Le elezioni comunali consegnano una fotografia meno lineare di quanto ciascun partito proverà a raccontare nelle prossime ore. Il centrodestra incassa vittorie pesanti, soprattutto a Venezia e Reggio Calabria, e spezza il clima non proprio favorevole seguito alla sconfitta referendaria. Il centrosinistra tiene e vince in diversi comuni, soprattutto in Toscana, ma non riesce a trasformare il voto amministrativo in una prova generale di riscossa nazionale.
Alle urne sono stati chiamati oltre 6 milioni e 600mila italiani in 894 comuni, tra cui 18 capoluoghi di provincia. Nei centri sopra i 15mila abitanti, dove nessun candidato ha superato la soglia prevista, si tornerà al voto per il ballottaggio del 7 e 8 giugno. L’affluenza finale si è fermata al 60,06%, in calo rispetto al 64,91% delle precedenti consultazioni.
Meloni esulta: “Il crollo del centrodestra lo rimandiamo a domani”
La premier Giorgia Meloni sceglie l’ironia per leggere il risultato. “Rivolgo i miei auguri di buon lavoro ai sindaci eletti in questa tornata amministrativa. Avranno il compito di accompagnare le proprie comunità nei prossimi anni, affrontando sfide molto importanti. In bocca al lupo a tutti. P.S. E anche oggi, il tanto annunciato crollo del centrodestra, lo rimandiamo a domani”, scrive sui social.
Il messaggio è chiaro: il centrodestra rivendica di aver retto e, in alcuni casi, di aver conquistato città simbolo. A Venezia, il candidato Simone Venturini, ex assessore di Luigi Brugnaro, vince una delle sfide più importanti della tornata. Una vittoria che pesa perché il centrosinistra puntava a tornare al governo della città lagunare dopo dieci anni.
Venezia e Reggio Calabria, i colpi più pesanti
A Venezia il centrodestra conquista una vittoria ad alto valore politico. Venturini, trentottenne, cattolico, scout, considerato uno dei volti nuovi dello schieramento, ferma l’ambizione del centrosinistra di espugnare una città simbolica del Nord.
Il secondo colpo arriva a Reggio Calabria, dove il centrodestra realizza l’unico vero ribaltone della tornata. Dopo oltre dieci anni di governo di centrosinistra, Francesco Cannizzaro, coordinatore regionale di Forza Italia in Calabria, conquista Palazzo San Giorgio con una vittoria larghissima. La città dello Stretto diventa così uno dei risultati più pesanti per il centrodestra nazionale. “Avanza il centrodestra, la Lega conferma e conquista sindaci in tutta Italia”, esulta Matteo Salvini.
Il caso De Luca: Salerno torna al suo sindaco, ma non al Pd
Più complicata la lettura del risultato di Salerno, dove Vincenzo De Luca torna sindaco per la quinta volta. Una vittoria larga, ma difficile da intestare al Partito democratico. L’ex presidente della Regione Campania corre infatti con sette liste civiche e senza il simbolo del Pd.
È il paradosso della tornata: il centrosinistra può registrare il successo di un’area politicamente riconducibile al suo campo, ma il protagonista del voto resta un leader locale spesso durissimo proprio con il partito. De Luca, autore del libro dal titolo eloquente “Nonostante il Pd”, conferma ancora una volta la forza del suo consenso personale.
Il dato salernitano obbliga però anche il centrodestra a una riflessione: sulla carta, se M5S e Avs non avessero corso separatamente, il campo largo avrebbe potuto sfiorare percentuali molto alte.
Schlein rivendica Toscana, Campania e Puglia
La segretaria dem Elly Schlein sceglie una lettura prudente ma positiva. “Nel complesso i dati confermano i buoni risultati in Toscana con le vittorie al primo turno a Prato e Pistoia e in Emilia-Romagna”, afferma.
Poi aggiunge: “Risultati positivi li stiamo riscontrando anche in Campania a partire da Avellino e in Puglia con la netta riconferma di Andria, su percentuali alte come accade a Mantova. Un risultato che nel suo insieme, pur con tutte le specifiche del caso trattandosi di un voto locale, conferma che quando siamo uniti come campo progressista siamo competitivi e lo saremo anche alle prossime elezioni politiche”.
Il messaggio politico è quello dell’unità: dove il centrosinistra corre compatto, sostiene Schlein, può vincere. Ma il voto dice anche altro: non sempre l’unità basta, e soprattutto non tutti i successi amministrativi sono immediatamente trasferibili sul piano nazionale.
La Toscana torna a sorridere al centrosinistra
Il centrosinistra ottiene risultati importanti nella Toscana che negli ultimi anni aveva mostrato crepe sempre più evidenti nella sua tradizionale identità rossa. A Prato, Matteo Biffoni vince al primo turno, sostenuto anche da una lista civica molto performante. Il centrosinistra torna a vincere anche a Pistoia, dopo anni di governo del centrodestra, e registra affermazioni in comuni come Cascina, Sesto Fiorentino, Incisa e Figline Valdarno. Quest’ultimo è un caso politicamente significativo, perché roccaforte renziana dove David Ermini correva contro il suo ex mentore Matteo Renzi. “Uniti si vince”, esulta il Pd toscano. Ma il quadro nazionale resta più complesso.
Messina resta feudo di Cateno De Luca
A Messina si conferma il peso di Cateno De Luca e del suo movimento Sud chiama Nord. Il sindaco uscente Federico Basile, suo delfino politico, ottiene una vittoria schiacciante e mantiene la città dentro il perimetro del civismo meridionalista costruito dall’ex sindaco. È un altro risultato che sfugge agli schemi tradizionali centrodestra-centrosinistra: nelle amministrative il peso dei leader territoriali, delle liste civiche e delle reti personali continua a essere spesso decisivo.
Vannacci, Azione e il centro che si vede a tratti
La tornata segnala anche qualche movimento nelle aree politiche laterali. Roberto Vannacci sfiora il colpo a Vigevano, roccaforte leghista dove il suo Fronte nazionale si è presentato come elemento di rottura rispetto allo schema tradizionale del centrodestra. Il cosiddetto forno centrista, invece, si intravede solo in alcune partite. Una delle più interessanti è Arezzo, dove si va al ballottaggio e pesa il risultato di Marco Donati, sostenuto da liste civiche e Azione, attorno al 20%. È la conferma che il centro può essere decisivo, ma solo quando ha candidati radicati e riconoscibili.
Il Pd frena: “Non siamo soddisfatti, ma le politiche sono aperte”
Dal Partito democratico arriva una lettura più cauta attraverso il responsabile Organizzazione Igor Taruffi: “Erano 18 i comuni capoluoghi di provincia al voto, vedremo quale sarà il risultato finale. Per il momento sicuramente bene in alcune regioni”. Taruffi riconosce che alcuni risultati non soddisfano pienamente, ma respinge l’idea che il voto amministrativo chiuda la partita nazionale. “Noi continuiamo, come abbiamo sempre detto, a ritenere che la partita per le elezioni politiche del prossimo anno è aperta”, afferma. Il M5S, con Paola Taverna, invita invece a non trarre valutazioni nazionali: “Questo voto, essendo a carattere locale, va interpretato in base alle condizioni e ai risultati di ogni singola realtà comunale. È improprio ricavarne valutazioni di ordine generale”.








