Il dibattito sul destino dell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza non può essere ridotto a una mera questione di mattoni e corsie, ma rappresenta lo specchio di una necessità molto più profonda: il ritorno a una pianificazione lungimirante. “La discussione in atto sul futuro dell’Ospedale di Cosenza non è solo una vicenda di edilizia sanitaria: è la grande opportunità per comprendere quanto sia urgente, oggi più che mai, tornare alla Politica con la P maiuscola. C’è una metafora calzante che gira in questi giorni per farsi capire: bisogna evitare di confondere l’idraulico con l’idraulica. La tecnica serve a gestire l’esistente, ma è la visione politica che deve orientare il futuro.” Con queste parole il coordinatore regionale di Base Popolare, Vincenzo Arnone, inquadra la complessità di una scelta che segnerà il territorio per i prossimi decenni.
In quest’ottica, l’appuntamento della manifestazione programmata per il prossimo 26 maggio non deve essere vissuto come una semplice protesta di parte, bensì come un’occasione di confronto per arricchire la prospettiva dell’intera comunità. Per evitare che ogni proposta si areni in uno scontro sterile tra chi invoca il nuovo a prescindere e chi si barrica a difesa dello status quo, diventa fondamentale riscoprire il valore dei corpi intermedi. I partiti politici devono tornare a essere veri luoghi di discussione e rappresentanza dei bisogni dei cittadini e delle forze produttive, superando la deriva che li ha ridotti a semplici comitati elettorali. Le scelte urbanistiche, infatti, determinano inevitabilmente la fortuna o il declino delle diverse aree di un territorio.
Lo squilibrio dell’area urbana e l’isolamento del Savuto
L’ipotesi di trasferire il polo ospedaliero ad Arcavacata, nei pressi dell’Università della Calabria, risponde a una precisa linea ma genera una comprensibile apprensione nella zona meridionale della città capoluogo. Mentre le istituzioni discutono della fusione tra Cosenza, Rende e Castrolibero e della prospettiva di una Città Metropolitana, la realtà geografica ed economica suggerisce di trattare l’intero comprensorio, da Montalto fino ai Casali e alla zona sud di Piano Lago, come un unico grande ambito urbano.
Attualmente si registra un pericoloso impoverimento della porzione meridionale del cosentino. Se da un lato la conformazione del territorio ha agevolato l’espansione verso nord, dall’altro pesa la frammentazione politica dei piccoli municipi del Savuto e dei Casali. Muovendosi in ordine sparso, le singole amministrazioni si limitano a difendere il proprio campanile, rinunciando a una cabina di regia comune che darebbe maggiore forza contrattuale nei rapporti con la Provincia e la Regione. La scomparsa della Comunità Montana del Savuto ha lasciato un vuoto istituzionale evidente. Il risultato macroscopico di questo isolamento è l’avanzamento dei lavori per il nuovo svincolo autostradale tra Rende e Montalto, a fronte della totale sparizione dall’agenda politica del dibattito sullo svincolo a sud di Cosenza, opera che risulterebbe invece vitale per garantire l’accessibilità e l’ammodernamento dell’attuale ospedale Annunziata.
Il potenziale di Piano Lago e l’integrazione dell’Unical
Per uscire da questa crisi serve un dialogo stabile e policentrico. Un esempio emblematico di questa mancata visione d’insieme è rappresentato dal territorio di Mangone, in cui ricade l’importante zona industriale di Piano Lago. Quest’area non può essere considerata una vicenda puramente locale, poiché costituisce a tutti gli effetti la vera area industriale a sud di Cosenza. Gli amministratori della città capoluogo non hanno ancora compreso le potenzialità di uno snodo strategico che accorcia le distanze con la Calabria centrale, con Lamezia Terme e con il suo aeroporto internazionale.
In questo scenario di sviluppo, l’Università della Calabria può giocare un ruolo decisivo andando oltre i confini fisici del proprio campus. Lo Statuto dell’ateneo pone il trasferimento della conoscenza al servizio del progresso civile della regione come un obiettivo primario. Il recente insediamento della Facoltà di Professioni Sanitarie nel complesso di San Domenico, nel centro storico cosentino, dimostra come sia possibile decentrare con intelligenza le strutture universitarie. Questa strategia potrebbe essere replicata valorizzando la vocazione agricola e gli ampi spazi di Piano Lago per l’insediamento di una facoltà di Agraria.
Spostare l’Annunziata, istituzione cardine dello sviluppo cittadino fin dal 1484, senza prevedere adeguate compensazioni strategiche significherebbe infliggere un colpo durissimo al tessuto economico e commerciale nato intorno al nosocomio. La complessità del dibattito si ridurrebbe notevolmente investendo su collegamenti veloci e moderni. Sfruttando la rete a scartamento ridotto di Ferrovie della Calabria, si potrebbe connettere rapidamente il centro storico, i comuni dell’interno e l’area sud direttamente con l’Unical, permettendo agli studenti di vivere la città antica raggiungendo le aule in pochi minuti. Una prospettiva concreta che richiede soltanto la volontà comune di restituire spazio alla competenza e alla visione politica.








