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24 Gennaio 2026
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Intelligenza artificiale, la Chiesa avverte: “Il progresso non diventi dominio sull’uomo”

Dal “cambio d’epoca” denunciato da Papa Francesco alla “nuova mappa di speranza” indicata da Papa Leone XIV: il Magistero della Chiesa riflette sull’intelligenza artificiale come sfida culturale, antropologica ed etica

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Nel Magistero recente della Chiesa cattolica, l’intelligenza artificiale non è considerata un tema tecnico riservato agli specialisti, ma una questione che tocca il senso stesso dell’umano. Secondo quanto emerge dai documenti ufficiali e dagli interventi papali più recenti, l’attenzione nasce dalla constatazione che la rivoluzione digitale incide su aspetti essenziali della persona: il pensiero critico, la capacità di discernimento, l’apprendimento, le relazioni e il rapporto con la verità e la bellezza.

Papa Leone XIV, in particolare, ha parlato di un cambiamento “rapido e profondo” che accompagna l’avvento dell’IA, capace di aprire nuovi orizzonti creativi ma anche di sollevare interrogativi seri sulla libertà interiore e sulla responsabilità umana.

Dal “cambio d’epoca” alla crisi del paradigma culturale

Il Magistero colloca l’IA all’interno di quello che Papa Francesco ha definito un vero “cambio d’epoca”, non una semplice fase di trasformazione.

In questo contesto si inserisce anche la riflessione, già formulata da Benedetto XVI, sulla cosiddetta “dittatura del relativismo”, una società priva di riferimenti stabili, in cui l’io e i desideri individuali diventano l’unica misura del vero e del bene.

Scienza, tecnica e il mito della neutralità

Uno dei punti centrali ribaditi con forza dal Magistero è che scienza e tecnologia non sono moralmente neutrali. Lo affermano esplicitamente il Catechismo della Chiesa Cattolica e l’enciclica Laudato si’, ricordando che ogni tecnologia nasce da intenzioni umane e incorpora una visione del mondo.

La tecnica, sottolinea il Magistero, è un fatto profondamente umano: può essere strumento di sviluppo e liberazione, ma anche di dominio e riduzione dell’uomo a ingranaggio funzionale. Per questo viene distinta la non-neutralità dalla ambiguità: la tecnologia può essere usata bene o male, ma non è mai priva di implicazioni etiche.

Il paradigma tecno-economico e la cultura digitale

Il documento analizza la convergenza tra sviluppo tecnologico e cultura di massa, che ha portato alla nascita di un paradigma tecno-economico fondato su consumo, velocità e produzione continua di dati. Studiosi come Paolo Benanti e Shoshana Zuboff, citati nel testo, descrivono una realtà in cui l’esperienza umana diventa materia prima per l’elaborazione algoritmica e per la previsione dei comportamenti futuri.

In questo scenario si inserisce anche la riflessione del filosofo Byung-Chul Han sul “regime dell’informazione”, caratterizzato da una comunicazione accelerata, emotiva e permanente, che rischia di indebolire il discorso razionale e la partecipazione democratica.

Intelligenza artificiale: cosa è e cosa non è

Il Magistero distingue chiaramente tra IA ristretta (sistemi progettati per compiti specifici) e IA generale, basata su grandi modelli linguistici. Pur riconoscendone l’utilità, i documenti evidenziano che l’IA non “comprende” la realtà come l’uomo: opera per correlazioni statistiche, non per cause, e non è in grado di cogliere il significato profondo dell’esperienza umana Lamezia.

Da qui l’avvertimento: ridurre l’intelligenza alla sola elaborazione dei dati significa impoverire la visione dell’uomo e della conoscenza.

La sfida finale: governare, non subire

La posizione del Magistero non è di rifiuto né di demonizzazione della tecnologia. Al contrario, viene indicata una strada precisa: governare l’innovazione, promuovere una etica dell’algoritmo, investire nella formazione delle coscienze e garantire che i benefici dell’automazione siano redistribuiti, evitando nuove forme di disuguaglianza e dominio.

La vera posta in gioco, si legge nel documento, non è l’autonomia totale delle macchine, ma la ridefinizione dei ruoli, riconoscendo l’intelligenza artificiale per ciò che è: un prodotto dell’intelligenza umana, non il suo sostituto.

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