L’ultima storia che vi voglio raccontare e che c’è stata sbattuta “violentemente” in faccia dalla Conferenza dei sindaci sulla sanità è quella di nonno Gerlando Gioffrè di Pizzo. Un uomo di 75 anni che sta lottando contro un tumore insopportabile e dolorosissimo. Il giorno del faccia a faccia tra i sindaci e i Commissari dell’Asp di Vibo Valentia Gianfranco Tomao e Gianluca Orlando nell’aula consiliare di Palazzo “Luigi Razza” si è presentato anche lui, magro e crocifisso al legno del dolore da un male incurabile che lo sta divorando lentamente. Avrei voluto, dopo il suo sfogo di uomo sofferente, alzarmi dalla sedia e andare ad asciugargli le lacrime per lenirgli quel dolore che tutti gli uomini, anche i più malvagi, provano quando sono ammalati.
Il desiderio di essere curato “a casa sua”
Mi ha addolorato il cuore sentirgli dire ai Commissari Tomao e Orlando che vorrebbe essere curato nell’ospedale di Tropea. Il suo nosocomio che, più di ogni altro luogo, gli dà sicurezza e serenità. Alla Conferenza, che si è riunita martedì scorso, tra sofferenze indicibili ha raccontato la sua storia nonno Gerlando. Per pochi minuti, sostenuto dal fratello Lillo, ha catturato l’attenzione di tutti raccontando i risvolti più drammatici del suo male che lo sta costringendo a una vita lastricata di lacrime. Lacrime amare che pesano come la morte.
Il legame con Tropea e con i suoi medici
Gerlando ogni anno deve sottoporsi a un’operazione alla vescica ed è seguito in questo suo calvario al nosocomio di Tropea, dove ha affrontato diverse procedure a causa di una pielonefrite e di altre complicazioni. Nel presidio ospedaliero tropeano, diventato una sorta di sudario per gli uomini condannati a soffrire dal tumore, ha trovato medici buoni e disponibili che conoscono in profondità la sua storia clinica. L’affetto che lo lega a questi medici e infermieri l’ha spinto ad alzarsi dal letto e a recarsi nell’aula consiliare del Comune di Vibo Valentia.
Il grido: “Voglio essere operato a Tropea”
Nonno Gerlando rivolgendosi con fatica ai Commissari ha gridato: “Io voglio. Io voglio essere operato a Tropea, perché loro mi hanno già operato, perché loro sono i miei amici medici. Non si tratta di un mio capriccio ma del diritto alla continuità assistenziale”. Il pensionato ha già coinvolto nella sua Via Crucis il prefetto Anna Aurora Colosimo, i sindaci e il vescovo Attilio Nostro.
Il nodo irrisolto: manca l’anestesista
Nonno Gerlando a Tropea non può essere operato perché manca l’anestesista. Senza questa figura professionale gli interventi non si possono effettuare. L’assenza degli anestesisti nel nosocomio di Tropea ha spinto alle dimissioni l’urologo Alberto Ventrice, che ha denunciato turni massacranti e un contesto segnato da gravi carenze infrastrutturali e organizzative.
*Nella foto nonno Gerlando racconta il suo dolore al vescovo Attilio Nostro




