Antonio Iannello, presidente del Consiglio comunale di Vibo Valentia, parla della vicenda che lo ha visto coinvolto nei giorni precedenti il Natale. Un episodio che, solo a distanza di ore, ha assunto i contorni di una intimidazione armata: colpi di pistola esplosi contro la sua auto e il muro della sua abitazione a Triparni, dove risiede. Sono sereno, perché non so nemmeno per chi o per cosa mi dovrei preoccupare”, esordisce Iannello.
La notte degli spari
La ricostruzione dei fatti è affidata alle parole dello stesso Iannello, in un’intervista rilasciata a Il Vibonese. “Il 21 dicembre scorso stavo rincasando a bordo della mia auto – racconta –. Mi apprestavo a imboccare la discesa della rampa del mio garage quando ho sentito alcuni botti”. In quel momento, spiega, non ha attribuito particolare importanza ai rumori. Dopo aver parcheggiato, ha controllato senza notare segni evidenti e ha proseguito la serata senza ulteriori pensieri, preparandosi alla giornata successiva.
Il Consiglio comunale e la scoperta
Il 22 dicembre era in programma un Consiglio comunale dedicato all’approvazione del bilancio di previsione, una seduta durata circa dodici ore. “Una vera maratona, durante la quale le pratiche all’ordine del giorno sono passate tutte”, precisa Iannello. Al termine, una cena con alcuni consiglieri e poi il rientro a casa.
È lì che emerge la realtà dei fatti. “Mia moglie mi ha indicato quattro fori sulla parete esterna di casa e poi abbiamo notato un quinto foro tra il paraurti e il bagagliaio della mia auto”. Successivamente vengono rinvenuti bossoli e pallottole. A quel punto, la consapevolezza: non si era trattato di semplici rumori, ma di colpi d’arma da fuoco.
La denuncia e le domande senza risposta
Iannello si reca immediatamente in Questura per sporgere denuncia. Agli investigatori prova a dare una spiegazione, ma senza trovare elementi concreti. “Se dicessi di non essere preoccupato direi una cosa non vera – afferma a Il Vibonese – ma allo stesso tempo sono sereno, perché non ho nulla da rimproverarmi”. Rivendica di aver sempre agito “nel rispetto delle regole democratiche” e sottolinea come il suo incarico non comporti poteri gestionali o amministrativi, ma un ruolo “istituzionale di garanzia”.
Neppure l’ipotesi di un movente privato sembra reggere. “Nessuna lite, nessun alterco”, riferisce, aggiungendo che anche la sua famiglia ha escluso l’esistenza di fatti non noti agli inquirenti. “C’è qualcosa che non ci hai detto?”, gli avrebbero chiesto i familiari la sera della scoperta, senza ottenere risposte diverse.
L’attesa e il silenzio
D’intesa con gli investigatori, Iannello sceglie la riservatezza, confidando che qualcuno potesse rivendicare il gesto o rendere esplicito il messaggio. “L’ho detto solo al sindaco Romeo, a nessun altro”, racconta. Ma l’attesa resta vana. “Non è arrivato nessun segnale, nessuna telefonata, nemmeno uno squillo. Niente di niente”, a distanza di sedici giorni.
Le indagini e l’ipotesi più grave
Nel frattempo, gli inquirenti valutano anche l’ipotesi di tentato omicidio, poiché uno dei cinque proiettili ha colpito l’auto. Iannello, però, propone una sua lettura dei fatti. “Procedevo a passo d’uomo, stavo entrando nel garage”, osserva. “Se avessero voluto, non potevano mancarmi da quella distanza”. A suo avviso, i colpi sarebbero stati esplosi dopo il suo passaggio: “Quattro proiettili calibro 7.65 hanno colpito la parete esterna del seminterrato e uno, forse l’ultimo, la parte posteriore della macchina. Non credo che abbiano sparato per colpirmi”.
Un ruolo istituzionale sotto esame
“Credo di non esercitare alcuna responsabilità che possa giustificare un gesto di questa natura”, ribadisce il presidente del Consiglio comunale, respingendo collegamenti diretti con la sua attività pubblica. Le indagini restano aperte, mentre sull’episodio continua a pesare l’assenza di rivendicazioni o segnali successivi agli spari.








