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3 Febbraio 2026
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Caso Heaven, l’Usif difende i finanzieri: “Non si criminalizza chi salva vite umane”

Alla vigilia del processo d’appello a Catanzaro, il sindacato dei finanzieri schiera i propri legali a supporto dei colleghi condannati per l'esplosione del veliero.

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“Non si può criminalizzare chi opera per salvare vite umane!”. Con questo monito perentorio l’Usif (Unione Sindacale Italiana Finanzieri) interviene pubblicamente a poche ore dall’apertura del processo d’appello, fissata per il 9 gennaio presso la Corte d’Appello di Catanzaro. Al centro del dibattimento giudiziario vi è la posizione di due militari delle Fiamme Gialle, condannati in primo grado per i drammatici fatti avvenuti il 30 agosto 2020 a bordo del veliero Heaven.

La tragedia dell’Heaven: tra soccorso e fatalità

La vicenda risale a una calda giornata di fine estate di sei anni fa, nel tratto di mare tra Praialonga e Simeri, al largo di Crotone. I due finanzieri erano impegnati nella conduzione dell’imbarcazione Heaven verso il porto calabrese quando, improvvisamente, si verificò una violenta esplosione.

La deflagrazione causò la morte di quattro migranti. Nonostante i due militari fossero rimasti feriti nell’incidente, riuscirono comunque a intervenire tempestivamente, traendo in salvo diverse persone finite in acqua. Nonostante l’atto di coraggio, nel maggio 2024 il Gup del Tribunale di Crotone ha emesso una sentenza di condanna a due anni di reclusione (con sospensione della pena) per le ipotesi di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo.

L’affondo del sindacato: “Basta gogna mediatica

Il segretario generale dell’Usif, Vincenzo Piscozzo, ha espresso ferma solidarietà ai colleghi, sottolineando come il giudizio di secondo grado debba andare oltre la mera analisi formale dell’incidente. “Ribadiamo la piena fiducia nella magistratura – afferma Piscozzo – confidando che il giudizio di secondo grado possa riconoscere l’estraneità dei militari, impegnati in un’operazione di soccorso, e ristabilire un principio di giustizia sostanziale”.

Secondo il sindacato, la condanna attuale incide pesantemente sulla dignità professionale e personale dei militari, esponendoli a richieste risarcitorie che l’organizzazione definisce “sproporzionate rispetto alle retribuzioni”. Piscozzo avverte che il caso rischia di creare un precedente pericoloso: “Il caso non riguarda solo due militari, ma l’intero sistema della sicurezza e del soccorso pubblico”.

Un appello alla politica per la tutela degli operatori

L’Usif solleva una questione di principio che investe i vertici istituzionali, chiedendo garanzie legislative per chi opera in contesti di emergenza e soccorso in mare.

“Lanciamo un appello a Governo e Parlamento – conclude il segretario Piscozzo – affinché vengano introdotti strumenti di tutela per il personale delle forze di polizia, per evitare che chi interviene in emergenza venga lasciato solo. La Guardia di Finanza ha effettuato negli anni migliaia di salvataggi in mare ed è su questa realtà di dedizione e servizio che deve basarsi ogni giudizio, non su logiche di populismo o spettacolarizzazione”.

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