Si chiude con una formula di piena assoluzione una delle vicende giudiziarie più lunghe e complesse della Calabria.
La Corte di Cassazione ha infatti annullato senza rinvio la condanna a carico del generale Graziano Melandri, coinvolto in un’inchiesta iniziata nel lontano 2011 riguardante la gestione della discarica di Alli, a Catanzaro.
Melandri, che all’epoca dei fatti ricopriva il delicato incarico di commissario straordinario per l’emergenza ambientale, ha visto finalmente riconosciuta la propria estraneità ai fatti contestati dopo tre lustri di processi.
La sentenza della Terza Sezione penale della Suprema Corte cancella definitivamente ogni ombra sul suo operato, mettendo fine a un calvario che aveva visto l’ufficiale subire due precedenti condanne, rispettivamente nel 2021 e nel 2025.
La rinuncia alla prescrizione: una scelta per difendere l’onore e la verità
Il verdetto degli Ermellini non è solo una vittoria tecnica, ma il coronamento di una precisa strategia umana e legale.
Nonostante il lungo tempo trascorso dall’avvio dell’indagine potesse far scattare l’estinzione del reato per decorrenza dei termini, il generale ha optato per la strada della trasparenza totale.
Melandri aveva infatti rinunciato alla prescrizione pur di vedere riconosciuta la sua innocenza nel merito, rifiutando una via d’uscita che non avrebbe chiarito la sua posizione. Questa ferma volontà di arrivare a un giudizio di merito ha permesso ai suoi legali, gli avvocati Giuseppe Fonte e Giacomo Carbone, di dimostrare la correttezza della condotta del loro assistito durante tutto il periodo del mandato commissariale.
Legittimità confermata: la fine di un pregiudizio lungo tre lustri
Il riconoscimento ottenuto in sede penale si aggiunge a quanto già stabilito dalla magistratura contabile in passato.
Anche la Corte dei Conti, infatti, aveva analizzato i provvedimenti adottati durante l’emergenza ambientale calabrese, dichiarando la piena legittimità degli atti firmati dal generale. Dopo quindici anni di indagini che hanno coinvolto politici e imprenditori, la posizione dell’allora commissario viene restituita alla completa integrità. Con l’accoglimento delle tesi difensive, si chiude un capitolo doloroso per la giustizia locale, confermando che l’azione amministrativa svolta per il sito di Alli era stata improntata al rispetto delle norme vigenti.
“L’annullamento senza rinvio della condanna pone la parola fine dopo quindici anni” sancisce la definitiva chiusura di una ferita giudiziaria che ha segnato profondamente la cronaca calabrese.






