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23 Giugno 2026
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Il protettore del clan Iannazzo di Lamezia pronto ad azioni di fuoco. Le minacce ai medici: “Pistola in pancia”

Nell'inchiesta della Dda di Catanzaro le armi nascoste in un luogo sicuro, il timore delle Forze dell'ordine e le liti "sedate" con la forza: "Se toccano mio nipote li ammazzo"

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Non era solo il factotum del boss della famiglia di ‘ndrangheta dei Iannazzo o il suo autista (LEGGI), Francesco Amantea era disposto a proteggere il clan se necessario ricorrendo ad azioni di fuoco. E’ quanto emerge dalle carte dell’ordinanza del gip Sara Merlini che ha disposto 8 misure cautelari nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Catanzaro contro il clan Iannazzo-Cannizzaro-Daponte (LEGGI). Dall’attività di indagine viene riportato l’episodio di una violenta lite tra Mario Gattini, genero di Amantea, il nipote e altre due persone.

“Se toccano mi nipote gli sparo”

Amantea avvisato dello scontro suggerisce di attendere che i litiganti si concilino da soli, anche per evitare che le Forze dell’ordine, eventualmente chiamate a intervenire, estendessero gli accertamenti anche su di lui, facendosi, però, al contempo garante del fatto che se il contrasto tra i due non fosse terminato nel volgere di poco tempo, avrebbe sistemato personalmente la questione. E l’alterco va avanti senza risolversi spontaneamente come delineato nel corso di una conversazione ambientale intercettata il 19 settembre 2021. Amantea si dimostra determinato a commettere un’eventuale azione di fuoco se le parti contrapposte si fossero resi responsabili di azioni violente nei confronti del nipote, lasciando implicitamente intendere di avere la disponibilità di un’arma da fuoco o di riuscire a reperirne facilmente una “se toccano mio nipote li sparo” . Due giorni dopo Amantea e il genero Gattini affrontarono il problema e nel corso del dialogo emerge l’astio di Gattini : “Ieri sera no l’ho aspettato là con la pistola addosso”.

La preoccupazione dei controlli delle Forze dell’ordine

Amantea è a conoscenza del possesso di un’arma da parte del genero e manifesta tutta la sua preoccupazione in merito a un possibile controllo delle Forze di polizia in casa di Gattini, mentre quest’ultimo sostiene di non aver mai tenuto qualcosa di compromettente pur ammettendo che l’arma era già stata utilizzata: “nooo a casa non tengo niente! E sono pazzo che mi tengo qualcosa? Figurati la pistola! […]  hanno sparato con questa pistola”. Il genero precisa di avere riposto la pistola in una busta e di averla nascosta all’interno di una buca, sulla quale aveva posizionato una pietra per coprirla. E in questa circostanza Amantea conferma di averne una anche lui e di averla nascosta bene, consigliando al genero di mettere la sua in località Anzaro di Lamezia Terme Sambiase.

Le minacce ai medici: “Gliel’ho messa alla pancia la pistola”

Il possesso di quantomeno una pistola da parte dell’indagato è ulteriormente riscontrato -secondo quanto riportato dal gip nell’ordinanza- da altre conversazioni autoaccusatorie, quali quelle registrate il 21 e 28 agosto 2020, in cui Amantea racconta di aver intimorito, in passato, un dentista, puntandogli una pistola alla pancia mentre si era sottoposto a visita: “sono andato per tirarmi un dente e mi ha detto … ed ora ti  faccio … ti faccio pagare tutto quello che mi fai (scherzando ndr)! … ed io avevo una pistola addosso … la prendo …  gliel’ho messa alla pancia … e togli questo dito! … mi ha detto! … gli ho detto … “toglilo tu!” e ha detto … ma no … Amantea … a me questi scherzi non mi vanno” … gli ho detto … “una botta ti do! … se non ti ammazzo”.

“Se è in vena di coglioneggiare lo faccio scappare di casa”

Il factotum dei Iannazzo manifesta l’intenzione di intimidire un altro medico nel caso in cui fosse in vena di irresistibili scherzi di questo genere: “e qualche giorno glielo dico pure a … glielo faccio pure a lui … quando vedo che … che è in vena di coglioneggiare … qualche giorno me la porto davvero … prendo la pistola e gli dico … “dottore … vediamo come fate!” … lo faccio scappare da casa!”. Ma è lo stesso Amantea a dichiarare apertamente di avere una pistola nascosta talmente bene che sarebbe stato difficile anche per le Forze dell’ordine trovarla durante eventuali perquisizioni. Il 24 ottobre 2020,  il nipote di Amantea aspetta l’arrivo di una somma di danaro da un gestore di un bar e lo zio lo rassicura che in caso di problemi, si sarebbe presentato armato nell’esercizio commerciale e che, se fosse stato minacciato, non avrebbe esitato a sparare contro eventuali aggressori. 

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