Non è un blitz come gli altri. Perché dentro questa operazione antimafia, che colpisce ancora una volta il cuore delle Preserre vibonesi, c’è una storia rimasta sospesa per quattordici anni. E c’è un nome che torna, pesante: Filippo Ceravolo.
Soriano epicentro del blitz
Nella mattinata odierna i Carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia, con il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria” e dell’8° Nucleo Elicotteri, hanno dato esecuzione a un provvedimento cautelare emesso dal Gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. L’operazione si è sviluppata in più territori — dalle province calabresi fino a Torino, Sassari, Teramo, Terni e Viterbo — e ha riguardato 15 indagati, cinque dei quali già detenuti. Le accuse, a vario titolo, sono pesanti: associazione mafiosa, omicidio, tentato omicidio, estorsione aggravata dal metodo mafioso, detenzione e porto illegale di armi. Dopo i Maiolo di Acquaro e gli Emanuele-Idà di Gerocarne, questa volta l’epicentro investigativo si sposta su Soriano Calabro, con un colpo diretto ai vertici del clan Loielo.
I presunti killer di Filippo Ceravolo nella rete
Ma il dato che segna un punto di svolta è un altro. Tra gli omicidi ricostruiti dagli inquirenti c’è anche quello di Filippo Ceravolo, il 19enne ucciso la sera del 25 ottobre 2012 a Pizzoni, in località Calvario. Una vicenda che per anni è rimasta sospesa tra dolore e mancanza di verità. Secondo quanto emerge dagli atti dell’inchiesta “Jerakarni” della Dda di Catanzaro, gli investigatori hanno dedicato un intero capitolo a quell’agguato. Un omicidio maturato nel contesto della faida tra i clan Emanuele-Idà e Loielo. Filippo non era il bersaglio. Il vero obiettivo dei killer, secondo la ricostruzione investigativa, era Domenico Tassone, arrestato proprio nei giorni scorsi nell’operazione condotta dalla Polizia di Stato sempre sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia.
L’agguato era stato pianificato con cura maniacale. Secondo le ipotesi accusatorie Nicola Ciconte e Bruno Lazzaro, avrebbero avuto il compito dei cosiddetti “specchietti”, ovvero l’avvistamento del bersaglio. A bordo di una Fiat Punto di colore grigio, avrebbero atteso il passaggio dell’autovettura su cui viaggiava Tassone, segnalando al gruppo di fuoco il momento dell’esecuzione con tre colpi di clacson. A sparare sarebbe stato Alessandro Nesci Giovanni, classe 1990, il solo per il quale il gip ha ritenuto sussistere la gravità indiziaria di colpevolezza idonea alla misura cautelare. L’arma utilizzata era un fucile da caccia a canna lunga a carica multipla: un errore nell’uso del mezzo di esecuzione trasformò l’agguato in una tragedia collaterale. A perdere la vita non fu Tassone — rimasto ferito solo lievemente — ma Filippo Ceravolo, completamente estraneo a qualsiasi contesto criminale, colpevole unicamente di aver accettato un passaggio dall’uomo designato come bersaglio per andare a trovare la propria fidanzata.
I nomi coinvolti nell’inchiesta
Sono invece 15 i destinatari della misura cautelare in carcere eseguita all’alba dai carabinieri su disposizione del gip di Catanzaro, su richiesta della Dda. Tra questi figurano Francesco Alessandria (56 anni, Sorianello), Salvatore Callea (59 anni), Enza Ciconte (32 anni, Gerocarne), Nicola Ciconte (37 anni, Sorianello), Bruno Lazzaro (38 anni, Chivasso), Cristian Loiello (36 anni, Sant’Angelo di Gerocarne), Rinaldo Loielo classe 1995 (31 anni), Rinaldo Loiello classe 1991 (35 anni), Valerio Loielo (32 anni), Giovanni Nesci (29 anni, Sorianello), Giovanni Alessandro Nesci (36 anni, Sorianello), Filippo Pagano (35 anni, Roma) e Marianna Raimondo (54 anni, Gerocarne), mentre altri soggetti risultano già detenuti al momento dell’esecuzione del provvedimento.






