Un’organizzazione criminale radicata nella Capitale, con presunti collegamenti operativi tra ambienti della criminalità romana, gruppi albanesi attivi nel Nord Italia e contatti riconducibili alla criminalità calabrese, è finita al centro di una vasta operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma e condotta dai Carabinieri del Comando provinciale di Roma. I militari sono intervenuti nei quartieri Trullo e Magliana.
Eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Roma su richiesta della locale Dda della Procura della Repubblica, nei confronti di 7 persone gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, spaccio, estorsione aggravata, detenzione illegale di armi e sfruttamento della prostituzione
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo avrebbe gestito un articolato sistema di approvvigionamento e distribuzione della droga, facendo leva su rapporti diretti con fornitori sudamericani e su una rete di intermediari in grado di garantire l’arrivo di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti sul territorio romano.
I presunti capi e i traffici di droga
Al vertice del sodalizio, stando all’impostazione accusatoria della Procura antimafia, ci sarebbero due pregiudicati romani già noti alle forze dell’ordine. Gli inquirenti ritengono che il gruppo fosse strutturato in modo stabile e capace di movimentare centinaia di chili di droga, in particolare cocaina.
Le indagini, sviluppate attraverso attività tecniche, pedinamenti e riscontri investigativi, avrebbero inoltre documentato episodi di intimidazione e violenza finalizzati al recupero dei crediti legati al traffico di stupefacenti. In alcuni casi, secondo gli atti dell’inchiesta, sarebbero state utilizzate minacce e aggressioni per costringere i debitori a saldare somme di denaro considerate dagli indagati come partite insolute.
Le accuse di sfruttamento e la disponibilità di armi
Nel fascicolo coordinato dalla Dda compaiono anche contestazioni relative allo sfruttamento della prostituzione. Gli investigatori sostengono che una donna sarebbe stata costretta a prostituirsi nell’ambito delle attività riconducibili al gruppo criminale.
Durante le perquisizioni eseguite nella mattinata dell’operazione, i militari hanno inoltre fermato due persone trovate in possesso di consistenti quantitativi di cocaina e di diverse armi da fuoco, poi sequestrate.
Gli accertamenti avrebbero confermato, secondo gli inquirenti, la disponibilità di armi da parte dell’organizzazione, elemento ritenuto funzionale sia alla gestione del traffico di droga sia al controllo del territorio.
Il sequestro dei beni
Contestualmente agli arresti, l’autorità giudiziaria ha disposto anche un sequestro preventivo di beni riconducibili alla famiglia di uno dei presunti capi del gruppo.
Il provvedimento patrimoniale riguarda beni che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero stati accumulati grazie ai proventi delle attività illecite contestate. La quantificazione complessiva del patrimonio sequestrato sarà oggetto di ulteriori verifiche nell’ambito del procedimento.
L’inchiesta è attualmente nella fase delle indagini preliminari e le accuse dovranno essere verificate nel corso dell’iter giudiziario, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza previsto dalla legge.









