tre settimane, sospesa tra la paura di non fare in tempo e la speranza che da qualche parte possa arrivare un cuore compatibile.
Il 7 agosto arriva il cuore di Andrea
La notizia che la famiglia aspetta arriva il 7 agosto: c’è un cuore compatibile. È quello di Andrea Minasi, morta poche ore prima a Catanzaro. Il dono parte dalla Calabria e raggiunge Torino, dove l’équipe delle Molinette esegue il trapianto che restituisce a Regina una possibilità di futuro. L’identità della donatrice è stata resa pubblica dalla ragazza e dai media messicani che hanno raccolto il racconto suo e della famiglia. La storia è stata ripresa, tra gli altri, da Vanguardia, Zócalo e dalle emittenti locali dell’area di Monterrey e Coahuila. In Italia il sistema dei trapianti tutela l’anonimato reciproco tra donatore e ricevente: l’abbinamento tra i nomi di Andrea e Regina viene dunque riferito sulla base delle dichiarazioni della giovane e dei servizi pubblicati all’estero, non di informazioni diffuse dai canali clinici italiani. “Non ho mai smesso di lottare e non mi sono mai arresa. Ho sempre avuto la convinzione che sarei andata avanti”, ha detto Regina ripercorrendo quei giorni. Poi il pensiero torna alla ragazza che non ha mai conosciuto: “Ogni giorno prego per la famiglia di Andrea e ogni giorno prego per Andrea”.
“Ho dovuto imparare di nuovo a camminare”
Il trapianto è soltanto l’inizio della rinascita. Dopo l’intervento Regina deve affrontare una lunga riabilitazione e imparare nuovamente a camminare. Ogni gesto quotidiano assume un significato diverso: uscire, guardare il cielo, sentire il sole e l’aria, muovere un passo senza l’aiuto di una macchina. “Sono profondamente grata alla mia donatrice per il suo grande atto d’amore e onorerò il suo cuore per sempre”, ha affermato. “Da allora ho imparato che bisogna vivere la vita come se fosse l’ultimo giorno. Sono immensamente grata per questa seconda opportunità di vivere”.
La madre Nataly ha ringraziato l’Italia e il personale sanitario che ha assistito la figlia: “Crediamo in Dio e crediamo che tutto questo abbia seguito un piano perfetto, per la coincidenza dei tempi e per l’aiuto ricevuto dai medici. Siamo profondamente riconoscenti all’Italia, ma soprattutto ad Andrea Minasi”.
Il ritorno in Messico e la promessa di Regina
Venerdì 11 settembre, Regina è tornata in Messico con un cuore nuovo. La ragazza ha scelto di trasformare la propria esperienza in un impegno pubblico: vuole promuovere nel suo Paese la cultura della donazione degli organi. “In Messico questo sistema non è promosso allo stesso modo. Voglio contribuire a diffondere la donazione degli organi e avviare una campagna che possa salvare altre vite”, ha annunciato.
Andrea e Regina non hanno mai potuto conoscersi. La prima aveva davanti una vita fatta di musica; la seconda stava costruendo il proprio futuro tra studio e progetti. A unirle è stata la decisione di due genitori nel momento più devastante che una famiglia possa attraversare. Andrea non c’è più, ma il suo dono continua a produrre vita. E oggi, a migliaia di chilometri da Vibo Valentia, il cuore di una ragazza calabrese batte nel petto di Regina. Lei ha promesso di custodirlo e onorarlo per sempre.












