Mattinata di terrore e violenza nel quartiere Savutano di Lamezia Terme, nei pressi delle palazzine popolari di via Cilea. Intorno a mezzogiorno, una banale lite tra due cittadini di etnia Rom e un lametino, Francesco Gallo, 53 anni, titolare di una ditta edile, è improvvisamente degenerata in una sparatoria che avrebbe potuto avere conseguenze tragiche.
Secondo la ricostruzione dei militari, l’uomo avrebbe fatto fuoco con una pistola Beretta calibro 9 priva di matricola, colpendo due uomini di etnia rom residenti in zona.
I due sono stati soccorsi e trasportati d’urgenza all’ospedale Giovanni Paolo II: uno è stato ferito a una gamba, l’altro alla schiena, ma nessuno dei due sarebbe in pericolo di vita.
Pistola clandestina e bossoli sequestrati
La pistola utilizzata per la sparatoria è stata recuperata e sequestrata. Durante i rilievi della Sezione Investigazioni Scientifiche del Reparto Operativo di Catanzaro, i militari hanno rinvenuto nove bossoli e un’ogiva sul luogo dell’agguato. L’arma sarà sottoposta a perizie balistiche e di laboratorio per stabilire se possa essere stata utilizzata in altri fatti di sangue avvenuti in zona.
Posizione al vaglio
Poche ore dopo l’episodio di violenza, Gallo si è costituito. Accompagnato dal suo legale, l’avvocato Renzo Andricciola, l’uomo si è presentato nella caserma dei Carabinieri di Sambiase, al cospetto del comandante Giorgio Carafa. Qui ha rilasciato delle dichiarazioni spontanee volte a chiarire la dinamica dei fatti. Su disposizione della Procura della Repubblica di Lamezia Terme, l’uomo è stato posto agli arresti domiciliari in attesa della convalida da parte del giudice. Sul luogo della sparatoria sono immediatamente intervenuti i Carabinieri della Compagnia lametina, guidata dal comandante Andrea Trabucco, che stanno conducendo le indagini per ricostruire l’esatta sequenza degli eventi. Per quanto di competenza, sul posto sono intervenuti anche gli agenti della Polizia di Stato.
Il presunto movente
Secondo la ricostruzione al vaglio degli inquirenti, tutto sarebbe nato da un banale contatto in strada per una precedenza mancata, degenerato in un alterco con spintoni e uno schiaffo che l’uomo dice di aver ricevuto sotto gli occhi della sua famiglia. Rientrato a casa, avrebbe lasciato i congiunti e sarebbe tornato sul posto con una pistola non regolarmente detenuta, dichiarando di voler “chiarire” l’accaduto. Qui, sostenendo di essersi sentito circondato e in stato di agitazione, avrebbe esploso i colpi per “allontanare” i presenti. Per la Procura, il motore dell’azione sarebbe un mix di rappresaglia immediata e perdita di controllo successiva al litigio; per la difesa, invece, si tratterebbe di una reazione impulsiva dettata dal timore. L’uomo è indagato per duplice tentato omicidio, ricettazione e porto abusivo d’arma: qualificazioni ancora suscettibili di verifica nelle prossime ore.
Il “nervo scoperto” della convivenza a Lamezia
La sparatoria ha profondamente scosso l’intera comunità di Savutano, riproponendo con urgenza la problematica della difficile convivenza tra la popolazione italiana e quella Rom nel contesto lametino. Come evidenziato, l’episodio ha toccato un “nervo scoperto” del tessuto sociale locale: la non accettazione e la difficoltà a intessere rapporti di relazione con l’etnia Rom, composta da circa un migliaio di persone nate e residenti in città. La violenza di via Cilea è un segnale d’allarme, soprattutto in vista dei prossimi e cruciali impegni che attendono la città. Nelle prossime settimane, infatti, Lamezia Terme sarà chiamata a gestire un’importante fase storica: la bonifica del campo Rom di Scordovillo e il conseguente trasferimento degli attuali residenti in diversi alloggi Aterp distribuiti nei quartieri cittadini, un programma sostenuto dal Governo Meloni.









