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28 Maggio 2026
28 Maggio 2026
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Corruzione all’Umg di Catanzaro, Riesame bis per De Sarro. Si riapre il capitolo cautelare

Annullata con rinvio l’ordinanza che ridimensiona la misura cautelare per l’ex rettore. La Suprema Corte accoglie i ricorsi di pm e difesa: “Gravi indizi di corruzione e associazione a delinquere da rivalutare”

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Riesame bis per l’ex rettore dell’Università Magna Graecia di Catanzaro Giovambattista De Sarro, coinvolto nell’inchiesta della Procura di Catanzaro “Grecale” che punta a far luce su un presunto sistema collaudato, orientato alla corruzione, al falso, alla truffa ai danni dello Stato,al maltrattamento e uccisione di animali, utilizzati come cavie nei laboratori dell’Ateneo Umg, con la complicità di medici, veterinari, vertici dell’Università Magna Graecia, dirigenti Asp, professori e ricercatori.

La Corte di Cassazione, sesta sezione penale, ha annullato con rinvio l’ordinanza con cui, il Tribunale del Riesame di Catanzaro aveva ridimensionato il quadro accusatorio nei confronti di De Sarro, sostituendo la misura cautelare degli arresti domiciliari con la più blanda sospensione da pubblici uffici per la durata di nove mesi, facendo crollare il reato di corruzione, confermando però la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza per l’associazione a delinquere, il maltrattamento di animali e il falso in atto pubblico.

Sussistente il rischio di inquinamento di prove

Misura cautelare, per la Procura, ritenuta non adeguata a fugare il pericolo di inquinamento delle prove e per questo ha proposto ricorso in Cassazione. Per il pm, il Tribunale ha compiuto una lettura depotenziata degli elementi emergenti dalle indagini, trascurando le pressioni ricevute dalle persone da escutere a sommarie informazioni, come contraddittoria e illogica è la motivazione sull’adeguatezza della misura interdittiva applicata a De Sarro, misura che non può impedirgli di reiterare gli illeciti servendosi del suo entourage e della sua posizione di potere all’interno dell’Ateneo, poiché tale misura non gli impedisce la ingerenza nelle attività universitarie e di ricerca. Concreto e attuale, per la Procura è, pertanto, il pericolo di reiterazione di manovre inquinanti, come è evidente l’inadeguatezza della misura interdittiva applicata all’indagato. Ma c’è di più. 

Il decorso del tempo non giustifica una misura cautelare più blanda

Secondo la Procura il trascorrere del tempo e il diminuire del clamore mediatico non giustificano una misura cautelare più gradata, come ritenuto dal Tribunale, considerando che si tratta di “fattori” che al contrario, determinano una maggior tranquillità negli indagati, spinti ad allentare i freni e a delinquere maggiormente. E la Cassazione è dello stesso avviso: la misura non impedisce all’indagato di continuare a influenzare ambienti e persone, né è idonea a prevenire il rischio di inquinamento probatorio. 

Il “patto sporco” e la figlia favorita: gli elementi di corruzione

Uno dei punti centrali del ricorso del pubblico ministero riguarda il cosiddetto “patto di utilità” tra l’ex rettore e la famiglia Caparello, in particolare per l’assunzione della figlia del professore Giuseppe Caparello, Giovanna, all’interno dell’Ateneo. Le conversazioni intercettate, definite dai giudici del Riesame come “peregrine” e insufficienti, sono state invece rivalutate dalla Cassazione: il Tribunale avrebbe omesso una valutazione sistemica degli indizi, trascurando l’ipotesi di uno scambio sinallagmatico tra favori personali e utilità istituzionali. La Cassazione non dice che la corruzione è provata, ma che gli indizi gravi ci sono e meritano una valutazione completa: non si può escludere, ad esempio, che l’influenza esercitata da De Sarro abbia contribuito a favorire la figlia del collega, in cambio di coperture o fedeltà in seno alla governance universitaria.

Associazione a delinquere da rivedere

Ma la Cassazione ha accolto, sia pure parzialmente, il ricorso della difesa in merito all’associazione a delinquere. Il Tribunale, nell’ordinanza cassata, aveva parlato di una gestione “disordinata” degli stabulari, ma non aveva ricondotto quella gestione a un programma criminale comune, né aveva descritto una struttura stabile e organizzata tra i soggetti coinvolti. Per il Supremo collegio invece, la contestazione dell’associazione a delinquere non può essere superata con valutazioni generiche. Serve una verifica piena circa la sussistenza di un accordo stabile, volto alla commissione seriale di reati in ambito accademico-amministrativo, tra cui falsi, truffe ai danni dello Stato e atti contrari ai protocolli scientifici.

Il falso e i maltrattamenti agli animali: i rilievi difensivi bocciati

De Sarro ha contestato, attraverso i suoi difensori, anche la ricostruzione dei reati di falso e di maltrattamento di animali, sostenendo di aver agito in buona fede e sulla base delle informazioni ricevute dai tecnici delegati. Secondo i giudici di Piazza Cavour, però, questi rilievi sono stati formulati in modo generico, senza attaccare logicamente le motivazioni offerte dal Tribunale, bocciando il ricorso dell’indagato su questi capi e lasciando intatta su questo la valutazione negativa del Tribunale.

La posta in gioco: un intero sistema da accertare

La sentenza della Cassazione non entra nel merito della colpevolezza, ma riapre i giochi su uno dei filoni giudiziari più delicati degli ultimi anni nel mondo accademico. In ballo, infatti, c’è la credibilità scientifica di un’intera istituzione, ma anche l’uso di fondi pubblici, il rispetto dei protocolli sulla sperimentazione animale e la trasparenza nelle nomine e negli incarichi universitari. Il fascicolo ora torna a Catanzaro, dove i giudici del Riesame in diversa composizione dovranno rivalutare la misura cautelare in atto.  

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