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29 Maggio 2026
29 Maggio 2026
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I “furbetti” del badge all’Arsac di Crotone e la truffa allo Stato, 20 indagati (NOMI)

Le immagini acquisite mostrano badge passati di mano come oggetti di scambio ordinario, senza alcun timore di essere scoperti

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Addetti alla vigilanza, funzionari e istruttori amministrativi, dell’Arsac di Crotone pronti a coprirsi a vicenda, facendo utilizzare il proprio badge, per certificare la propria assenza fantasma dal servizio, all’amico- collega compiacente, attestando, o faceva attestare, orari di servizio non veri e difformi rispetto a quelli effettivamente prestati. In un caso, un solo dipendente avrebbe strisciato addirittura 12 badge consecutivi a favore di altrettanti colleghi. Un meccanismo di cui si sarebbero avvalsi la quasi totalità dei dipendenti, ben 20 su 23, indagati per truffa ai danni dello Stato e false attestazioni dal servizio, destinatari di un provvedimento di sequestro di urgenza (LEGGI QUI).

I nomi degli indagati

L’indagine del pm Matteo Stacchini, sotto il coordinamento del procuratore capo Domenico Guarascio, nome in codice Absentia, coinvolge Luigi Pisano, 49 anni, di Belvedere di Spinello; Antonio Dama, 63 anni, residente a Crucoli; Giuseppe Lavecchia, 65, di Crotone; Vincenzo Levato, 62, di Strongoli; Mario Marchio, 63 anni, di Crotone; Vincenzo Ammirati, 53 anni, residente a Santa Severina; Giuseppe Barretta, 57 anni, di Rocca di Neto; Sergio Candiloro, 49 anni, di San Giovanni in Fiore; Cesare Carvelli, 55 anni, di Crotone; Vincenzo Dattolo, 60 anni, di Rocca di Neto; Giovanni Diano, 58 anni, di Rocca di Neto; Salvatore Fragale, 58 anni, di Rocca di Neto; Saverio Loria, 61 anni, di Caccuri; Francesco Malfei, 54 anni, di Santa Severina; Francesco Mazza, 64 anni, di Cutro; Giovanbattista Mazzei, 58 anni di Cutro; Berardino Paglia, 63 anni, residente a Crotone; Vittorio Secreti, 53 anni, di San Giovanni in Fiore; Paola Squillace, 58 anni, di Scandale; Giuseppe Stefanizzi, 63 anni di Santa Severina. 

Badge condivisi, presenze fantasma, turni disertati

L’inchiesta trae origine da informazioni riservate pervenute alla Guardia di Finanza di Crotone a fine 2024. I primi sospetti riguardavano il personale con incarichi di vigilanza armata, in servizio su turni h24 nella sede Arsac di via Donegani. Le anomalie riscontrate hanno portato a una serie di appostamenti mirati e all’installazione di telecamere nascoste, in grado di documentare decine di episodi di assenza ingiustificata, abbandono del posto di lavoro e timbrature fraudolente effettuate da colleghi compiacenti. Il metodo sarebbe stato semplice: un dipendente affidava il proprio badge a un collega, che lo utilizzava per marcare l’entrata e l’uscita a suo nome. Questo avrebbe consentito al primo di risultare formalmente in servizio, pur non avendo mai messo piede in sede. Le immagini acquisite, secondo le ipotesi accusatorie, mostrano badge passati di mano come oggetti di scambio ordinario, senza alcun timore di essere scoperti. Un comportamento che gli inquirenti definiscono sistemico, consapevole, e condiviso.

Indagini ampliate: dal personale di vigilanza a tutto l’ufficio

Dai primi controlli sugli addetti alla guardiania, l’indagine si è progressivamente estesa all’intero corpo dei dipendenti, coinvolgendo funzionari amministrativi, istruttori tecnici, vigilanti e operatori generici. Le percentuali di assenze ingiustificate o irregolari oscillano, secondo quanto rilevato nel decreto, tra il 10% e il 90% del personale, con punte massime nei giorni precedenti e successivi ai fine settimana.

In alcuni casi, i dipendenti risultavano regolarmente in servizio mentre svolgevano attività lavorative parallele nel settore della ristorazione o dell’edilizia, documentate tramite appostamenti e verifica incrociata con i dati fiscali. Monitoraggio si è articolato in due fasi: una prima finestra tra ottobre e dicembre 2024 incentrata sulla vigilanza, e una seconda più ampia tra febbraio e marzo 2025, che ha riguardato la totalità dei lavoratori in forza alla sede, documentando un presunto danno erariale e un ingiusto profitto percepito, spaziando da somme minime (120-150 euro) fino a importi superiori ai 4.000 euro per casi particolarmente gravi, come quello di Luigi Pisano, che da solo avrebbe accumulato 225 ore di assenza mascherata. Un abuso istituzionalizzato ,avvenuto secondo le ipotesi accusatorie, bypassando principi costituzionali di economicità, efficienza e trasparenza della pubblica amministrazione.

Le ore di assenza e le somme indebitamente percepite

Luigi Pisano, vigilante, assente per 225 ore. Sequestro: 4.154 euro.

Antonio Dama, vigilante, 188 ore di assenza. Sequestro: 2.974 euro.

Giuseppe La Vecchia, vigilante, 119 ore di assenza. Sequestro: 1.797 euro.

Vincenzo Levato, vigilante, 112 ore di assenza. Sequestro: 1.678 euro.

Mario Marchio, vigilante, 106 ore di assenza. Sequestro: 1.637 euro.

Francesco Malfei,  amministrativo. 59 ore di assenza. Sequestro: 951 euro.

Salvatore Fragale, amministrativo. 46 ore di assenza. Sequestro: 662 euro.

Francesco Mazza, amministrativo. 35 ore di assenza. Sequestro: 565 euro.

Sergio Candiloro, amministrativo. 34 ore di assenza. Sequestro: 518 euro.

Cesare Carvelli, amministrativo. 27 ore di assenza. Sequestro: 393 euro.

Saverio Loria, amministrativo. 29 ore di assenza. Sequestro: 396 euro.

Giovanni Diano,  amministrativo. 32 ore di assenza. Sequestro: 428 euro.

Vincenzo Dattolo, 60 anni, amministrativo. 18 ore di assenza. Sequestro: 267 euro.

Giovambattista Mazzei, amministrativo. 18 ore di assenza. Sequestro: 348 euro.

Giuseppe Barretta, amministrativo. 21 ore di assenza. Sequestro: 350 euro.

Vittorio Secreti, amministrativo. 21 ore di assenza. Sequestro: 362 euro.

Vincenzo Ammirati, amministrativo. 26 ore di assenza. Sequestro: 373 euro.

Berardino Paglia, amministrativo. 11 ore di assenza. Sequestro: 129 euro.

Paola Squillace, amministrativa. 15 ore di assenza. Sequestro: 197 euro.

Giuseppe Stefanizzi, amministrativo. 10 ore di assenza. Sequestro: 123 euro.

Su indicazione della Procura della Repubblica di Crotone, le risultanze dell’indagine saranno oggetto di segnalazione alla Corte dei Conti, per le ipotesi di danno erariale emerse; trasmissione alla Direzione dell’Ente Pubblico, per l’adozione dei provvedimenti di competenza, anche di natura disciplinare.

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