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31 Maggio 2026
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Spiaggia “negata” a Vibo Marina, la rivolta di De Masi contro i “signori del petrolio”: “Basta, difendiamo il mare”

L’imprenditore sotto scorta attacca l’inerzia dei cittadini e chiama alla mobilitazione per la spiaggia di via Vespucci: "Cos’altro aspettiamo per ribellarci?"

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Io mi incazzo, mi indigno, mi arrabbio con i nostri concittadini, con me stesso, perché noi siamo diventati un popolo di pecoroni“. È il grido, durissimo, di Nino De Masi, imprenditore calabrese da anni sotto scorta insieme alla sua famiglia, intervenuto sulla vicenda di Vibo Marina e sul futuro dell’accesso alla spiaggia di via Vespucci.

De Masi non usa giri di parole. Non punta il dito solo contro la politica, i poteri economici o gli interessi industriali. Il suo atto d’accusa riguarda la rassegnazione dei cittadini, l’abitudine a subire, la perdita della capacità di dire no. “Noi abbiamo normalizzato purtroppo tutto questo, abbiamo normalizzato di vivere con un padrone, con un padrino, sia esso un dranghitista, che spesso è la stessa cosa, sia esso politicante o sistema di potere“, afferma De Masi.

Il caso Vibo Marina e la spiaggia che rischia di diventare irraggiungibile

Al centro della protesta c’è quanto sta accadendo a Vibo Marina, dove l’accesso a una spiaggia frequentata ogni anno da migliaia di persone rischia di diventare sempre più difficile. Via Vespucci sarà infatti interdetta alla sosta per consentire la realizzazione di una corsia d’emergenza a servizio della Meridionale Petroli, società riconducibile a uno dei maggiori gruppi petroliferi italiani.

Il risultato è che bambini, anziani, famiglie e persone con disabilità potrebbero essere costretti a percorrere lunghi tratti a piedi, sotto il sole, con ombrelloni, sdraio e attrezzature al seguito. Per molti, semplicemente, il mare diventerebbe un diritto negato. Nel racconto del video, si parla di una spiaggia alla quale “sarà impossibile accedere ad anziani, famiglie, disabili”, perché bisogna lasciare una corsia d’emergenza ai “signori del petrolio”.

“Deturpano la speranza dei nostri figli”

Per De Masi la vicenda di Vibo Marina non è soltanto una questione di parcheggi, viabilità o autorizzazioni. È il simbolo di una Calabria che, troppo spesso, cede pezzi di territorio e di futuro a interessi più forti. “Non mi incazzo neanche con i grembiulini o il sistema di potere pseudo imprenditoriale che pensa di poter venire in Calabria a fare quello che vuole e a deturpare il mare“, dice l’imprenditore. Poi aggiunge: “Deturpare che cosa? La speranza dei nostri figli“.

De Masi chiede una reazione, una presa di coscienza, una mobilitazione civile. “Cos’altro aspettiamo per poterci ribellare? Quale altro stupro dobbiamo subire? Basta, scendiamo in piazza e diciamo non nel mio nome, non nel nostro nome“, afferma. E arriva a dire che, se fosse in Calabria, si incatenerebbe su quella strada: “Voi passerete sul mio cadavere, ma qui questo è un bene pubblico, questo è interesse pubblico, questo luogo è il luogo di bellezza, è il luogo dei nostri figli“. Non una protesta scomposta, ma una battaglia civile: “combattere con civiltà, combattere con educazione, combattere con determinazione”, dice De Masi, invitando a proteggere quel luogo e, con esso, “i tanti luoghi belli” della Calabria.

Il 4 giugno la protesta davanti ai cancelli

Per questo il 4 giugno alle 16, un comitato spontaneo ha promosso una manifestazione di protesta davanti ai cancelli dell’azienda. L’obiettivo è portare in strada una domanda semplice: chi decide il futuro di Vibo Marina? I cittadini, le istituzioni del territorio o i grandi interessi industriali? La vicenda si inserisce in un quadro più ampio. La delocalizzazione della presenza industriale era stata ipotizzata già dopo la tragica alluvione del 3 luglio 2006, quando il territorio fu colpito da un evento devastante: tre morti, novanta feriti e circa duecento milioni di euro di danni.

Porto, turismo e petrolio: le domande senza risposta

Vibo Marina è una costa straordinaria, con potenzialità enormi legate al porto, al turismo e all’economia del mare. Ma da anni molti cittadini si chiedono se queste prospettive vengano davvero considerate prioritarie o se, al contrario, finiscano per essere subordinate ad altre logiche. L’Autorità Portuale di Gioia Tauro ha annunciato investimenti per 90 milioni di euro nei prossimi tre anni. Ma per fare cosa? Per migliorare l’attrattività turistica del territorio? Per valorizzare il porto e il lungomare? Per creare servizi destinati ai cittadini e ai visitatori? Oppure per rendere ancora più efficiente e funzionale la permanenza dei colossi petroliferi che già beneficiano di una posizione logistica privilegiata? Sono domande che attendono risposte. Nel frattempo resta il monito di Nino De Masi: “Quando combattiamo?

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