“Golpe istituzionale contro la volontà popolare”. È durissimo l’attacco di Pasquale Tridico alla riforma che introduce due sottosegretari alla Regione Calabria.
Secondo il capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo, già candidato alla presidenza della Regione Calabria, che parla a nome dell’intergruppo consiliare di opposizione, la priorità del presidente Roberto Occhiuto sarebbe “creare due sottosegretari su misura per abbeverare il suo cerchio magico nella spartizione delle poltrone”, mentre la Calabria resta indietro su tutti i principali indicatori.
“La Calabria è ultima in Italia per sanità, infrastrutture, lavoro, servizi. I giovani emigrano a frotte. Gli ospedali collassano. Le strade uccidono”, incalza Tridico, parlando di “uno scenario da bollettino di guerra sociale”.
La legge e il nodo del referendum
Al centro della polemica c’è la legge regionale che ha introdotto le nuove figure di sottosegretari, collegata alla modifica dello statuto.
Tridico contesta soprattutto il metodo seguito, richiamando l’articolo 123 della Costituzione: “Le modifiche statutarie devono essere pubblicate e sottoposte alla possibilità di referendum popolare”.
Ma secondo l’europarlamentare, questo passaggio sarebbe stato aggirato:
“Occhiuto ha modificato la legge sul referendum per escludere dalla consultazione le revisioni definite ‘organizzative’, facendo rientrare esattamente questa riforma in quella categoria”.
Un meccanismo che Tridico definisce senza mezzi termini “un espediente chiuso in casa propria, con regole scritte ad hoc”.
Costi e priorità: “400mila euro per nuove poltrone”
Nel mirino anche i costi dell’operazione. “Quattrocentomila euro l’anno per due figure il cui compito è solo coadiuvare il presidente”, sottolinea Tridico, evidenziando come inizialmente la cifra fosse ancora più alta.
“Oltre 14mila euro al mese ciascuno, mentre si taglia su sanità, scuola e futuro dei giovani”, attacca, parlando di un modello che definisce “Occhiuto style”.
L’annuncio: “Andiamo al referendum”
L’intergruppo di opposizione ha deciso di reagire formalmente. “Abbiamo depositato la richiesta per avviare l’iter referendario”, annuncia Tridico.
Una scelta motivata dalla necessità di “restituire centralità alla volontà popolare su decisioni di questa rilevanza”.
“Le regole non si piegano alla convenienza di chi governa. La Calabria non è il feudo personale di Occhiuto”, prosegue, rilanciando una battaglia che si preannuncia anche sul piano istituzionale.
“I calabresi non sono comparse”
Nel passaggio finale, il messaggio politico si fa ancora più netto: “Il Consiglio regionale non è un ufficio di collocamento e i calabresi non sono comparse. Hanno il diritto di dire la loro. E lo faranno”.









