La stampa nazionale, in queste ore, ipotizza che Valter Lavitola, il faccendiere dalle mille risorse, possa essere ritenuto il mandante dell’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, avvenuto nell’ottobre scorso a Roma. È quanto emerge dal decreto di perquisizione disposto dai pm della Dda secondo cui Clesio Tavares risulta dal 2017 dipendente della società Cefalù – riconducibile a Lavitola – che gestisce un ristorante nella zona di Monteverde Vecchio a Roma. L’imprenditore avrebbe inoltre garantito l’assistenza legale all’intermediario.
In base a quanto accertato sino a d’ora, Clesio Tavares si troverebbe tuttora in Camerun. Nel decreto si spiega, inoltre, che Pellegrino D’Avino – uno dei componenti della banda – quando è stato raggiunto dalla misura cautelare avrebbe detto al suocero di «avvisare Clesio Tavares affinché quest’ultimo avvisi quell’altro», presumibilmente Lavitola.
Le perquisizioni e il sospetto dei pm
Lo stesso Valter Lavitola non è nuovo a vicende giudiziarie. I vari procedimenti negli anni, per associazione per delinquere, truffa, estorsione si sono conclusi con condanne definitive, altri con assoluzioni, altri ancora con prescrizioni. I pubblici ministeri della Direzione Distrettuale Antimafia sospettano che sia lui il mandante dell’attentato dinamitardo al giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci, avvenuto davanti alla sua abitazione di Pomezia il 16 ottobre del 2025. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati hanno perquisito la sua abitazione e altri luoghi da lui abitualmente frequentati, sequestrando telefonino e pc. Insieme a Lavitola è indagata un’altra persona, mentre quattro sono state arrestate, perché presunte autrici materiali dell’attentato.
Un nome dentro trent’anni di politica e dossier
Valter Lavitola è un nome che attraversa tre decenni di politica, passando per giornali e inchieste giudiziarie e che compare nei dossier della Seconda Repubblica. È un personaggio dalle relazioni trasversali. Nato a Salerno nel 1966, Lavitola a diciotto anni è entrato nella loggia massonica romana Aretè. Laureato in Scienze politiche, ha tentato a più riprese di farsi spazio all’interno del panorama della politica italiana. Negli anni ’80 si è avvicinato al Partito Socialista Italiano nella corrente craxiana e negli anni ’90 ha conosciuto Silvio Berlusconi.
La cena con De Michelis e Zavettieri
Nel mio piccolo ho un ricordo nitido di quando, assistetti per puro caso, anni fa, ad una scenetta d’avanspettacolo. Erano gli anni Duemila, regnante alla Regione un governo di centro-destra con alla guida Peppino Chiaravalloti. Una sera, a cena, non ricordo in quale occasione, mi trovai di fronte Valter Lavitola, che, a sua volta, aveva ai lati, Gianni De Michelis e Saverio Zavettieri. Per tutta la durata della cena, Lavitola si rivolgeva, alternativamente a De Michelis e Zavettieri. Una volta parlando male dell’uno e dell’altro.
L’Avanti!, le condanne e la stagione giudiziaria
Ricordo, anche, che, negli stessi anni Valter Lavitola, fondò e diresse il quotidiano l’Avanti! Nell’ambito della sua carriera giornalistica e da editore Lavitola fu condannato a tre anni e otto mesi di reclusione nel 2015 per finanziamenti pubblici illeciti attraverso società riconducibili a lui e ai suoi soci. Una vicenda che rappresentò il crollo della sua immagine pubblica e l’inizio della sua lunga stagione giudiziaria. Le varie inchieste che negli anni lo hanno visto coinvolto riguardano i reati di associazione per delinquere, truffa, estorsione.
A dicembre del 2013 Lavitola fu arrestato e finì in carcere per tentata estorsione a Impregilo, allora tra le più importanti società italiane di costruzioni e ingegneria, specializzata nella realizzazione di grandi opere infrastrutturali a livello globale, che dal 2020 ha cambiato nome in Webuild.
L’accusa più pesante: il reato di strage
Ora la Procura di Roma contesta, tra gli altri, anche il reato di strage all’imprenditore Lavitola in relazione all’attentato a Sigfrido Ranucci avvenuto nell’ottobre dello scorso anno. È quanto emerge dal decreto di perquisizioni disposto il 4 luglio dai pm della Dda di piazzale Clodio. Per i pm Lavitola è il mandante dell’azione.
Il reato è contestato in concorso con componenti della banda arrestata la scorsa settimana e con Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense di 47 anni e ritenuto l’intermediario tra l’imprenditore e gli esecutori materiali. Nell’atto si afferma che Lavitola ha dato mandato a Clesio Tavares di “individuare soggetti in grado di reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all’abitazione del giornalista” e, sempre Lavitola, il 16 settembre, un mese prima dell’attentato, effettuò con il 47enne un sopralluogo “nei pressi dell’abitazione” del conduttore di Report.










