17 Settembre 2026
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Addio parlamentari “nominati”, ora servono i voti: in Calabria scatta la battaglia per un posto a Roma

La nuova legge elettorale trasforma la regione in un unico collegio e rimette al centro le preferenze. Nel Vibonese Mangialavori rischia, Tucci parte avvantaggiato. Lo Schiavo e Mammoliti possono aprirsi la strada verso Roma

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La nuova legge elettorale in corso di approvazione è al centro di un acceso dibattito politico caratterizzato da valutazioni eterogenee; tra di esse, quelle che a nostro avviso appaiono le più surreali afferiscono all’effettiva portata del peso degli elettori in relazione alla scelta dei futuri parlamentari. Certamente non siamo in presenza né di una rivoluzione copernicana, né tantomeno di una riforma perfetta, ma non può essere condiviso il pensiero di chi la ritiene una legge truffa che poco o nulla cambierà rispetto al precedente sistema elettorale. In tal senso basta tener presente che, con la legge ancora in vigore, agli elettori è preclusa ogni scelta al punto da rendere improprio parlare di eletti al parlamento, in quanto di fatto essi non sono altro che dei semplici “nominati” dalle segreterie di partito, mentre in futuro quantomeno una parte minoritaria, ma comunque consistente, di parlamentari sarà scelta dagli elettori.

Il ritorno del peso degli elettori

Non assegnare il giusto valore al lavoro del Governo dopo che, per oltre trent’anni, è stato reso inutile il ruolo dei cittadini significa ignorare le dinamiche che presiedono ogni riforma nella subiecta materia, caratterizzate da ogni tipo di compromesso necessario per trovare un equilibrio intorno al quale poter coagulare una maggioranza idonea ad approvare una legge che scalfisca vecchi privilegi. Il Governo poteva rendere ancora più centrale il ruolo dei cittadini evitando i capilista bloccati? Certamente si, ma sarebbe poco onesto non sottolineare il concreto rischio che la riforma non trovasse in tal caso i numeri sufficienti nei due rami del Parlamento. Di fronte alla prospettiva che tutto rimanesse come prima, riteniamo che un minimo grado di realismo non possa che portare all’ovvia conclusione che poco sia meglio di niente. Poi i teorici del perfezionismo ci sono sempre stati e sempre ci saranno, ma questo è un terreno che poco ci stimola, avendo sempre preferito occuparci di quel che è e non di quello che poteva essere.

La Calabria diventa un unico collegio

A tal fine riteniamo opportuno, limitando il campo di osservazione alla nostra regione, affrontare alcuni aspetti concreti connessi alla riforma elettorale in itinere. Il punto di partenza non può che essere il fatto che, col nuovo sistema, la Calabria diventa un unico collegio plurinominale; tale circostanza comporterà per i tredici deputati ed i sei senatori “nominati” (nel senso di cui si è detto sopra) nel 2022 la necessità, in caso di ricandidatura in posizione diversa da capolista, di ottenere le preferenze nell’intera regione.

Tutto questo porterà ad una scrematura tra coloro che in passato erano abituati a sedere in uno dei due rami del Parlamento senza neppure il fastidio di chiedere il voto ai cittadini, la quale sarà frutto di una valutazione comparativa tra l’affrontare una campagna elettorale lunga, sfibrante e dispendiosa e le reali possibilità di successo.

Liste difficili da comporre e candidati costretti a contarsi

Un secondo aspetto, strettamente connesso alla “valutazione comparativa” di cui sopra, riguarda le difficoltà che incontreranno alcuni partiti nel comporre le liste. Per comprendere appieno la questione conviene, per comodità espositiva, prendere ad esempio le dinamiche che presiedono l’elezione alla Camera dei Deputati dove, contrariamente al Senato, la ripartizione dei seggi viene effettuata su scala nazionale in relazione alle popolazioni delle singole circoscrizioni, rendendo possibile determinare fin da subito ed in maniera più agevole il numero di eletti spettante alle varie regioni.

Sulla scorta del meccanismo descritto, alla Calabria spetteranno 12 deputati; togliendo i capilista bloccati e la quota riservata all’eventuale premio di maggioranza ben poco resta da assegnare con le preferenze. Posto che le liste sono composte, oltre al capolista, da sei candidati e che, tranne i partiti maggiori, nessun altro potrà aspirare ad eleggere un secondo deputato, ben si comprende il perché in pochi saranno disposti ad accettare una candidatura che, oltre i sacrifici di cui si è detto, non porterà da nessuna parte.

E’ vero che in passato questo tipo di difficoltà veniva superato con le famose candidature “di servizio”, ma oggi la situazione è diversa: infatti, mentre prima i voti finivano in un unico calderone senza la possibilità di individuare l’apporto effettivo di ciascuno, oggi con le preferenze i voti sono direttamente collegati al singolo candidato e se – per scarso impegno o per scarso appeal – questi racimolerà poche centinaia di voti sarà politicamente marchiato a vita.

Il rischio di un Vibonese senza parlamentari

Riducendo ulteriormente il raggio di osservazione alla sola provincia vibonese, occorre affrontare un tema particolarmente dibattuto nell’opinione pubblica, concernente il rischio che il territorio possa rimanere, in seguito alla riforma elettorale, senza rappresentanza parlamentare. Il dibattito in corso è in linea con le fisiologiche difficoltà connesse ad un unico collegio regionale plurinominale, dove la competizione diventa una sanguinosa battaglia. oltre che tra i partiti. anche e soprattutto all’interno delle singole liste.

Attualmente la provincia vibonese esprime due deputati, Giuseppe Mangialavori( FI) e Riccardo Tucci (M5S); premesso che sarebbe un errore equiparare la futura rappresentanza parlamentare del territorio con le probabilità di riconferma dei due politici – nulla esclude infatti che, morto un papa, se ne possa fare un altro – va detto che tra Mangialavori e Tucci il primo, per una serie di motivi, è quello che maggiormente rischia il seggio.

Mangialavori e le “forche caudine” delle preferenze

Intanto le scorie tossiche lasciate all’interno di FI dalle ultime consultazioni regionali che hanno decretato la perdita del seggio da parte del consigliere uscente Michele Comito, giubilato in seguito agli accordi trasversali tra Mangialavori e Pitaro e che hanno portato all’elezione di quest’ultimo, hanno fatto diventare il parlamentare inviso a metà del partito.

A ciò si aggiunga – dando per scontato che il presidente Occhiuto ed il coordinatore regionale Cannizzaro riserveranno i due posti di capolista di Camera e Senato ad uomini di loro stretta fiducia – il fatto che Mangialavori, per ritornare in Parlamento, dovrà affrontare le forche caudine del voto degli elettori, circostanza che – per un politico che non gode di grande appeal per l’atteggiamento silente sempre tenuto nei confronti delle problematiche di interesse generale e poco incline a “battere” il territorio e ad instaurare e mantenere rapporti leali – rappresenta una prova particolarmente insidiosa.

Tucci e il rapporto con il territorio

Completamente diversa la posizione di Tucci che, sempre attento e presente sulle problematiche territoriali e consumando varie paia di scarpe nel percorrere le disastrate arterie provinciali, si è guadagnato stima e considerazione sia a livello nazionale che regionale, e questo lo pone nella condizione di affrontare con maggiore tranquillità l’eventuale giudizio degli elettori.

Lo Schiavo e Mammoliti, la partita del centrosinistra

Dato a Cesare quel che è di Cesare e ritornando sul tema della futura rappresentanza parlamentare del vibonese, va osservato che – mentre da un lato Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega, oltre a Mangialavori con i limiti di cui si è detto, non hanno in loco figure in grado di affrontare con possibilità concrete di successo una campagna elettorale che coinvolge l’intero territorio regionale – sul fronte opposto, oltre al M5S, anche il Partito democratico – nel caso in cui Alecci, mantenendo fede ai propositi di puntare al governo regionale una volta conclusasi l’era Occhiuto, non dovesse candidarsi per il parlamento, o comunque rinunciasse ad un’eventuale elezione per rimanere in Calabria per meglio coltivare i propri obiettivi – potrebbe esprimere una candidatura con significative chances di successo.

Ci riferiamo in modo particolare ad uno tra gli ex consiglieri regionali Antonio Lo Schiavo e Raffele Mammoliti i quali, insieme ad Alecci, hanno dato vita ad un triumvirato dalle basi molto solide che, sfruttando adeguatamente le tre preferenze previste dalla riforma, potrebbe aprire la via verso Roma.

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