Momenti di tensione durante il corteo di protesta a Roma contro il governo Meloni, la guerra e il referendum sulla giustizia. Nel corso della manifestazione alcuni manifestanti hanno dato alle fiamme due cartelloni con l’immagine della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, utilizzando fumogeni. L’episodio si è verificato in piazza dell’Esquilino, mentre il corteo attraversava le strade della capitale.
Il cartellone con Meloni e il ministro Nordio
Uno dei cartelloni bruciati raffigurava la premier Giorgia Meloni insieme al ministro della Giustizia Carlo Nordio. Nell’immagine la presidente del Consiglio appariva mentre teneva al guinzaglio e con la museruola il ministro, accompagnata dalla scritta “No al vostro referendum”, un chiaro riferimento alla consultazione sulla riforma della giustizia. Il cartellone è stato distrutto tra fumogeni e cori di protesta lanciati da alcuni manifestanti presenti al corteo.
L’immagine con Netanyahu e la protesta sulla guerra
Un secondo cartellone mostrava invece una stretta di mano tra Giorgia Meloni e il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Accanto all’immagine compariva la scritta “No al vostro genocidio, 75mila civili uccisi, 2 milioni di sfollati”, slogan legato alle proteste contro la guerra in Medio Oriente. Anche questo cartellone è stato dato alle fiamme durante la manifestazione, tra bandiere e fumogeni.
La manifestazione contro governo, guerra e referendum
L’episodio si inserisce nel contesto della manifestazione nazionale organizzata a Roma dal Comitato per il “No sociale”, che ha portato in piazza studenti, lavoratori e movimenti. Il corteo è partito da piazza della Repubblica ed è diretto verso San Giovanni, con slogan contro il governo Meloni, la guerra e il referendum sulla giustizia previsto nelle prossime settimane.
La posizione delle Camere Penali
Sull’accaduto è intervenuto anche il Comitato Camere Penali per il Sì alla riforma costituzionale, che ha espresso solidarietà alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro della Giustizia Carlo Nordio dopo il rogo di alcuni cartelloni con le loro immagini avvenuto durante una manifestazione a Roma.
Secondo il Comitato, “si tratta di un episodio grave che dimostrerebbe come il clima della campagna referendaria abbia ormai superato i limiti di un confronto democratico e civile”. Le Camere Penali ribadiscono inoltre il loro sostegno alla riforma, definita “liberale e progressista”, sostenendo che l’obiettivo sia quello di “rendere il sistema giudiziario più efficiente e garantista, senza mettere in discussione l’autonomia della magistratura”.
Nel comunicato si sottolinea anche come la riforma punti a “riportare il Consiglio Superiore della Magistratura al ruolo originariamente previsto dalla Costituzione, ovvero quello di organo di garanzia libero da logiche correntizie e da condizionamenti esterni”.
Le Camere Penali hanno inoltre criticato l’atteggiamento dell’Associazione Nazionale Magistrati, accusata di “aver alimentato un clima di tensione attraverso una campagna basata su timori ritenuti infondati e su accuse considerate offensive verso gli elettori favorevoli alla riforma”. Secondo il Comitato, “dichiarazioni che hanno associato il voto favorevole a indagati o criminali avrebbero contribuito ad avvelenare il dibattito pubblico”.








