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28 Maggio 2026
28 Maggio 2026
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Giganti di Cozzo del Pesco, al via i lavori nel castagneto millenario di Rossano. Ma il WWF avverte: “L’allarme resta alto”

Un patrimonio naturale di inestimabile valore, risalente all'anno 1100, rischia di scomparire a causa di errori umani del passato e di una burocrazia troppo lenta

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Sono iniziati i lavori all’interno dell’oasi naturalistica di Cozzo del Pesco, a Corigliano Rossano, culla di uno dei castagneti più antichi d’Europa.
Tuttavia, l’avvio delle attività, frutto di lunghe e travagliate trattative tra Calabria Verde e l’amministrazione comunale, non basta a rassicurare gli esperti.
Flaviano Lavia, socio del WWF di Corigliano Rossano, mantiene alta l’attenzione: “Sono iniziati i lavori nell’oasi, dove sorge uno dei castagneti più antichi d’Europa: piante che risalgono all’anno 1100, alcune delle quali, crollate di recente, avevano tra gli 800 e i 900 anni. Un patrimonio che sta morendo non per vecchiaia, ma per errori umani accumulati nel tempo e per una burocrazia che ha impedito di intervenire quando si poteva ancora farlo“.

Metodi discutibili e il nodo della gestione operativa

Il cuore della critica del WWF non riguarda solo la necessità dell’intervento, ma le modalità con cui esso viene attuato.
Lavia contesta la scelta dei mezzi e della strategia, auspicando approcci più rispettosi dell’equilibrio biologico del bosco: “Si sarebbe dovuto intervenire in maniera graduale, con tagli eseguiti tramite tecnica tree climbing, un piano di assetto territoriale fondato su principi di ingegneria naturalistica, e il trasporto dei materiali all’interno del perimetro dell’oasi con l’utilizzo di muli, per preservare al massimo la biodiversità ancora presente. Fantascienza naturalistica, visti i tempi e i mezzi“.

Il passaggio di consegne al Comune come speranza futura

Nonostante le perplessità sulle attuali operazioni, si guarda con fiducia al futuro assetto gestionale, che vedrà il Comune di Corigliano Rossano riprendere il controllo diretto del sito.
“Le scelte operative, però, spettano a Calabria Verde, ente che ha ancora in gestione l’area. C’è però un elemento concreto: l’accordo transattivo tra le parti prevede che, a lavori conclusi, l’area torni al legittimo proprietario, il Comune di Corigliano Rossano. Sarà il Comune a potersi assumere piena responsabilità e a intervenire con i criteri che un patrimonio di questa portata richiede“, spiega Lavia.

L’impatto devastante della specie aliena: il caso dell’abete douglasia

Il degrado dell’oasi ha radici lontane, riconducibili a scellerate politiche di rimboschimento attuate tra gli anni Cinquanta e Ottanta.
Lavia ricostruisce l’errore tecnico che ha soffocato i giganti secolari: “Tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta, un piano di rimboschimento finanziato dalla legge speciale per la Calabria impiantò abete douglasia nel mezzo del castagneto secolare. L’abete douglasia è una specie aliena a rapido accrescimento che crea una copertura fogliare fitta e perenne che priva il castagno — specie eliofila che ha bisogno di luce diretta — della radiazione solare, provocandone il progressivo deperimento. L’apparato radicale della douglasia è inoltre estremamente aggressivo nell’assorbimento di acqua e nutrienti, indebolendo ulteriormente i castagni e rendendoli vulnerabili a parassiti come il cancro del castagno e il cinipide galligeno”.

Un declino evitabile: la memoria storica del WWF

Ripercorrendo la storia dell’oasi, emerge con amarezza la consapevolezza di come un intervento tempestivo avrebbe potuto salvare il bosco decenni fa. “A metà degli anni Ottanta, grazie al WWF Calabria e all’Orto Botanico dell’Università della Calabria, i castagni furono riconosciuti come patrimonio naturalistico e nacque l’oasi. Ma in quel momento gli abeti erano ancora giovani, ancora rimovibili: un intervento tempestivo avrebbe risolto il problema alla radice. Non fu fatto.
Oggi la biodiversità dell’oasi è quasi scomparsa: uccelli che non nidificano più, mammiferi che non si vedono più, aceri che nessuno tutela“, conclude Lavia, lanciando un appello finale: “Non tutto è perduto, ma serve impegno, competenze e volontà reale. Possiamo ancora salvare quello che rimane”.

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