28 Giugno 2026
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Pil nazionale, la Calabria è all’ultimo posto: il rapporto della Cgia sulle prospettive regionali per il 2026

Si prevede una crescita più marcata per l’Emilia-Romagna (+0,86%), mentre la nostra regione resterà staccata con un incremento limitato al +0,24%

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Il 2025 ha visto il Veneto trainare la crescita economica italiana con un +0,66%, ma nel 2026 sarà l’Emilia Romagna la regione con la previsione di crescita più alta, con un incremento del 0,86% rispetto al 2025. A seguire, si trovano il Lazio (+0,78%), il Piemonte (+0,74%) e il Friuli Venezia Giulia e la Lombardia (entrambi con +0,73%). Tuttavia, l’analisi del Centro Studi Cgia pone l’accento sulla persistente disparità tra il Nord e il Sud del Paese.In fondo alla classifica, con un incremento del +0,24%, si colloca la Calabria, la regione che, purtroppo, continua a fare i conti con un rallentamento della crescita rispetto alle altre realtà italiane.

Emilia Romagna: Pil in crescita grazie a settori strategici

La proiezione di crescita dell’Emilia Romagna, che potrebbe superare la media nazionale nel 2026, si basa su diversi fattori chiave. Secondo i dati, l’economia della regione è sostenuta dalla metalmeccanica, dall’automotive e dalle biotecnologie. A questi si aggiungono un mercato del lavoro solido, investimenti pubblici mirati e politiche innovative che hanno spinto la regione verso una crescita sostenibile. “L’Emilia Romagna ha costruito negli anni un ecosistema favorevole che ha portato a risultati concreti. Il settore manifatturiero, soprattutto metalmeccanico, continua a essere un motore fondamentale della nostra crescita.“, ha dichiarato un portavoce dell’Assessorato regionale allo sviluppo economico.

La Calabria: tra rallentamenti e difficoltà strutturali

In netto contrasto con la regione emiliana, la Calabria registra una previsione di crescita tra le più basse a livello nazionale, con un incremento del +0,24%. Questo dato sottolinea le difficoltà economiche strutturali che affliggono la regione, che fatica a recuperare terreno rispetto al resto del Paese. Il divario tra il Nord e il Sud sembra essere sempre più marcato, come evidenziato anche nel recente rapporto della Cgia. “La Calabria ha un potenziale inespresso che deve essere risvegliato attraverso politiche di sviluppo mirate, soprattutto nel settore delle infrastrutture e dell’innovazione tecnologica. Le risorse per un rilancio ci sono, ma bisogna investire in modo strategico e senza sprechi”, ha dichiarato un esperto di economia regionale.

A livello provinciale: Varese e Bologna al top, Il Mezzogiorno sempre più lontano

A livello provinciale, la crescita più significativa nel 2026 è prevista per Varese, con un +1%, seguita da Bologna (+0,92%) e Reggio Emilia (+0,91%). Queste città, tutte localizzate lungo la via Emilia, continuano a dominare la classifica, mentre le province meridionali, in particolare quelle siciliane, mostrano segni di contrazione economica. In particolare, le province di Enna e Ragusa segnano una leggera flessione, con una riduzione del Pil pari rispettivamente a -0,02% e -0,05%. “Le differenze territoriali non sono una novità, ma ciò che preoccupa è la lentezza con cui alcune province del Sud riescono a recuperare terreno”, ha osservato un analista economico.

Un’Italia a due velocità: la sfida del Sud

Il divario tra Nord e Sud continua a farsi sentire, con il Mezzogiorno che fatica a tenere il passo con le regioni settentrionali. Nonostante il lieve miglioramento di alcune aree del Sud, come la Campania, che potrebbe registrare una crescita positiva in alcune province come Caserta e Napoli, il divario tra le diverse aree del Paese resta evidente e preoccupante.

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