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9 Maggio 2026
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Ergastolo per il killer di Nicotera: confermata la massima pena per Francesco Olivieri

La Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro mette il sigillo sul processo per il raid omicida dell’11 maggio 2018. Riconosciuta la piena capacità di intendere e volere dell’imputato, protagonista di un ultimo scatto d’ira violenta poco prima della sentenza.

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Si chiude con la condanna all’ergastolo il complesso iter giudiziario a carico di Francesco Olivieri, il trentanovenne di Nicotera noto come “Cicko”, responsabile di una scia di sangue che ha sconvolto il Vibonese sei anni fa. La sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro giunge al termine di un nuovo dibattimento, resosi necessario dopo un secondo annullamento con rinvio disposto dalla Suprema Corte di Cassazione. I giudici hanno confermato la responsabilità dell’imputato per i reati di duplice omicidio aggravato, tentato omicidio, lesioni personali, danneggiamento e detenzione illegale di armi, rigettando le tesi difensive che puntavano sull’infermità mentale.

Il nodo della perizia e la consapevolezza della furia omicida

Il pilastro su cui poggia il verdetto è la perizia psichiatrica disposta dalla Corte, che ha sancito in modo inequivocabile la piena capacità di intendere e volere di Olivieri al momento dei fatti. Sebbene la difesa, rappresentata dall’avvocato Francesco Schimio, avesse depositato una consulenza di parte che concludeva per l’incapacità dell’imputato, i giudici hanno ritenuto prevalenti le conclusioni dei periti d’ufficio. Secondo quanto emerso, Olivieri era perfettamente consapevole della propria volontà omicida quando, l’11 maggio 2018, imbracciò il fucile per uccidere a Nicotera Michele Valarioti e Giuseppina Mollese. La stessa furia si era poi spostata a Limbadi, provocando il ferimento di Francesca Vardè, Vincenzo e Pantaleone Timpano. Un disegno criminoso che l’imputato ha sempre giustificato con il desiderio di vendicare la morte del fratello Mario, ucciso nel lontano 1997.

Tensione in aula e aggressione agli agenti in video-collegamento

La lettura della sentenza è stata preceduta da momenti di estrema tensione e violenza. Francesco Olivieri, collegato in videoconferenza dal carcere di Prato, ha dato sfogo a un’ultima crisi di rabbia devastando la saletta in cui si trovava e aggredendo brutalmente gli agenti della Polizia Penitenziaria. Questo comportamento ha indotto i giudici a ordinare l’immediata espulsione dell’imputato dall’aula virtuale. In seguito all’episodio, la Procura Generale di Catanzaro ha richiesto la trasmissione degli atti e delle registrazioni video alla Procura di Prato, competente per territorio, affinché si proceda penalmente per i nuovi reati commessi durante l’udienza.

Un verdetto che mette fine alla scia di sangue del Vibonese

Con questa sentenza, la giustizia tenta di porre un punto definitivo su una delle pagine più cupe della cronaca recente della provincia di Vibo Valentia. La conferma dell’ergastolo ribadisce la gravità di una condotta che ha distrutto famiglie e seminato il terrore in due diverse comunità. La determinazione della Corte nel riconoscere la lucidità del killer neutralizza il tentativo di trasformare una vendetta premeditata in un raptus di follia, restituendo una verità giudiziaria che pesa quanto la massima pena prevista dall’ordinamento italiano.

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