La situazione del fiume Crati non è più solo un’emergenza ambientale, ma è diventata il simbolo di una distanza siderale tra le necessità del territorio e le decisioni dei palazzi romani.
Mentre la politica regionale sembra restare a guardare, la società civile ha deciso di prendere in mano il proprio destino, documentando criticità che meriterebbero ben altra attenzione. Vittoria Baldino, Vicepresidente del Movimento 5 Stelle alla Camera, ha espresso con forza questa frustrazione dopo l’ultimo incontro con le realtà locali.
L’impegno dei cittadini e la supplenza alla politica
L’iniziativa nata dal basso rappresenta una risposta concreta all’immobilismo istituzionale che per troppo tempo ha caratterizzato la gestione idrogeologica della Calabria del nord. Come sottolineato dalla deputata pentastellata, il confronto avvenuto recentemente nel territorio ha evidenziato una verità difficile da digerire per chi governa.
Baldino ha infatti dichiarato che “l’incontro promosso dai Guardiani del Crati a Thurio, con la partecipazione dell’ingegnere idraulico Paolo Veltri e l’invito rivolto alle istituzioni fino al Prefetto, dice una cosa semplice e scomoda: i cittadini della Sibaritide stanno facendo il lavoro che la politica regionale non fa. Analizzano, documentano, propongono. E chiedono risposte che ancora non arrivano.”
In questo scenario, l’attivismo locale diventa l’unico baluardo contro l’oblio, trasformando la protesta in una proposta tecnica che però attende ancora di essere recepita dai vertici della Regione e del Governo.
Cronaca di un disastro annunciato
Il dramma delle alluvioni in questa zona non è un evento imprevedibile o frutto di una sfortunata coincidenza meteorologica, ma la logica conseguenza di decenni di incuria sistematica. La storia recente parla chiaro e i numeri sono impietosi.
La Vicepresidente M5S ha ricordato come “l’esondazione di febbraio era ampiamente prevedibile come tutti i 32 eventi alluvionali che si sono succeduti sul Crati dal 2000 ad oggi per argini vecchi di un secolo, alveo non dragato, foce non pulita, e i lavori di messa in sicurezza fermi.”
Questa mancanza di manutenzione ordinaria e straordinaria ha trasformato una risorsa naturale in una minaccia costante per le comunità che vivono lungo il suo corso, rendendo ogni pioggia un potenziale rischio per la sicurezza pubblica.
Il muro del Governo in Parlamento
Per cercare di invertire questa tendenza, Baldino ha tentato la via parlamentare, proponendo una serie di interventi mirati all’interno del decreto maltempo, volti non solo al ripristino ma anche alla prevenzione e al sostegno economico di un’area messa in ginocchio dal fango. Tuttavia, la risposta della maggioranza è stata un secco diniego su tutta la linea.
Baldino spiega nel dettaglio il senso della sua iniziativa legislativa: “Per questo alla Camera nei giorni scorsi nell’ambito del decreto maltempo ho presentato quattro emendamenti per attenzionare e correggere le storture di chi governa: 30 milioni per la manutenzione, pulizia e messa in sicurezza del Crati; 200 milioni per la ripresa delle attività produttive travolte dal fango; 250 milioni per la messa in sicurezza delle strade provinciali, le prime a cedere a ogni pioggia e a tenere isolate intere comunità; 400 milioni per le grandi arterie colpite dal maltempo dalla SS. 106 alla SS. 18. Il governo li ha bocciati tutti.”
Questo rifiuto pesa come un macigno sul futuro della Sibaritide, lasciando il territorio scoperto proprio mentre le necessità infrastrutturali diventano più urgenti.
Spezzare il ciclo dell’emergenza perenne
Il vero problema risiede in un approccio culturale e politico che preferisce gestire la catastrofe piuttosto che investire nella prevenzione. La politica del “giorno dopo” ha dimostrato fallimenti ripetuti, eppure continua a essere il paradigma dominante nelle scelte amministrative nazionali.
La riflessione finale di Baldino è amara ma decisa nel chiedere un cambio di rotta immediato: “Il problema nel nostro Paese è che si interviene sempre dopo, mai prima. Sul Crati questo meccanismo perverso si ripete da decenni: si conta il danno, si promette l’intervento, si dimentica tutto fino alla prossima esondazione. I Guardiani del Crati hanno rotto questo schema: tengono viva la memoria, tengono alta la pressione, tengono accesa la luce su un fiume che la politica vorrebbe continuare a ignorare. Ora le istituzioni ascoltino.”
Il messaggio è chiaro: non c’è più spazio per le promesse da marinaio, serve che la voce del territorio arrivi finalmente a destinazione.






