7 Luglio 2026
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Il riscatto del Mezzogiorno: Svimez incorona il Sud come l’area più dinamica d’Italia negli ultimi 5 anni. Traina il Pnrr

Il rapporto del Centro Studi BCC Campania e Calabria rivela un balzo record del PIL meridionale (+9,5%), trainato da Pnrr e bonus edilizi. Restano però i nodi strutturali e il rischio legato ai dazi Usa

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Il Mezzogiorno d’Italia ribalta i vecchi stereotipi e si riscopre locomotiva economica. Negli ultimi cinque anni, il Sud è balzato in testa alle classifiche di crescita nazionali, affermandosi come l’area più dinamica dell’intero Paese.
I dati parlano chiaro: tra il 2021 e il 2025 il territorio meridionale ha registrato una crescita complessiva del 9,5%, surclassando il 7,1% della media nazionale e il 6,6% del Centro-Nord. Una tendenza confermata anche nell’anno in corso, con il Sud che segna un +0,7% rispetto al +0,5% del resto d’Italia.
Dietro questo exploit non c’è però ancora un cambiamento strutturale, bensì una potente iniezione di capitali temporanei. Il report scientifico della Svimez evidenzia infatti che questo differenziale positivo riflette “fattori in larga parte irripetibili, come l’onda lunga degli incentivi edilizi, l’effetto espansivo del Pnrr nella sua fase più matura e la chiusura del ciclo di coesione 2014-2020″. Lo studio è stato presentato a Napoli durante il convegno conclusivo del progetto Centro Studi della Federazione Banche di Comunità Credito Cooperativo Campania e Calabria.

Campania locomotiva d’Italia, la Calabria arranca

Dietro la media generale del Mezzogiorno si nascondono però due velocità ben distinte, con scenari profondamente divergenti tra le diverse regioni del Sud.
“La Campania registra la crescita cumulata più elevata tra tutte le regioni italiane, con un clamoroso +11,3% nel quinquennio”, evidenzia l’analisi della Svimez. Di contro, la Calabria frena la sua corsa fermandosi a un +5,2% complessivo. La terra d’Altaguardia paga lo scotto di “un’economia meno diversificata e una più lenta uscita dalla lunga fase recessiva avviata lontano nel 2008″.
A confermare la solidità del momento è intervenuto anche il professore Gaetano Vecchione, consigliere scientifico di Svimez: “Il report offre un quadro del Mezzogiorno in grande crescita per il quarto anno consecutivo. L’economia va bene grazie soprattutto al tono espansivo delle politiche pubbliche, anche se vi sono alcune fragilità strutturali che ben conosciamo e che riguardano la demografia, la migrazione dei giovani laureati e un tessuto industriale ancora poco sviluppato”.

La scure dei dazi americani sull’export meridionale

Sulle prospettive di crescita future pende però una pesante spada di Damocle internazionale. Le nuove politiche commerciali e i dazi imposti dagli Stati Uniti rischiano di colpire duramente il tessuto produttivo italiano, sottraendo circa 6,3 miliardi di euro di valore aggiunto e quasi 90.000 occupati a livello nazionale.
Il Mezzogiorno pagherà un conto salato da 13.300 posti di lavoro persi. In prima linea c’è proprio la Campania, che con i suoi 1,93 miliardi di euro è la prima regione del Sud per export verso gli Usa: l’impatto stimato è di 239 milioni in meno di valore aggiunto e 4.700 disoccupati, concentrati nei settori chiave di farmaceutica e agroalimentare. Per la Calabria la perdita sarà più contenuta in termini assoluti (-31 milioni e 800 occupati), ma colpirà duramente una nicchia di mercato ad altissima specializzazione agroalimentare.

Il credito cooperativo come leva per il futuro post-Pnrr

In uno scenario in cui i fondi europei straordinari si avviano alla conclusione, il ruolo delle banche del territorio diventa vitale per trasformare questa fiammata di crescita in uno sviluppo stabile.
“Il credito cooperativo rappresenta quel nuovo modello che sta sostenendo in particolare il Mezzogiorno”, ha spiegato con forza Amedeo Manzo, presidente della Federazione Banche di Comunità Credito Cooperativo Campania e Calabria. Secondo Manzo, le BCC sono oggi protagoniste grazie alla capacità di unire l’agilità della dimensione locale alla forza dei grandi gruppi bancari. “Dobbiamo sempre avere attenzione a comunità e tecnologie, all’uomo al centro del nostro impegno e al confronto con l’Intelligenza Artificiale, per poter rispondere alle sfide di un mondo in rapida evoluzione, declinando la cooperazione in forma aggiornata”.

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