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11 Marzo 2026
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Ospedali in affanno in Calabria, approda in Consiglio regionale la proposta di legge sui medici in pensione

Contratti libero-professionali per garantire i servizi essenziali: una risposta all’emergenza tra vincoli del piano di rientro, dubbi giuridici e assenza di una vera programmazione

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Arriva oggi all’esame dell’Aula di Palazzo Campanella la proposta di legge regionale n. 21, “Disposizioni per garantire la continuità dei servizi sanitari regionali”, con cui la Regione Calabria tenta di fronteggiare una delle criticità più acute del proprio sistema sanitario: la carenza di personale medico, soprattutto nei reparti di emergenza e nelle aree interne.

Il testo nasce con un obiettivo dichiarato: evitare l’interruzione dei servizi essenziali e garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) in una fase ancora segnata da difficoltà strutturali, concorsi deserti e organici ridotti all’osso.

Il meccanismo previsto dalla norma

La proposta consente alle Aziende del Servizio sanitario regionale di conferire incarichi libero-professionali a medici collocati in quiescenza, per una durata massima di 12 mesi, rinnovabile una sola volta. I professionisti interessati opererebbero come lavoratori autonomi, non come dipendenti pubblici, svolgendo attività cliniche e assistenziali nei reparti maggiormente in sofferenza.

Si tratta, di fatto, di medici “gettonisti”, chiamati a colmare i vuoti di organico in settori cruciali come pronto soccorso, anestesia, medicina interna, chirurgia generale e continuità assistenziale. La Regione sottolinea il carattere straordinario e temporaneo della misura, in attesa del completamento dei piani di assunzione ordinari.

I punti di forza: rapidità ed esperienza

Tra i pro della proposta c’è senza dubbio la tempestività. Richiamare medici già formati e con una lunga esperienza alle spalle consente di intervenire rapidamente nei reparti più esposti al rischio di chiusura o riduzione delle attività.

In un sistema bloccato da procedure concorsuali lente e spesso inefficaci, la legge offre uno strumento immediato per garantire turni, guardie e copertura assistenziale, riducendo la pressione sul personale in servizio e limitando il ricorso a soluzioni estemporanee.

I nodi critici: costi, costituzionalità e piano di rientro

Accanto ai vantaggi emergono però criticità rilevanti. La legge dichiara di non comportare nuovi o maggiori oneri per il bilancio regionale, demandando la copertura alle risorse già disponibili nei bilanci delle Aziende sanitarie. Tuttavia, manca una scheda economica dettagliata: non è indicato quanti medici saranno coinvolti né quale sarà l’impatto finanziario complessivo.

Sul piano giuridico, alcuni osservatori sollevano dubbi di tenuta costituzionale, legati all’uso strutturale di contratti autonomi per funzioni tipiche del servizio pubblico, in un contesto in cui il reclutamento ordinario resta fortemente limitato.

Pesa inoltre il vincolo del piano di rientro, che consente assunzioni solo nei limiti dei tetti di spesa e dei piani assunzionali approvati. In pratica, anche volendo, le Aziende del SSR possono assumere molto meno del fabbisogno reale, rendendo queste soluzioni emergenziali quasi obbligate.

Il quadro nazionale e il confronto aperto

Nel dibattito che accompagna la legge si inserisce anche il contesto nazionale. Non risulta formalmente presentato alcun emendamento riconducibile al deputato Cannizzaro, mentre è noto l’intervento del Ministro Ciriani, che autorizza – su base statale – il mantenimento in servizio dei medici oltre i 70 anni, ma come dipendenti e non come autonomi, con compensi orari indicati tra i 50 e i 100 euro al lordo.

Un modello diverso da quello calabrese, che punta a restare nel perimetro del lavoro subordinato, evitando il ricorso ai gettoni, ma che richiede comunque coperture e margini finanziari.

Una risposta necessaria, ma non risolutiva

La proposta di legge n. 21 si colloca dunque a metà strada tra necessità e fragilità. È una risposta concreta a un’emergenza reale, ma anche il segnale di una sanità che continua a muoversi per deroghe e soluzioni temporanee, senza riuscire a colmare il divario strutturale tra fabbisogno e risorse disponibili.

Oggi il Consiglio regionale è chiamato a pronunciarsi. Resta però aperta la questione di fondo: quanto a lungo il sistema sanitario calabrese potrà reggersi su misure straordinarie, senza un rafforzamento stabile degli organici e senza l’uscita definitiva dal perimetro del piano di rientro. Una domanda che va ben oltre il voto odierno.

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