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28 Maggio 2026
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Reggio, Cannizzaro e i “Morrie” già alla porta: pressing, poltrone e resa dei conti nel centrodestra

Il nuovo sindaco non ha ancora indossato la fascia tricolore, ma nella coalizione è già partita la corsa a giunta, sottogoverno e spoil system. Tra azzurri, Fdi, Scopelliti, Lega e piccoli alleati, il primo banco di prova sarà la gestione degli appetiti

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“Ci sono almeno due Morrie che gli stanno rompendo le palle sin dal primo exit poll. Non se ne può più , e che diamine! Ma fategli indossare almeno la fascia tricolore prima di metterlo sotto la pressa delle richieste “. Chi sgranocchia di res cannizzariane, non esita a paragonare il pressing asfissiante di taluni attori politici, ma forse sarebbe meglio definirli comparse alla Jimmy il Fenomeno, a quello di Morrie Kessler nel mastodontico “The goodfellas “. Morrie era il proverbiale rompiballe col vizio di chiedere la propria parte in maniera ossessiva a De Niro, che però non gliela dava. Primo perché gli stava antipatico per il suo pretendere, poi perché era convinto che non meritasse.

Il pressing sul nuovo sindaco

Ironia del raffronto a parte, il nuovo sindaco di Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro, deve già far fronte ai pressatori più o meno antipatici. Quelli che non hanno il senso della misura- e ce ne sono diversi nella galassia di centrodestra reggina– pretendendo riconoscimenti fuori e dentro il perimetro della prossima giunta municipale e a cui, dati alla mano, non avrebbero diritto. E però, un piatto di minestra lo avranno tutti, il che non significa necessariamente che ogni sigla sarà rappresentata nell’esecutivo cittadino. I posti sono limitati, ma c’è il sottogoverno, il quale in una realtà articolata come quella metropolitana, offre più di una soluzione, e di uno strapuntino.

Spoil system e competenze

Anche perché, come sussurrano i bene informati, “È vero che Ciccio non farà prigionieri, ma non scalzerà nemmeno le competenze soggette a spoil system con fontanieri, con tutto il rispetto per la nobile figura lavorativa “. In parole ancora più povere, le “purghe” saranno fatte a tappeto; tutti i protagonisti manageriali, di nomina politica, appartenenti all’epoca deposta a suon di voti appena 48 ore fa, saranno sostituiti. Chi prima e chi dopo. “Anche quelli saliti sul carro cannizzariano prima che questi fosse messo in strada; loro (i trasformisti) pensano di essersi cautelati con congruo anticipo, ma saranno spazzati via. Col sorriso però “, viene assicurato al cronista.

Scopelliti, Lega e la fine dell’effetto Durigon

E quelli che invece sono saliti sul Carroccio? Devono mettersi dietro a Peppe Scopelliti, che con il suo ragguardevole 8.2% ha diritto ad una maggiore considerazione rispetto ad una ‘leguccia ‘attestatasi al 6.8, pochino considerando la potenza di fuoco dimostrata in campagna elettorale. Un dato, questo, che certifica la fine dell’effetto Durigon. Approdato in Calabria come grande federatore, il plenipotenziario di Salvini, ultimamente sta brillando per la capacità opposta: dividere senza imperare e, soprattutto, senza imparare che se non ti mariti davvero con Scopelliti (che non fa l’amante clandestino di nessuno) le quotazioni della Lega scendono di brutto. Hai voglia ad evocare la rivoluzione del Ponte con i suoi tanti cantieri.

Azzurri, Fdi e piccoli alleati

Scontata l’assegnazione delle postazioni di preminenza al blocco azzurro, che in termini percentuali sfiora il 25%, e a Fdi con poco più dell’11, anche i piccoli dell’alleanza saranno gratificati. Vedi Noi Moderati, che grazie al lavoro diplomatico di Pino Galati, ha comunque fatto la sua parte in riva allo Stretto (4.30%) alla prima apparizione, con risorse umane locali e senza potersi avvalere del contributo di grandi big nazionali, anche perché non è che Lupi abbia questo irresistibile appeal da Milano in giù.

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